La curiosa vicenda dell’aereo presidenziale messicano

| Acquistato nel 2012 dall’ex presidente Calderón, disfarsene è diventata la promessa elettorale di Enrique Peña Nieto, che però non è mai riuscito a venderlo. Motivo sufficiente per trasformarlo nel primo premio della lotteria nazionale

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Secondo una tradizione consolidata, sedici bambini sono saliti sul palco per urlare i numeri vincenti della Lotteria Nazionale del Messico. In palio c’erano parecchi soldi, che hanno sostituito in corsa quello che era stato designato come primo premio: un aereo dal valore pari a 218 milioni di dollari, simbolo di quasi un decennio di corruzione.

La storia di quell’aereo inizia nel 2012, quando l’allora presidente messicano Felipe Calderón decide che era giunto il momento di migliorare la qualità dei suoi spostamenti, firmando il contratto d’acquisto per un “Boeing 787 Dreamliner”, un jet all’avanguardia e decisamente più lussuoso del vecchio 757 che fino ad allora era stato l’aereo presidenziale.

Ma quando l’aereo fu consegnato, Calderón aveva già lasciato la presidenza e il piacere è passato d’ufficio al suo successore, Enrique Peña Nieto, che non ci ha messo molto ad adattarsi ad un jet disegnato per soli 80 passeggeri, con ampie poltrone in pelle, una sala conferenze e una suite presidenziale con letto king size e doccia privata.

Peña Nieto ha utilizzato il jet per i suoi ultimi anni di presidenza, trasformando il costosissimo aereo nel bersaglio preferito della campagna elettorale del 2018 dell’allora candidato, l’attuale presidente Andrés Manuel López Obrador.

“Nemmeno Obama ha un aereo come questo”, l’aveva bollato López Obrador, definendolo un simbolo dell’eccesso e della corruzione, e perfino un insulto in un Paese in perenne lotta contro la povertà. Fra le sue promesse elettorali più applaudite, vendere l’aereo e di restituire i soldi al popolo.

Un impegno tutt’altro che semplice, scopre il presidente poco dopo: al momento dell’insediamento, il 1° dicembre 2018, la sua amministrazione si è messa subito al lavoro per trovare un acquirente. Ma a quanto pare non c’è molto mercato per un jet di seconda mano, specie se progettati su misura e valutati al dettaglio ad oltre 200 milioni di dollari. Perfino riadattarlo ad uso commerciale non è una strada percorribile: costerebbe milioni di dollari.

Il governo assicura di aver tentato più volte di piazzarlo a qualche altro papavero imbizzarrito in cerca di lussi privati, ma sembra siano tempi duri anche per i ricchi. Testardamente convinto che non sia giusto svendere l’aereo perdendo vagonate di denaro, il governo si è rassegnato all’idea che restasse invenduto, tristemente parcheggiato in un hangar dell’aeroporto di Città del Messico.

Si arriva all’inizio del 2020, quando l’amministrazione di López Obrador partorisce un’idea meravigliosamente stramba: trasformare il jet nel primo premio della lotteria nazionale. L’opinione pubblica messicana, seguita a ruota dai media, rimanda al mittente qualche questione di ordine pratico: ammettendo che il vincitore sia un messicano dal reddito appena normale, dove potrebbe mai parcheggiare il jet? E ancora: chi sarebbe in grado di pilotarlo, e più che altro, chi riuscirebbe a mantenerlo, considerando gli stipendi medi della popolazione?

López Obrador in persona si è offerto di risolvere almeno una parte dei problemi: “Al vincitore assicuriamo un servizio di manutenzione per due anni”. Non esattamente un’inezia, visto che secondo alcune stime mantenerlo significa mettere mano a 1,7 milioni di dollari.

Ma ai messicani, la storia continuava a ricordare uno scherzo di pessimo gusto, scatenando ironie, meme e hashtag diventati popolari come #SiMeGanoElAvion o #IfIWonThePlane. Un’ondata di ironia e insulti che ha costretto il presidente ad una clamorosa marcia indietro: il primo premio della lotteria non è più l’aereo presidenziale, ma una somma in denaro divisa tra 100 vincitori, che riceveranno 20 milioni di pesos a testa, l’equivalente di circa 1 milione di dollari.

All’epoca, il governo si era fatto due calcoli: data per buona la vendita annuale pari a 6 milioni di biglietti a 500 pesos ciascuno (25 dollari), il denaro raccolto sarebbe sufficiente per pagare i vincitori, e gli eventuali fondi in eccesso utilizzati per donare attrezzature mediche al sistema sanitario pubblico, e anche per mantenere in efficienza l’aereo prima di un’eventuale vendita. Il piano, naturalmente, partiva dal presupposto che la gente acquistasse i biglietti della lotteria, ma 500 pesos sono un prezzo esorbitante in un Paese dove secondo le statistiche una famiglia media guadagna 16.500 pesos al mese, circa 825 dollari.

Questo è probabilmente uno dei motivi per cui le vendite dei biglietti non si sono rivelate all’altezza delle speranze, convincendo le autorità a rinviare l’estrazione finale prevista a maggio. Poi è arrivata la pandemia, che in Messico ha mietuto più di 675.000 casi e 71.000 morti, e l’obiettivo della lotteria è cambiato di nuovo: con l’ennesima capriola, l’amministrazione di López Obrador ha deciso che – premi a parte - il ricavato vada a sostegno della battaglia contro il Covid.

Lo scorso 11 settembre, il governo ha dichiarato di aver venduto poco meno di 4,2 milioni di biglietti, per un incasso totale di circa 105 milioni di dollari, di cui circa il 95% - 100 milioni di dollari - spetta ai 100 biglietti vincenti estratti martedì. Restano più o meno 5 milioni di dollari, che il governo intende donare al sistema sanitario pubblico, ma se il denaro fosse distribuito equamente tra le 951 strutture sanitarie del Paese, ogni ospedale riceverebbe poco più di 5.000 dollari.

Questa vicenda al limite del paradossale è arrivata al suo culmine martedì, con i 16 bambini che come da tradizione hanno urlato i numeri vincenti dei biglietti della lotteria 2020, su cui è ancora stampato l’aereo che nessuno vuole.

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