Il mistero dei 43 studenti di Ayotzinapa

| Sono stati sequestrati cinque anni fa dalla polizia che voleva fermare tre autobus diretti a Città del Messico. Di loro non si sa più nulla, e le commissioni governative sono accusate di indagini lente e malfatte

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Cinque anni fa, la notte del 26 settembre 2014, un centinaio di studenti della “Escuela Normal Rural Raul Isidro Burgos” di Ayotzinapa sequestrano tre autobus con l’idea di raggiungere Città del Messico e unirsi ad una manifestazione di protesta. La polizia li intercetta e apre il fuoco: ne uccide 6, altri 25 sono feriti e di 43 non si saprà mai più nulla.

Secondo alcune inchieste, il gruppo sarebbe stato consegnato nelle mani dei “Guerreros Unidos” e giustiziati poco dopo: in manette, qualche mese dopo finiscono il sindaco di Iguala Jose Louis Abarca e sua moglie. Una versione che un team incaricato dalla Commissione Interdisciplinare per i diritti umani ha sempre respinto, insieme ai familiari e ai gruppi attivisti. Una tesi sposata anche dal presidente Manuel Lopez Obradordi, che appena insediato nomina una commissione per fare piena luce sul caso.

Malgrado questo, nei giorni scorsi altre 24 ex agenti di polizia accusati di aver preso parte al massacro e al rapimento sono stati rilasciati dalle autorità. In tutto, le scarcerazioni salgono così a 77, con grave disappunto e critiche aspre in tutto il paese. Fra i primi a protestare Alejandro Encinas, sottosegretario del Governo e a capo della commissione designata alle indagini su Ayotzinapa, secondo cui si tratta di “un affronto e un precedente gravissimo perché rappresenta la corruzione, l’incapacità e la parzialità del regime precedente”. Alle proteste si sono unite anche le famiglie degli studenti, che da sempre lamentano una sconcertante lentezza nelle indagini che impedisce loro di conoscere la verità: “Vogliamo sapere cosa è realmente successo quel giorno: a cinque anni dalla scomparsa dei nostri figli la ferita è ancora aperta e per noi non c’è pace”.

“Cinque anni dopo la sparizione forzata dei 43 studenti di Ayotzinapa, le autorità messicane sono ancora in enorme debito con le vittime, le loro famiglie e la società per quanto riguarda il rispetto dei diritti alla verità, alla giustizia e alla riparazione del danno”, ha dichiarato Tania Reneaum Panszi, direttrice generale di Amnesty International Messico.

In Messico, non si sa più nulla di altre 40mila persone svanite nel nulla.

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