"Caracas è tranquilla, sconfitto Guaidò"
strage al confine: 25 morti

| Maduro alla guida di un'auto a Caracas ("non è successo nulla") ma i media rilanciano le immagini di violenze e uccisioni: 25 morti, 300 feriti. Guaidò incontra Pence: "Opzione militare non è più un tabù". Dura condanna Onu

+ Miei preferiti

MARIA LOPEZ

Un Maduro soddisfatto si fa riprendere alla guida di un’utilitaria giapponese, da un videomaker appostato nel sedili posteriori,  mentre percorre le vie del centro di Caracas come un cittadino qualunque: “Come vedete…è tutto tranquillo, la gente passeggia serena, non c’è caos, la protesta dell’opposizione è un fallimento…”. Altre immagini rimandano perà alla sua polizia mentre incendia i camion carichi di aiuti umanitari appena oltre il confine, le cariche della polizia, i lacrimoginei sulla gente indifesa, i morti rimasti sul selciato della Gran Sabana, la gente che cerca cibo o medicine tra i rottami fumanti dei rimorchi dati alle fiamme. E' un bilancio tragico, In due giorni di repressione, da sabato scorso, le forze di sicurezza e gli irregolari chavisti hanno ucciso 25 persone e ne hanno ferite almeno 84 a Gran Sabana, alla frontiera venezuelana con il Brasile. Lo ha denunciato il sindaco della località, Emilio Gonzalez, che si è rifugiato in Brasile, attraversando il confine clandestinamente.

   Domenica il leader dell'opposizione venezuelana Juan Guaidò ha detto che chiederà alla comunità internazionale di mantenere "tutte le opzioni aperte" nella lotta per cacciare il presidente Nicolas Maduro. L'appello di Guaidò è giunto dopo una turbolenta giornata in cui una campagna di aiuti umanitari sostenuta dagli Stati Uniti da inviare in Venezuela ha incontrato una forte resistenza da parte delle forze di sicurezza, che hanno sparato lacrimogeni sui manifestanti lasciando almeno due morti e circa 300 feriti.

    Sabato sera il leader dell'opposizione proclamatosi presidente ad interim ha twittato: "Gli eventi di oggi mi hanno obbligato a prendere una decisione: proporre in modo formale alla comunità internazionale di mantenere tutte le opzioni disponibili per liberare questo Paese, che lotta e continuerà a lottare".

    Guaido' ha detto che incontrerà oggi il vicepresidente degli Stati Uniti, Mike Pence, nel vertice d'emergenza dei ministri degli Esteri del gruppo di Lima sulla crisi del Venezuela nella capitale colombiana Bogotà.

La spedizione degli aiuti in Venezuela è stata un fallimento, un tentativo soffocato da una violenza ottusa e spupida, perché ha colpito solo il popolo. Politicamente, Maduro invece ha perso una chance di dare un’immagine diversa del regime. E adesso, davvero, i suoi giorni e quelli del suo clan, chiuso nel palazzo Miraflores sono “contati”. Lo ha detto il segretario di Stato Usa, Mike Pompeo e il consigliere nazionale della sicurezza John Bolton. Si compatta l’Unione Europea, anche il Giappone dall'Asia riconosce il presidente ad Interim, eletto dall’Assemblea Nazionale, Juan Guaidà, che oggi rappresenterà il suo Paese al Gruppo di Lima, accolto in Colombia con gli onori che spettano a un capo di Stato. 

L’opzione militare, mentre il popolo è in condizioni disperate, non è più un tabù.

Juan Guaidó, presidente ad interim del Venezuela, ha incontrato questa domenica più di 160 soldati che hanno abbandonato il paese e sono disposti a seguire il presidente in carica: "Hanno bruciato cibo e medicine, sono azioni imperdonabili. Sappiamo che altri militari verranno con noi a difendere la libertà", ha detto Guaidó ai militari che hanno abbandonato il regime al suo triste destino. L’ufficio Migrazione Colombia ha stimato che almeno 150 funzionari delle forze armate venezuelane sono fuggiti in Colombia nelle ultime 48 ore, entrando nella nazione vicina da ponti internazionali.  Altri tre membri della Guardia Nazionale Bolivariana hanno iniziato hanno scavalcato la recinzione di sicurezza installata sul ponte internazionale Simón Bolívar, dopo che il confine è stato chiuso da Maduro e dai suoi sgherri.

