El Gordo marcia con i militari, ma ora teme la rivolta del popolo

| Un appesantito Maduro in tuta da ginnastica fa jogging con i militari ma l'opposizione tratta con i generali per una transizione pacifica. Domani mobilitazione anti-regime. Machado: "Ora forza e coraggio"

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ALBERTO C. FERRO

“El Gordo", un appesantito Maduro in camicia verde e berretto da baseball, che può evidentemente contare su una generosa alimentazione mentre il suo popolo muore di fame, corre assieme ai militari e si impegna in un tour in caserme e guarnigioni in tutto il Paese, “per cementare l’alleanza contro i traditori”. Ma è molto nervoso e si vede. Eccome. In queste ore l’opposizione del presidente Juan Guaidò si appresta a mobilitarsi per domani, mentre le trattative segrete tra una parte delle forze armate e l’opposizione  continua in modo riservato. Il presidente auto-proclamato promette un’amnistia e finalmente un ritorno ai principi fondamentali dell’economia di mercato.  Intanto, nelle strade e nelle piazza, gli attivisti anti-regime si avvicinano ai soldati, i cui genitori e fratelli crepano di fame, e stringono loro la mano: “Non siamo vostri nemici, vogliamo il bene del Venezuela, scendete al nostro fianco, non fatevi ingannare dai generali che stanno con i Narcos, siete il nostro orgoglio, i nostri fratelli in armi, rispettiamo e amiamo la vostra divisa”. I soldati osservano impassibili, ascoltano silenziosi e attenti queste manifestazioni di affetto mentre Maduro fa credere di avere in pugno quel che resta delle forze armate. La Russia ha dovuto smentire di avere inviato 400 contractors in sostegno di un esercito allo stremo per mancanze di  armamenti moderni e in buone condizioni.

Il presidente Guaidò ha spiegato che le manifestazioni si svolgeranno in tutto il paese domani mercoledì 30 gennaio, dalle 12 alle 14, e sabato 2 febbraio. "Mercoledì scorso chiedo a tutti i venezuelani di scendere in piazza per una grande protesta nazionale", ha detto il presidente ad interim, che ha anche detto che la riunione di sabato si terrà anche in altre città del mondo "per accompagnare il sostegno dell'Unione europea. Guaidó ha spiegato, durante la trasmissione tv Periscopio, che non ha convocato il pubblico per protestare quotidianamente, perché "è consapevole che i venezuelani stanno lottando per sopravvivere. Ha anche chiesto aiuto alla comunità internazionale per proteggere e recuperare le risorse dello Stato venezuelano", analogamente a quanto fatto dal governo degli Stati Uniti. "Stiamo andando molto bene qui in Venezuela. Abbiamo fatto passi da gigante", ha aggiunto. Si riferisce al riconoscimento implicito dell’Unione Europea (con l’eccezione dell’Italia, divisa tra Salvini che è anti-Maduro e il dscamisado dei 5stelle, Di Battista, che s’è schierato contro la coraggiosa opposizione venezuelana), degli Usa di Trump ma su cui sono d’accordo anche i Democratici e le nazioni più importanti del Sudamerica. Contro Cuba, Bolivia e Nicaragua, i cui regimi post-marxisti sono restano alleati di Maduro, consapevoli che caduto lui, cadranno anche loro. In Nivcaregua la situazione tra Noriega e opposizione è tesa, dopo mesi di manifestazioni di piazza con molti attivisti uccisi dalla polizia del dittatore.

MACHADO: "ORA SERVE CORAGGIO E FORZA"

María Corina Machado, coordinatrice nazionale di Vente Venezuela, una delle principali leader aveva chiesto a Juan Guaidó di assumere la presidenza provvisoria del Venezuela. "L'unica via di liberazione è quella del coraggio e della forza. Non siamo di fronte a una dittatura convenzionale, questo è uno Stato criminale che ha chiuso tutte le opzioni per le elezioni e il dialogo. Quello che sta arrivando è la fase finale per raggiungere la liberazione del Venezuela. Il 23 gennaio ha segnato un prima e un dopo", ha detto Machado esclusivamente per El Nacional…La cosa più importante è capire la differenza tra una dittatura convenzionale e lo stato criminale; questo è necessario per sapere cosa ci troviamo di fronte: le mafie. E' fondamentale conoscere quanto costerà liberare il Venezuela da tutto questo sistema di guerriglieri e di estrazioni dell’euro clandestini e traffici criminali”.

Nonostante ritenga che ci siano difficoltà nel percorso proposto dall'opposizione, ha sostenuto che il sostegno della comunità internazionale è necessario per ottenere un cambiamento politico in Venezuela. Ha indicato che nei prossimi giorni ci saranno più azioni e manifestazioni di sostegno da parte di altri paesi. "Anche il mondo democratico è chiaro ed è per questo che dicono a Nicolás Maduro che deve andarsene, il che implica la fine di questo compito. L'applicazione dell'articolo 233 è stato un passo fondamentale, ma ora le azioni che intraprendiamo devono dimostrare a Maduro quanto sarebbe costoso rimanere al potere", ha detto Machado al quotidiano El Nacional, una delle poche voci ancora libere a Caracas.

"In caso di assenza assoluta del Presidente eletto prima dell'insediamento, entro trenta giorni consecutivi si terrà una nuova elezione universale, diretta e segreta. Mentre il nuovo Presidente viene eletto ed entra in carica, il Presidente dell'Assemblea Nazionale sarà responsabile della Presidenza della Repubblica”, secondo l'articolo 233 della Costituzione della Repubblica bolivariana del Venezuela.  “I paesi paesi che ancora sostengono Maduro sanno che la liberazione del Venezuela significherà un cambiamento politico ianche per loro, Cuba, Nicaragua e Bolivia ed è per questo che aderiscono alla permanenza di Maduro; dall'altra parte abbiamo i paesi democratici che gli chiedono di andarsene”, ha concluso la leader dell'opposizione.

L'URLO DELLA RIVOLTA: "HO FAME!"

Maduro dice trionfante di avere mobilitato tre milioni di “camice rosse”, scese in strada per difendere il regime di una casta di privilegiati e di repressori ma i numeri delle persone scese in piazza sono assai più contenuti. Ieri la Cnn aveva questo titolo : “Maduro, io ho fame!”, riferendosi alle ragioni di una rivolta disperata ma consapevole con non ha risvolti ideologici o vittima di strumentalizzazioni “yanquis” ma istanze molto più concrete: sopravvivere alla miseria, senza essere costretti a trovare aiuto oltreconfine, come stanno facendo milioni di venezuolani. “El Gordo” lo sa. E questo s’è stretto ai generali alleati dei Narcos colombiani, a cui danno appoggi e risorse. Sin’ora lo hanno salvato. Ma l’economia precipita di ora in ora, il sistema chavista è già in default per proprie colpe e non interventi esterni.

 

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