Il Brasile in piazza contro Bolsonaro

| C’è chi chiede l’impeachment immediato e chi vorrebbe vedere il presidente rispondere davanti alla corte internazionale di genocidio. Il tramonto del sovranista negazionista “Bolsovirus”

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Ad un anno dalle presidenziali, la stella di Bolsonaro è ormai definitivamente tramontata: eletto nel 2018 con il 55% delle preferenze, secondo recenti sondaggi il 45% dei brasiliani ritiene il suo governo “pessimo”, e il 57% ritiene addirittura che il presidente meriti l’impeachment.

A chiedere la messa in stato d’accusa sono state migliaia di persone scese in piazza in tutto il Brasile, da San Paolo a Belo Horizonte, che accusano il “Trump dei Caraibi” di aver provocato autentici disastri nella gestione della pandemia, che semplicemente quasi non c’è stata, fra negazioni e testardaggini contro cui gli esperti sanitari poco hanno potuto.

Ma restano i numeri a inchiodare il presidente, che per i brasiliani ha sulla coscienza le vite di 460mila persone e un Paese diventato l’epicentro mondiale del Covid, mentre il resto del mondo inizia a riprendersi. Ma “Bolsovirus”, come lo chiamano, continua imperterrito a non volere mascherine e distanziamento sociale, facendo pressioni sui sindaci che osano proporre misure restrittive. E a chi gli chiede perché non ha mai decretato un lockdown, Bolsonaro risponde di voler difendere i posti di lavoro, senza capire di aver dato via libera alla diffusione incontrollata del virus.

Sulla gestione scellerata della pandemia è calata anche l’inchiesta di una commissione del Senato, i cui risultati sono snocciolati ogni giorno dai media, e il ritorno in politica dell’ex presidente Lula, che ha già annunciato di volersi candidare per il 2022.

Ma in molti considerano perfino l’impeachment troppo poco, c’è chi chiede che Bolsonaro sia giudicato dalla corte penale internazionale dell’Aia per genocidio e “crimini contro il popolo brasiliano, per aver favorito morte e distruzione”.

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