LA LENTA MORTE DEI DIALIZZATI Mancano farmaci e strutture, il regime di Maduro condanna i malati

| I trapianti renali sono bloccati da anni, uomini, donne e bambini condannati alla dialisi e privi di farmaci integratori. Muoiono così decine di pazienti, stremati da terapie inadeguate, con il pericolo del blocco dei reni artificiali

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MARIA LOPEZ

Per i teorici della neutralità, “nè con Maduro, né con Guaidò” che hanno trasformato la politica estera dell’Italia in ua vergogna senza fine (vedi la posizione del Movimento5Stelle), la crisi del Venezuela è un fenomeno astratto, di natura politica. Invece chi paga un prezzo spaventoso è la popolazione, mentre gli oligarchi, l’Esercito e e il circolo magico di Maduro vivono negli agi e nel lusso. L’ultimo flash di un Paese, una volta considerato la “Svizzera del Sudamerica”, è la sanità pubblica, ridotta alla disperazione. Lo raccontano con un servizio EFE e El Nacional. Questa volta, dopo i morti per mancanza di farmaci, per i black out elettrici e per la cronica mancanza di risorse, tocca ai dializzati morire "goccia dopo goccia”, come in un’antica tortura medievale.

Frank Meléndez aspetta con altre 50 persone il suo turno per connettersi a una macchina che purificherà il suo sangue, un processo che si ripete 3 volte a settimana da 18 anni ed è diventato sempre più complicato nel bel mezzo della crisi sanitaria venezuelana. Vive a Barquisimeto e ha solo 45 anni, ma sembra molto più grande e non può camminare senza aiuto: è sulla sedia a rotelle da quasi cinque anni, quando la grave carenza di farmaci ha interrotto la terapia renale e indebolito il suo sistema scheletrico.

Dipende dall'aiuto esterno anche per le attività quotidiane come pulire o mangiare, ha smesso di lavorare, andare al cinema, ai giardini o far visita ai suoi amici. Le macchine per emodialisi fanno il lavoro dei reni e purificano il sangue dei pazienti, ma li privano degli elementi necessari per una vita piena, come il calcio o il ferro. "Non siamo un ostacolo a Maduro o qualcosa del genere, siamo utili al paese, possiamo ancora produrre qualcosa", ha detto Meléndez a Efe da una clinica di Barquisimeto, simbolo di una categoria di malati abbandonati al loro destino.

Negli ultimi tre anni, la sua vita si è trasformata in agonia a causa della crescente debolezza del corpo in mezzo a città venezuelane ostili, senza rampe o ascensori per chi è in sedia a rotelle.

A causa dell'aggravarsi della crisi, ha visto come 24 dei pazienti trattati con lui hanno perso la vita da novembre, quando i farmaci sino finiti. "Su 129 pazienti, 24 sono morti in meno di 6 mesi. Qualcuno deve pagare per queste morti", aggiunge con forza. Juana Jiménez, una delle infermiere della clinica, spiega che i pazienti hanno smesso di assumere integratori di acido folico, ferro e calcio. "Ecco perché, con il passare del tempo, si sono deteriorati a livello osseo: tre pazienti sono morti una settimana fa", dice.

Jiménez dice che nei suoi cinque anni di esperienza, la cosa più difficile che ha affrontato è stato vedere i pazienti attendere angosciati giorni per continuare il loro trattamento durante i blackout che hanno paralizzato il Venezuela lo scorso marzo. Il centro, uno dei principali per pazienti renali nello stato di Lara, non dispone ancora di una centrale elettrica autonoma.

Alfredo Cáceres, coordinatore dell'ONG Amigos Transplantados de Venezuela, racconta che i pazienti con più di due anni di terapie sostitutive si aggravano irrimediabilmente. E muoiono uno dopo l’altro, nell’indifferenza generale.

Ha assicurato che nel paese ci sono almeno 11.000 pazienti renali in attesa di trapianti, e che il programma di approvvigionamento di organi del governo ha esaurito i fondi cinque anni fa. Inoltre, avverte che a causa della grave carenza di farmaci contro l'ipertensione o il diabete, il numero di pazienti con problemi renali in Venezuela potrebbe aumentare a breve termine. "Il processo di degrado di un paziente renale in Venezuela in questo momento è molto breve e, se non ha la possibilità di essere trapiantato, morirà. Abbiamo casi di pazienti che stanno dializzando da 20 anni e non sono stati in grado di avere un trapianto, che, a mio parere, non è vita: è solo una morte lenta".

La stessa lotta per riattivare il programma di trapianto viene condotta da alcuni genitori nello stato di Carabobo, dove almeno 11 bambini malati di rene di età compresa tra i 6 e i 14 anni subiscono un processo di purificazione del sangue conosciuto come dialisi peritoneale. "È un trattamento piuttosto rigido ed è difficile ottenere alcuni farmaci", dice María Campero, madre di una tredicenne di 13 anni che è in cura da quasi un decennio. "Ho urgente bisogno di un trapianto di un ene per mio figlio, sono passati 9 anni in questa terapia sostitutiva", aggiunge. Ma sa anche che nel bel mezzo della crisi politica ed economica del paese, i pazienti renali sono al fondo della lista delle priorità, e che deve fare più rumore per ottenere risultati. Che non arriveranno mai, con il regime corrotto di Maduro.

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