Il camion della morte, orrore in Messico

| Camion frigo con 273 cadaveri si blocca a Guadalajara e i miasmi invadono un quartiere. Le autorità sanitarie: "Obitori esauriti, altri centinaia di corpi". Effetto guerra tra narcos

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Periferia di Guadalajara, nel quartiere Paseos del Valle. Un motrice bianca agganciata a un rimorchio con il logo di un orso polare. Una cella frigorifera. All’interno ci sono 273 cadaveri. Uomini e donne, adolescenti. Poco più in là le auto di scorta della polizia. Accade però che in questi giorni ci sono state forti piogge e la motrice resta bloccata nel fango. In pochi minuti i vapori della decomposizione avvolgono il quartiere, la gente esce in strada, cerca di capire cosa sta succedendo.

Le autorità sanitarie intervengono subito ma non possono fare niente. Qualcuno spalanca i portelloni posteriori e lo spettacolo è orrendo: cadaveri sul pavimento di acciaio, body-bag da cui spuntano arti umani, scheletri e corpi in stato di avanzata decomposizione avvolti sacchi neri della spazzatura. E così inizia una protesta dei residenti, costretti a respirare l’odore della morte. Molti si mettono un fazzoletto davanti alla bocca, ma non basta: “I miasmi passano attraverso le finestre chiuse, è un incubo da film dell’orrore, non possiamo uscire di casa”.

I continui recuperi dei corpi di persone uccise dai cartelli dei narcos ha messo in crisi polizia e responsabili degli ospedali. Gli obitori sono al completo e così le autorità di Jalisco hanno pensato bene di noleggiare dei camion-frigo, che ora vagano senza una meta precisa da una città all’altra. Il Tir di Gadalalajara era in viaggio da due settimane, come una nave alla deriva.

Le cifre delle vittime dei narcos sono quelle di una guerra: in 12 più di 200.000 persone sono morte e altre 35.000 sono scomparse.“Ci sono altri 20 stati con lo stesso problema”, ha detto Octavio Cotero, direttore del Jalisco Forensic Science Institute (IJCF) e subito licenziato dopo la scoperta del camion della morte.

“In altre parti del mondo sarebbe uno scandalo più grande. In Messico è solo un’altra storia di crimine - questa volta su ruote”, ha scritto l’editorialista Eduardo Caccia sul giornale “Reforma”.

Guadalajara e lo stato di Jalisco sono al centro di una spaventosa ondata di violenza in seguito allo scontro tra il cartello Jalisco New Generation (CJNG) e quello di Sinaloa, antico regno del Chapo Guzman, in carcere negli Usa.

I funzionari locali hanno ammesso di non essere in grado di tenere il passo con il massacro; dalla scorsa settimana, 444 corpi erano in attesa di essere identificati. “L’ho detto al pubblico ministero: non ho un posto dove tenere i corpi. Sono già accatastati”, ha spiegato un desolato Cotero. Già dal 2016, il governo statale ha iniziato a conservare i corpi in rimorchi refrigerati. Doveva essere una misura temporanea, fino al completamento di un nuovo cimitero. La costruzione del nuovo impianto è iniziata diversi mesi fa, ma è stata interrotta in seguito a denunce da parte dei residenti locali. Ma un rimorchio da 18 ruote non era sufficiente e ne hanno dovuto noleggiare un secondo. Lo avevano, come dire, nascosto in un magazzino nella vicina città di Tlaquepaque, ma l'edificio era stato costruito senza permessi e l'autocarro era stato scoperto da ispettori comunali. Il veicolo si è poi spostato a Paseos del Valle vicino all'aeroporto di Guadalajara, dove è rimasto incastrato nel fango. il motore s’è fermato e non ha potuto più alimentare i frigoriferi. Da qui le orribili conseguenze. Il rimorchio della morte, unico caso al mondo, rivela una tragica realtà. C’è un solo poliziotto ogni 400 fascicoli di persone scomparse. Leggi contorte e volutamente inadeguate impediscono alla polizia la ricerca degli assassini, protetti da norme ultra-garantiste. Ma qualche reparto speciale riesce ad aggirarle e allora usa la tortura, il sequestro e altre uccisioni per individuare i responsabile. Un quadro terrificante. E senza via d’uscita.

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