Questa di Maria Boccuzzi è la storia vera…

| Uno dei primi omicidi nella Milano del dopoguerra, una bimba venuta dal Sud che sogna di diventare ballerina, una triste realtà fatta di prostituzione fino alla misteriosa (e senza colpevoli) morte a 33 anni, in riva all’Olona

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Di Marco Belletti
Sono numerose le licenze poetiche che ha utilizzato Fabrizio De André per scrivere uno dei suoi primi capolavori, “La canzone Marinella” del 1964. Innanzitutto non è vero che “scivolò nel fiume a primavera”, in quanto in realtà la protagonista fu più probabilmente spinta nell’Olona dal suo assassino. E non era primavera quando morì, ma la gelida notte tra il 27 e il 28 gennaio del 1953. E non ci fu nessun “re senza corona e senza scorta” che la pianse dopo la morte.

Come ha confidato lo stesso De André in un paio di interviste negli anni Novanta, il testo della canzone “non è nato per caso, solo perché volevo raccontare una favola d’amore, al contrario”. Infatti, per il brano il cantautore genovese si ispira a un fatto di cronaca avvenuto quando era adolescente: “La storia di quella ragazza mi aveva talmente emozionato che ho cercato di reinventarle una vita e addolcirle la morte”.

Naturalmente la donna che ispira la protagonista della canzone non si chiama Marinella, ma Maria Boccuzzi, nata nel 1920 a Radicena, frazione di Taurianova in provincia di Reggio Calabria, ma emigrata a Milano ancora bambina con la famiglia, in fuga dalla miseria e alla ricerca di un lavoro.

A quattordici anni trova impiego in una ditta di lavorazione del tabacco dove conosce uno studente universitario di cui si innamora, ma la relazione è fortemente contrastata dalla famiglia. In seguito all’opposizione dei genitori, Maria decide di fuggire con il ragazzo e si trasferisce con lui in una soffitta alla periferia del capoluogo lombardo. Ma la convivenza dura poco e dopo un anno la giovane viene abbandonata: sola, disonorata, senza casa e senza lavoro (nel frattempo si è licenziata), prova a diventare ballerina del varietà, sfruttando la sua avvenenza, senza troppo successo ma lavorando comunque in piccoli teatri di avanspettacolo per alcuni anni, adottando il nome d’arte di Mary Pirimpo.

Diventa in seguito l’amante di Luigi Citti, da tutti conosciuto come Jimmy, assiduo frequentatore di locali notturni. Ex ballerino di fila di Wanda Osiris, Jimmy ha una doppia vita: di giorno vende assicurazioni, di notte fa l’animatore nel night club “Arethusa”, uno dei più rinomati di Milano. Jimmy le promette di lanciarla nel mondo dello spettacolo e la presenta a Carlo Soresi, detto Carlone, un impresario di dubbia fama che in realtà è un protettore e ormai il destino di Mary è segnato, tanto da ritrovarsi a 20 anni su una strada. Qui confessa ad alcune colleghe di sognare di fuggire e aprire un negozio e magari riconciliarsi con la famiglia, ma prima che possa provare a inseguire il suo desiderio viene uccisa da sei proiettili calibro 6,35 e spinta nel fiume Olona forse ancora agonizzante.

Ci sono opinioni discordanti su chi ha trovato il cadavere di Maria-Mary. Secondo alcuni è un gruppo di ragazzini che gioca a pallone su un prato che costeggia il corso d’acqua, secondo altri un operaio che sta recandosi al lavoro. Il corpo, comunque, viene visto per la prima volta verso mezzogiorno del 28 gennaio 1953, a poca distanza da un piccolo ponte di via Serra, all’altezza di piazza Stuparich. Il corpo recuperato dalle acque melmose del fiume resta alcuni giorni all’obitorio prima che un’altra prostituta lo riconosca come quello di Maria Boccuzzi, in arte Mary Pirimpo.

Il primo indizio trovato è un guanto da donna abbandonato tra l’erba, sulle rive del fiume Olona: questa traccia, tuttavia, non porta da nessuna parte. La vita imprudente e le frequentazioni discutibili di Maria non aiutano gli inquirenti e il caso appare subito complicato, soprattutto per la reticenza delle “colleghe” della vittima, che temono ritorsioni da parte dei protettori e quindi preferiscono tacere e non rispondere alle domande della polizia.

Le indagini mettono in evidenza che Maria trascorre le sue ultime ore di vita con Jimmy e Wanduccia, una sua amica anche lei prostituta. La notte del 27 gennaio, Mary aspetta che Jimmy esca dall’Arethusa, fanno due passi insieme ma in seguito lui va a casa a dormire, mentre lei continua la passeggiata verso porta Venezia in cerca di clienti, insieme a Wanduccia. Sembra che le due ragazze incontrino una coppia di stranieri, senza tuttavia nulla di concreto: alle due si salutano. Da allora di Maria non si sa più nulla, fino alla sua ricomparsa cadavere sul greto dell’Olona.

I primi a essere sospettati sono, naturalmente, Luigi Citti e Carlo Soresi: nonostante siano stati a lungo interrogati e messi sotto pressione, entrambi riescono a evitare ogni accusa. La posizione di Citti si aggrava quando vengono scoperte gocce di sangue sul suo cappotto, ma ben presto l’uomo riesce a dimostrare che si tratta di tracce delle epistassi nasali di cui soffre.

Le indagini seguono anche la traccia emersa dalla testimonianza di un vigilante notturno che afferma di aver visto, la notte del delitto, una vettura scura dirigersi verso la sponda del fiume dove verrà ritrovato cadavere della Boccuzzi. A bordo un uomo e una donna che tentava di divincolarsi urlando.

A essere indagato questa volta è Carlo Soresi, che proprio pochi giorni prima del delitto ha acquistato una vettura scura, ma ben presto anche questa traccia si rivela infondata, quando il testimone assicura che l’uomo è alla guida dell’auto seduto a sinistra mentre il veicolo nuovo del protettore ha la guida a destra.

Rilasciati entrambi, le indagini proseguono a lungo con il coinvolgimento degli uomini migliori della Questura di Milano tra cui il commissario Mario Nardone, l’uomo che pochi anni prima ha creato la Squadra Mobile e ha risolto l’omicidio di via San Gregorio, in cui sono morti una donna e i suoi tre figli, uccisi dall’amante del capo famiglia, Rina Fort.

Per il caso Boccuzzi vengono mobilitate le Questure di quasi tutto il Nord Italia, è coinvolta anche l’Interpol e complessivamente vengono interrogate oltre 2 mila persone, un record per quegli anni. Qualche giornale paragona l’omicidio di Maria a quello di Elizabeth Short, la “Dalia nera”, trovata morta a Los Angeles solo qualche anno prima, nel 1949. Come quella di Mary Pirimpo, anche la storia della Black Daliah è un sogno spezzato di una giovane che spera nella notorietà.

Le indagini tuttavia si arenano e nonostante numerose segnalazioni sia sulla vettura sia su altre indicazioni che si rivelano presto inconsistenti, il caso passa dalle prime pagine dei quotidiani a quelle interne, per poi scomparire senza lasciare traccia. E così l’omicidio di Maria Boccuzzi in arte Mary Pirimpo, diventa uno dei tanti misteri italiani senza soluzione e senza colpevoli.

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