El Mencho, il nuovo signore della droga messicana

| Dieci milioni di dollari di taglia a chi permetterà di catturare l’erede naturale di El Chapo. Un ex poliziotto che ha creato un impero con diramazioni in tutto il mondo

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El Chapo Guzmán è ormai un ricordo: dalla galera americana dove l’hanno rinchiuso uscirà solo in un sacco nero per cadaveri. Ma per gli Stati Uniti i problemi non sono finiti con quella condanna, hanno soltanto cambiato il nome al nuovo obiettivo. Il ricercato numero uno della DEA si chiama Nemesio Oseguera Cervantes, per tutti “El Mencho”, un feroce e imprendibile nuovo signore dei cartelli messicani della droga che si è imposto all’attenzione del mondo per un paio di colpi eclatanti. Il primo nel 2016, quando Ivan e Jesus Alfredo Guzmán, due dei figli di El Chapo, sono pestati e sequestrati in un ristorante di Puerto Vallarta dove festeggiano un compleanno: hanno scelto la zona controllata da El Mencho, il rivale del padre, che per spiegarsi meglio ha mandato una squadra punitiva che in due minuti esatti, in un’operazione chirurgica, fa quello che deve fare e sparisce nella notte messicana.

El Mencho, per di più, è un ex agente di polizia di Jalisco che dopo essersi beccato tre anni di galera per spaccio, ha deciso di saltare la barricata creando il “CJNG”, acronimo di “Cartel Jalisco Nueva Generación”. Prima dell’arresto di El Chapo, El Mencho era riuscito a vivere sotto traccia sfruttando la popolarità negativa del rivale. Ma un’esistenza fatta di lussi e business, come una catena di oltre 100 ristoranti, imprese di costruzioni, giornali, grandi magazzini e perfino un marchio di tequila che veniva esportato in Europa. Uno stile di vita che, insieme ad una serie di uccisioni di massa, con 35 cadaveri legati, torturati e abbandonati per strada, avevano attirato le attenzioni della polizia. Risultato, la sua sontuosa residenza in stile hollywoodiano, con decine di animali esotici, è finita sotto sequestro, costringendo El Mencho a vivere in fuga: secondo la DEA cambia rifugio di continuo sulle montagne messicane, fra Michoacan, Jalisco e Colima, da dove dirige un’organizzazione che attualmente riversa negli Stati Uniti tonnellate di droga di ogni tipo, per un giro d’affari valutato in un miliardo di dollari.

Oggi, El Mencho è il ricercato numero uno: sul suo capo pende una taglia di 10 milioni di dollari, e secondo gli agenti della DEA sulle sue tracce, l’impero è cresciuto rapidamente, e al momento opera in 22 stati del Messico, con basi in molte città degli Stati Uniti tra cui Los Angeles, San Diego, Dallas, Miami, New York e Chicago. “La portata globale della CJNG è decisamente più grande del cartello di Sinaloa: a parte l’Antartide, è presente in tutti i continenti - assicura uno dei portavoce della DEA – perfino la Yakuza, la mafia giapponese e le FARC lavorano con El Mencho, perché lui offre quello che loro cercano: metanfetamina a buon mercato”.

Di El Mencho esistono poche immagini, e perfino l’identikit nelle mani degli investigatori è approssimativo: alto un metro e 65, 75 kg, occhi e capelli marroni. Un tempo aveva i baffi, oggi chissà.

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