Lo scandalo ambientale che scuote il governo Bolsonaro

| Da un sospetto partito dagli Stati Uniti per un carico di legname, è scattata un’inchiesta delle autorità brasiliane culminata con l’incriminazione del ministro dell’ambiente e la rimozione di diversi funzionari

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Ci sarebbe lo zampino di Biden, ovvero dell’America, per la prima volta nella storia del Paese sudamericano, nella clamorosa incriminazione del ministro dell’ambiente brasiliano Ricardo Salles, la rimozione d’ufficio del presidente dell’istituto che controlla l’Amazzonia Eduardo Bim e di dirigenti del ministero. I servizi segreti americani avrebbero fornito alla polizia federale le prove del coinvolgimento del ministro in una lunga serie di corruzioni, illeciti, contrabbando e operazioni illegali contro l’ambiente, con il rilascio di autorizzazioni a industrie del legno di depredare ampie zone della foresta amazzonica.

È l’ennesima prova della doppia faccia del presidente Bolsonaro, che al “Leaders Summit on Climate” ha promesso la neutralità carbonica del Paese e una corposa riduzione del 40% del taglio degli alberi ottenendo in cambio un finanziamento compensativo di miliardo di dollari all’anno per 10 anni, mentre dall’altro svende a chiunque l’ultimo polmone verde del pianeta. A fine aprile scorso, Bolsonaro ha approvato il drastico taglio del 24% ai fondi del ministro dell’ambiente.

L’Operazione Akuanduba, dal nome dello spirito che difende la natura secondo gli indigeni, ha portato la polizia federale a emettere 35 mandati di perquisizione con relativo sequestro di documenti e computer. A far scattare l’indagine il sequestro dello scorso anno negli Stati Uniti di legno importato illegalmente da due società brasiliane, che ha attirato l’attenzione della “Confloresta”, l’ente che si occupa delle concessioni forestali. Una serie di controlli incrociati, sono culminati sui nomi di Walter Mendes Magalhanes e Rafaele Freire de Macedo, due uomini di fiducia del ministro Salles, messi nei posti giusti per non evitare intoppi burocratici, che rilasciavano certificati e autorizzazioni prive di valore legale. Gli stessi Stati Uniti, sospettando la truffa, hanno sporto la denuncia che è finita sulle scrivanie delle autorità brasiliane.

A guidare il blitz Alexandre de Moraes, consigliere del Tribunale Superiore Federale, che nell’ordinanza scrive “quello messo in pratica è un grave schema criminale di carattere transnazionale. Non solo ha sponsorizzato l’interesse privato di taglialegna ed esportatori a scapito dell’interesse pubblico, ma ha creato seri ostacoli alle ispezioni del governo con danni innegabili per l’intera comunità”.

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