Itavia, una storia di disastri aerei

| Fondata nel 1958, nel suo breve periodo di attività la compagnia italiana è stata protagonista di incidenti che ne hanno danneggiato profondamente la solidità, fino al 17 giugno 1980 quando un missile su Ustica la costringe al fallimento

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Di Marco Belletti
L’Itavia è stata una compagnia aerea italiana che ha volato tra il 1958 e il 1980, ed è tristemente famosa per la tragedia di Ustica del 1980, quando un suo aereo cade in mare e ancora oggi – dopo 40 anni – vari aspetti dell’incidente (o dell’attentato) ancora non sono stati chiariti. Già fortemente indebitata prima dell’incidente, la compagnia cessa la sua attività il 10 dicembre 1980 e le viene revocata la licenza di operatore aereo. Dal 1981 si trova in amministrazione straordinaria, ed è ancora formalmente esistente (con sede legale a Roma) gestita da tre commissari straordinari.

Alla revoca della licenza Itavia licenzia circa un migliaio di dipendenti. Al fallimento della società contribuiscono indubbiamente le affermazioni dei periti che dopo l’incidente di Ustica dichiarano che l’aereo è precipitato per un guasto e non per un attacco missilistico. Nel prosieguo delle indagini all’Itavia sono stati rimborsati 108 milioni di euro, a risarcimento delle manchevolezze dello Stato italiano nel garantire la sicurezza dell’aerovia su cui volava il DC-9.

La storia dell’Itavia inizia il 13 ottobre 1958 quando un gruppo di investitori privati, rappresentati dal principe napoletano Giovanni Battista Caracciolo, fonda la compagnia aerea: nei progetti del nobile e dei suoi soci avrebbe dovuto completare le rotte sulla penisola non ancora coperte dalla compagnia di bandiera Alitalia.

Il primo volo, l’anno successivo, collega Roma Urbe a Pescara con un bimotore De Havilland DH104 di costruzione britannica, cui si aggiungono altre rotte (Ancona, Genova e aeroporti minori) e altri mezzi, come il più grande DH114 Heron.

Nel 1960, a due anni dalla fondazione, si verifica il primo grave incidente che coinvolge un aereo Itavia. Il 14 ottobre 1960 un De Havilland Heron decolla da Roma Urbe diretto verso Genova con condizioni climatiche avverse. Durante il volo il maltempo peggiora tanto che il pilota decide di scendere di quota per trovare riferimenti visivi, ma non si accorge di essere nei pressi dell’isola d’Elba a una quota troppo bassa, tanto da schiantarsi alle 15.50 contro il monte Capanne.

Nell’incidente muoiono i quattro componenti dell’equipaggio e i sette passeggeri e dalle indagini sul disastro emerge presto che il pilota non è abilitato al volo strumentale.

Il disastro provoca lo stop immediato delle attività di volo e la radiazione dei DH114 che vengono sostituiti dai vecchi Douglas DC3, sicuramente più affidabili. L’attività Itavia riprende nel 1961 ma il 30 marzo 1963 si verifica un altro gravissimo incidente, ancora una volta avvenuto in cattive condizioni climatiche e per un errore del pilota.

Un DC3 decollato da Pescara alla volta di Roma Ciampino incontra maltempo e richiede di scendere di quota per il volo a vista, ma il pilota scambia le luci di alcune case per quelle della pista e così si disintegra sul monte Serra Alta nei pressi di Sora (Frosinone): i morti sono 11 tra cui 8 passeggeri.

Alla compagnia viene nuovamente sospesa la licenza e nell’aprile 1965 il principe Caracciolo abbandona la società.

Nel 1965 Itavia torna in attività con nuove rotte, espansione dei voli charter e accesso alla cassa del Mezzogiorno per una serie di convenzioni quale vettore per l’industria locale. È il nuovo presidente Aldo Davanzali il motore della compagnia, con attività di lobbying che permettono l’apertura dell’hub di Bologna e l’acquisto di nuovi Fokker F28 e di alcuni Douglas DC9 dismessi da Alitalia e Ati.

La fase di massima espansione viene improvvisamente bloccata il 1° gennaio 1974 quando un Fokker F28 si schianta al suolo mentre è in fase di atterraggio assistito, per la densa nebbia sull’aeroporto di Torino Caselle. Anche in questo caso viene assegnata la responsabilità ai piloti che avrebbero escluso l’altimetro per volare a vista.

Sono 35 le vittime tra i 38 passeggeri e 3 tra i quattro componenti l’equipaggio. L’aereo è decollato poco dopo le 22.30 dall’aeroporto di Cagliari-Elmas per fare scalo a Bologna, quindi a Torino con destinazione finale Ginevra. Durante l’avvicinamento all’aeroporto torinese, il velivolo vola immerso nella nebbia e in pessime condizioni meteo: dapprima tocca la cima di un pioppo, quindi entra in collisione con la parte superiore di un capannone in costruzione, l’ala destra colpisce il suolo staccandosi dall’aereo e mentre il velivolo ruota su se stesso, l’ala sinistra urta il terreno provocando lo schianto dalla fusoliera rovesciata contro una cascina. Le inchieste sull’incidente si concludono nel giugno 1978 con la conclusione che la responsabilità è da individuare in un duplice errore dei piloti: hanno trascurato di verificare l'altimetro e sono usciti dal “sentiero di discesa” perdendo il riscontro del radar e cercando l’approccio visivo con la pista.

La malasorte dell’Itavia non termina, e poco più di un anno dopo si verifica un nuovo incidente, fortunatamente senza vittime. Mentre il 9 aprile 1975 sta decollando da Bergamo Orio al Serio in direzione Roma, un Fokker F28 perde potenza ed entra in stallo, ripiomba al suolo, distrugge i carrelli e si arresta 200 metri oltre la fine della pista.

Questa nuova disgrazia, la crisi petrolifera e il ritiro del sostegno politico al presidente Davanzali, fanno ripiombare l’Itavia sull’orlo del fallimento. Inoltre, i velivoli sono invecchiati senza essere sostituiti e l’espansione di Alitalia danneggia gravemente l’attività delle compagnie private. Infine è la tragedia di Ustica del 17 giugno 1980 a gettare nel caos l’Itavia, accusata di gestione sbagliata da media e opinione pubblica, rovinandone definitivamente la reputazione. Flotta e personale di volo sono assorbiti da Aermediterranea, una società partecipata al 55 per cento da Alitalia e al 45 per cento da Ati. La nuova compagnia entra in servizio il primo luglio 1981 utilizzando otto Douglas DC-9 e l’anno successivo trasporta oltre 570 mila passeggeri. Già nel 1985 Aermediterranea cessa l’attività e velivoli e dipendenti passano all’Ati la quale viene successivamente assorbita nel 1994 da Alitalia.

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