"Cacceremo Maduro con le armi"

| Duri addestramenti in Colombia per le migliaia di soldati e poliziotti venezuelani che hanno lasciato l'esercito corrotto di Maduro per sostenere il presidente ad interim Juan Guaidò. "Pronti alla riscossa"

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MARIA LOPEZ

La diserzioni dall’esercito corrotto del dittatore Maduro ormai non si contano più. Generali, ammiragli e alti ufficiali hanno abbandonato Maduro e suoi sgherri della Sebin al loro infausto destino quando risponderanno davanti al popopo delle loro violenze e dei loro delitti. Ma un gruppo di ex soldati e di ex poliziotti del regime che hanno disertato in questi ultimi mesi convulsi, mentre il clan dell’erede di Chavez rinnegato pure dai sostenitori dell’ex generale presidente, tenta di restare aggrappato al potere. 

Il quotidiano on line "El Nacional" racconta in diretta come si vivono e come si stanno addestrando i soldati del vero Venezuela, che si identifica nel presidente ad interim Juan Guaidò.

Trascorrono le loro giornate in caserma, accolti come fratelli dall’Esercito Colombiano, ed eseguono le normali esercitazioni militari di routine. Secondo le informazioni fornite dal Ministero degli Affari Esteri colombiano, in questo centro di addestramento sono 1.285 gli ex militari e poliziotti venezuelani. 

Un grande albergo, situato sull'autostrada internazionale nel comune di Villa del Rosario (Norte de Santander), è diventato dall'ultimo mese la nuova sede di un gruppo di disertori dell'esercito venezuelano, che è qui acquartierata dal giorno dopo la chiusura del confine, il 23 febbraio scorso.

Oltre ad essere un luogo di alloggio, dove dormono, mangiano e trascorrono il loro tempo libero, i vasti terreni del moderno ed attrezzato complesso militare sono anche utilizzati dagli uomini per sviluppare attività caratteristiche della loro precedente vita militare: "tecniche di combattimento” e “strategie di offesa e difesa”.

“I sergenti Armando, José e Rafael appartengono ai 736 ex membri delle forze armate del paese vicino, concentrati in 5 punti di attenzione nel Norte de Santander. Anche se tutti e tre provengono da diverse parti del territorio venezuelano, le loro storie sono molto simili. Prima di arrivare in Colombia, erano legati alla Guardia Nazionale Bolivariana del Venezuela e avevano il grado di sergenti”, spiega El Nacional. Con l'aggravarsi della crisi economica che colpiva anche le loro famiglie, germogliava in loro un senso di ribellione alla folle politica di Maduro che ha creato un ceto di sodali collusi per un pezzo di pane e milioni di poveri. Senza attirare l'attenzione delle truppe fedeli al dittatore hanno deciso di deporre le armi e attraversare il confine attraverso un sentiero, in un rischioso volo all'estero.

In Colombia, le vite di queste ex guardie sono state sottoposte a rigorose misure di sicurezza e rimangono nell'edificio. L’ingresso è sorvegliato da sei poliziotti colombiani ed è limitato.

"All'inizio eravamo alloggiati in nello stesso posto. Eravamo tutti uniti, ma ora siamo stati distribuiti in diverse zone e siamo ancora in contatto. Alcuni sono con le loro famiglie, altri sono soli", ha raccontato José. Lui e i suoi due compagni hanno tra i 28 e i 30 anni, la pelle scura e i muscoli induriti dalla routine quotidiana di esercizio fisico.

La vita di ogni giorno inizia alle 5:30 del mattino, quando si alzano, ricevono la colazione e iniziano gli addestramenti. Tra le 9:30 e le 11:30 hanno un po' di tempo libero, che di solito usano per parlare con le loro famiglie e informarsi sui media nazionali e stranieri di quanto va accadendo in patria. A mezzogiorno pranzano e nel pomeriggio si dedicano a quello che hanno definito "un allenamento fisico e mentale" per non dimenticare i loro compiti all'interno delle forze armate. Questo schema di attività risponde ad un ordine gerarchico, e chiunque voglia disimpegnarsi da questa linea di comando, per qualsiasi motivo in particolare, deve chiedere l'autorizzazione di un superiore. "C'è una grande fuga di informazioni e questo può rendere le cose più facili per il nemico, ma tu hai un addestramento militare. La missione qui è allenarci, avere maggiori conoscenze sulla corsa agli armamenti, essere fisicamente e mentalmente attivi. Questa conoscenza si passa dall'uno all'altro: ognuno fa la sua parte", aggiunge José, un tempo membro di un commando delle forze speciali specializzato nell'antiterrorismo. Ora si sta preparando per entrare nel Paese armi in pugno e cacciare Maduro dal palazzo Miraflores. 

Le ex guardie dicono che lo spazio destinato a queste attività è un campo aperto, un luogo desolato e pieno di ostacoli. Lì corrono, si arrampicano sugli alberi e sviluppano abilità di "camuffamento". Questo ha anche causato disagio da parte dell'amministrazione alberghiera, perché durante gli esercizi ammettono di aver violato i limiti delle proprietà circostanti.

"Dalle 15:00 alle 18:00 sono  ore che impieghiamo in tattiche militari che abbiamo imparato, come correre il più velocemente possibile, arrampicarci su un albero, gettarci l'uno sull'altro, perché è giunto il momento di eseguirli nella realtà". Sebbene le loro uniformi e le loro armi siano state lasciate sotto la custodia delle autorità colombiane, la mentalità militare è il loro mondo. Sono fiduciosi di trovare un aiuto internazionale in modo da essere pronti, quando Juan Guaidó chiederà loro di aiutarlo nella sconfitta finale di Maduro e del suo governo.

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