Italiani a Caracas: resistere, resistere, resistere

| Le nuove misure economiche sono inefficaci, molti italiani sono tornati in patria. Aziende chiuse e fughe oltre i confini. Ma anche la speranza che qualcosa cambi in tempi brevi: "Il Regime imploderÓ da solo"

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Fari accesi sul Venezuela, mentre Maduro denuncia una congiura dei paesi satelliti degli Usa contro il Paese. Neanche una parola sulle tragiche condizioni economiche, sulla fuga di massa oltre i confini per sfuggire alla miseria e l’imminente tracollo economico. Facciamo il punto via Skype con un esponente di rilievo della popolosa comunità italiana che ancora resiste a Caracas e in altre città.

L’istituzione del Bolivar Soberano ha portato dei miglioramenti per la vita dei cittadini?

“No, assolutamente. Semmai ha aumentato la confusione. Intendiamoci, se Maduro e i suoi sostenitori ottenessero dei risultati positivi, divergenze ideologiche a parte, il popolo venezuelano ne sarebbe comunque felice. Il problema è che eliminare tre zeri con un tocco di bacchetta magica alle banconote ha ottenuto un effetto bizzarro. Non si riesce più a comprare niente, la corsa al dollaro è diventata sfrenata, tra gli emigranti ci sono i più poveri ma anche gente che ha conservato un po’ di soldi veri e non li va certo a spendere in Venezuela, ma altrove, dove hanno un valore identificabile e non quello assurdo di qui. Cioè una moneta di scambio per sopravvivere”.

Segnali di ripresa?

“Siamo ipnotizzati oggigiorno dai bollettini economici. Il prezzo del greggio è in aumento, ebbene, se il trend continuasse, il Venezuela che ha immense riserve avrebbe qualche chances di riprendersi, Maduro o no”.

Molti guardano all’Esercito, alle Forze Armate in genere, e aspettano un segnale di ribellione contro un governo fallimentare. E’ possibile?

“In questa fase no. Se Maduro ha sbagliato ogni mossa per risollevare il suo popolo, è stato abilissimo a comprarsi le alte gerarchie militari. Ha messo in ombra i quadri migliori dell’Esercito, privilegiando figure minori, totalmente asservite al Regime. Gli errori di Salvador Allende, qui, non si sono ripetuti. C’è una casta, quella militare, che ha stipendi alti, accesso al cibo, libertà di trafficare con i Narcos, promesse di carriere, incredibili episodi di nepotismo, di corruzione nelle forniture, un caso forse unico al mondo”.

Gli scontri di piazza sembrano diminuiti. Opposizione indebolita o sotto la repressione poliziesca?

“Entrambe le cose. Da una parte s’è visto che a votare non va più nessuno e il regime vince le elezioni con percentuali di votanti mai così basse. E’ lo zoccolo duro della piccola burocrazia statale fedele a Maduro, che preferisce un tozzo di pane sicuro alla miseria e all’incertezza. Dall’altra un apparato repressivo sempre più opprimente e tentacolare. Le norme di tutela dei cittadini sono calpestate, puoi essere fermato o arrestato in qualsiasi momento. La magistratura è in ostaggio delle forze di polizia. Dicono che gli agenti vengono pagati anche con derrate alimentari, un bene prezioso e raro. Sono i cani da guardia di un potere corrotto e pauroso. Ma la gente soffre in silenzio, teme per sè, per la propria famiglia. Il fuoco cova sotto la cenere. Adesso in piazza si va per motivi concreti, perché manca la luce, perché gli ospedali non funzionano, i trasporti idem, perché manca il pane, la carne, i farmaci. Perché gli stipendi ai pensionati arrivano in ritardo. La crisi delle ideologie del ‘900 spinge la gente a mobilitarsi per problemi concreti, non per programmi astratti di riscatto. Il Venezuela è un laboratorio politico. Andrebbe studiato con attenzione”.

Come vive la comunità italiana questa situazione?

“In tanti sono rientrati in patria perché non è possibile andare avanti. Manager che avevano investito somme ingenti per creare lavoro e produzioni qui hanno gettato la spugna. E’ andata bene a chi ha accumulato somme consistenti nel tempo che fu, male per chi ha perso tutto. E sono in tanti. Su 150 mila persone circa, poco meno di un terzo ha scelto di andarsene. Sono numeri in aumento, e c’è attesa per i prossimi sviluppi. C’è la convinzione che il regime imploderà da solo, per il crollo dell’economia. Si spera con un certo fatalismo latino. Per quanto mi riguarda, sono qui da 40 anni, i miei figli sono nati in Venezuela e cercherò di restare. Ma a volte la nostalgia di una vita normale, in un Paese normale, sia pure non privo di problemi come l’Italia, è fortissima.

I rapporti con la Farnesina?

“Buoni. I nostri funzionari fanno quello che possono. Monitorano la situazione, seguono anche con attenzione le vicende degli arrestati e dei denunciati con passaporto italiano, lo fanno con discrezione, lontani dai riflettori. Sappiamo che, in caso di emergenza, l’Italia c’è. E non è poco”.

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