L’ONU CONDANNA MADURO PER LE VIOLENZE

L'ONU ha condannato l'"eccessivo uso della forza" da parte delle "forze di sicurezza venezuelane" e dei gruppi "filogovernativi armati" che hanno lasciato almeno quattro morti e più di 300 feriti venerdì e sabato, denuncia Michelle Bachelet, l'alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani. "Queste sono scene deplorevoli. Il governo venezuelano deve costringere le forze di sicurezza a smettere di usare una forza eccessiva contro i manifestanti disarmati e i cittadini comuni”. La dura dichiarazione di Bachelet arriva un giorno dopo che il governo di Nicolás Maduro ha impedito agli aiuti umanitari di entrare nel paese dalle zone di confine tra Colombia e Brasile, provocando proteste negli stati di Táchira e Bolívar. 

In linea con la dichiarazione di Bachelet, il Segretario Generale delle Nazioni Unite António Guterres s’è detto “sconvolto” dalla morte di civili in Venezuela e ha chiesto di evitare ad ogni costo la violenza. 

Deputati e manifestanti venezuelani hanno denunciato la presenza di gruppi armati per reprimere le proteste, soprattutto negli stati di Táchira, Bolívar (in particolare a Santa Elena de Uairén) e Yaracuy (a San Felipe). el frattempo, l'Ufficio dell'Alto Commissario ha anche ricevuto diverse denunce che indicano il "coinvolgimento" di gruppi armati filogovernativi in attacchi violenti,m con uso di armi da fuoco, contro i manifestanti, e Bachelet ha esortato il governo di Nicolás Maduro a "fermare questi gruppi e arrestare coloro che hanno usato illegalmente la forza contro i cittadini inermi".

Sudamerica
Brasile, una catastrofe umanitaria
Brasile, una catastrofe umanitaria
Mentre cresce il numero di chi vorrebbe processare Bolsonaro per genocidio, un tribunale autorizza una commissione che accerti le responsabilità, le lacune e la mancanze del governo
Il caso Brasile: pandemia fuori controllo e riaperture
Il caso Brasile: pandemia fuori controllo e riaperture
Le Nazioni Unite ammoniscono: “Andate incontro a una catastrofe”. Ma dalla prossima settimana, malgrado numeri drammatici, il Paese inizia a riaprire. L’unico sindaco che ci ha provato, è stato minacciato di morte
Brasile, Bolsonaro in guerra con sé stesso
Brasile, Bolsonaro in guerra con sé stesso
Di fronte ai numeri record di contagi e decessi del Paese, il presidente brasiliano si dice convinto che sia in atto una congiura contro di lui
L’eredità di Maradona
L’eredità di Maradona
Un giudice ha stabilito che le fortune di D10s, distribuite in mezzo mondo, vanno ai cinque figli legittimi, ma altri 4 sono pronti a dare battaglia
Perù, lo scandalo dei vaccini
Perù, lo scandalo dei vaccini
Centinaia di funzionari politici vaccinati insieme alle loro famiglie alla faccia della popolazione. Non è che l’ultimo abuso di una classe politica indegna, che da decenni approfitta del potere per scopi personali e corruzioni
«Il ciccione sta morendo»
«Il ciccione sta morendo»
L’audio shock, ripreso da un messaggio vocale, complica la posizione di Leopoldo Luque, neurochirurgo di Maradona. Una commissione medica farà chiarezza sulle cure, l’assistenza e i farmaci prescritti al grande campione argentino
Francisco, l’ambientalista di 11 anni minacciato di morte
Francisco, l’ambientalista di 11 anni minacciato di morte
Malgrado la giovane età, in Colombia è diventato un personaggio noto e seguitissimo, una sorta di emulo di Grte Thunberg. Oltre a difendere l’ambiente scagliandosi contro il potere, si batte per i diritti dei più giovani
Il presidente dell’Honduras accusato di narcotraffico
Il presidente dell’Honduras accusato di narcotraffico
Secondo i procuratori americani il presidente del paese sudamericano avrebbe offerto aiuto e supporto logistico ad un narcotrafficante in cambio di tangenti
Maduro trionfa alla farsa delle elezioni
Maduro trionfa alla farsa delle elezioni
La vera vittoria è del partito dell’astensionismo, vicino al 70%: il leader dell’opposizione Guaidò annuncia un referendum e gli Stati Uniti accusano il presidente di frode
Brasile, il fenomeno delle «rapine da film»
Brasile, il fenomeno delle «rapine da film»
Nel giro di poche ore, due filiali del “Banco do Brasil” di Criciúma e Cametá, città a 3.500 km di distanza, sono state prese d’assalto da bande organizzate in modo paramilitare