I bambini dimenticati del Venezuela

| Muoiono di fame, sono stati venduti a pedofili o semplicemente abbandonati: i figli del Venezuela stanno pagando un prezzo più alto della crisi del loro Paese

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La Fondazione “La Casa de Ana” accoglie bambini abbandonati, malati e affamati. Spesso venduti a pedofili, sacrificati dalle loro famiglie perché i loro fratelli più piccoli potessero mangiare. Sono i risultati dell’esperimento socialista venezuelano, costato la vita a migliaia di bambini venduti o semplicemente abbandonati, morti di fame e di malattie che sarebbero state facilmente curabili.

Attualmente, in Venezuela più di un bambino su sette soffre di malnutrizione, perché gli stipendi dei loro genitori non riescono a coprire l’impennata dei costi della vita quotidiana. Le comuni malattie curabili - morbillo, difterite e diarrea - che erano state quasi sradicate da quello che un tempo era uno dei più ricchi Paesi sudamericani, stanno uccidendo centinaia di piccoli. Ci sono mamme disposte a vendere i corpi delle loro figlie a chi è in cerca di sesso, altri che hanno scelto di abbandonarli al loro destino: meglio non sapere dove sono e fingere di immaginarli salvi, che vederli morire.

Orrori raccontati al “Mail Online” dal dottor Huniades Urbina, direttore del principale ospedale pediatrico di Caracas: “In tanti partivano da ogni parte del Venezuela perché questa struttura era in grado di fornire le migliori cure del Paese. Ora non riusciamo nemmeno a dare da mangiare a chi è ricoverato”.

Privo di risorse e bersagliato dalle interferenze del regime socialista del presidente Maduro, l’Hospital de Niños “José Manuel de los Ríos” è stato derubato di gran parte delle attrezzature: non esiste una macchina a raggi X o una TAC. Nove delle dodici sale operatorie sono state chiuse e 310 dei 400 posti letto non sono più in uso: l’ospedale non può più permettersi i farmaci necessari per curare i piccoli pazienti. Se i genitori non li comprano, il piccolo muore.

“E pensare che il Venezuela aveva un programma nazionale completo di vaccinazione contro le più comuni malattie infantili, ma il governo ha dichiarato che il paese non può più permettersi di acquistare le vaccinazioni e ora abbiamo focolai di epidemie di difterite e morbillo. Centinaia di bambini stanno morendo di diarrea causata dal rotavirus, che potrebbe essere facilmente prevenuta, altri sono così deboli che stanno morendo di polmonite”.

Ma è la malnutrizione, il più grande killer in circolazione. Ne soffre circa il 15% dei bambini venezuelani: “è la principale causa di mortalità infantile”. Non esistono statistiche sul numero di bambini morti lo scorso anno, il regime si è rifiutato di pubblicarle, ma le cifre del 2017 mostrano che il tasso di mortalità è quasi raddoppiato in meno di dieci anni, passando dal 16,6 per mille al 30,9 per mille.

In cima alle colline che sovrastano la tentacolare Caracas, una piccola casa di campagna nasconde un’altra tragedia: è la sede dell’orfanotrofio della Fondazione “La Casa de Ana”, dove vivono 27 bambini strappati alle strade. Hanno un’età compresa tra i 3 e i 17 anni e ognuno una storia amara che li ha portati fino a lì. Molte delle ragazze sono state vittime di violenza sessuale, alcune sono state vendute dai genitori. “La povertà estrema è la ragione principale per cui i bambini sono qui”, racconta Carolina Santander, una volontaria. “Alcuni sono stati abusati sessualmente, altri sono stati venduti, ma tutti hanno subito lo steso destino: abbandonati perché i loro genitori non potevano permettersi di tenerli con loro”.

Tra il gruppo di giovani c’è Angelica, una ragazzina di 11 anni con la faccia luminosa e le fossette. “Mi piace stare qui, ho qualcosa da mangiare ogni giorno: quando sono arrivata non ricordavo neanche l’ultima volta in cui avevo mangiato carne o uova”. Angelica e i suoi cinque fratelli sono stati salvati poco più di un anno fa da una baraccopoli alla periferia di Caracas: li anno trovati affamati, sporchi e in preda alle malattie, erano stati abbandonati dalla madre e dal patrigno. Lo stomaco di Angelica era gonfio di parassiti, le sue dita coperte di verruche, il corpo ricoperto di pidocchi. “Il mio patrigno mi ha violentata, ma ora voglio diventare medico, per aiutare il prossimo”:

Abbandonata dallo Stato, per andare avanti la Fondazione “La Casa de Ana” si affida alla carità di volontari e alle donazioni: ma l’ultimo sacco di riso è quasi finito.

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