L’Onu accusa Maduro di violenza

| Finito nelle mani dell’Alto Commissario per i Diritti Umani Michelle Bachelet, nel rapporto si ripercorre l’omicidio del capitano Rafael Acosta, torturato e ucciso come è accaduto a migliaia di altri dissidenti

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Sui tavoli degli uffici delle Nazioni Unite, gira un rapporto sulla situazione dei diritti umani in Venezuela: un report che non si limita alle cifre, ma racconta di casi concreti. Come le orribili ferite inflitte a un capitano della marina venezuelana torturato a morte durante una campagna di repressione verso coloro che finiscono sotto la pericolosa accusa di far parte del complotto per rovesciare il presidente Nicolás Maduro.

Un rapporto che è anche fra le mani di Michelle Bachelet, alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, in cui si accusano le forze di sicurezza di Maduro di aver commesso “gravi violazioni e atti violenti” contro i dissidenti venezuelani. Maduro, si legge nel report, è invitato a sciogliere il famigerato gruppo di forze speciali accusato di un’ondata di omicidi a sfondo politico. Il documento di 16 pagine contiene anche dettagli agghiaccianti sulle tecniche che i servizi di sicurezza e di intelligence venezuelani avrebbero utilizzato per interrogare e intimidire i membri dell’opposizione politica. In decine di casi individuati dai responsabili dell’OHCHR, “donne e uomini sono stati sottoposti a una o più forme di tortura o a trattamenti o punizioni crudeli, disumani o degradanti, tra cui scosse elettriche, soffocamento con sacchetti di plastica, percosse, violenza sessuale, privazione di acqua e cibo, posizioni di stress ed esposizione a temperature estreme. Le forze di sicurezza e i servizi segreti ricorrono abitualmente a tali pratiche per ottenere informazioni e confessioni, intimidire e punire i detenuti”.

Il rapporto è anche molto critico nei confronti di FAES, un’oscura unità speciale di forze speciali sospettate di aver avuto il compito di reprimere l’opposizione verso Maduro nelle zone più povere del Venezuela. La squadra di Michelle Bachelet ha incontrato personalmente i parenti di 20 giovani uomini uccisi dalle FAES tra il giugno del 2018 e l’aprile di quest’anno. Tutti hanno descritto un modus operandi comune: agenti pesantemente armati e con passamontagna prendono d’assalto le case e separato i loro bersagli dalle loro famiglie: “Secondo i parenti, quasi tutte le vittime avevano uno o più colpi al petto”.

Il governo di Maduro ha respinto il rapporto, definendolo “distorto” in un contro-documento di 11 pagine che accusa la Bachelet di offrire “una visione selettiva e apertamente parziale” dei diritti umani in Venezuela: “Le imprecisioni, gli errori, le descontestualizzazioni e le false affermazioni sono innumerevoli”.

Il rapporto delle Nazioni Unite è arrivato dopo il caso dell’uccisione di Rafael Acosta, capitano della marina venezuelana arrestato nel corso di una retata di presunti cospiratori anti-Maduro. La moglie dell’ufficiale ha affermato che è stato torturato a morte dal controspionaggio militare, una tesi sostenuta da una copia del referto dell’autopsia pubblicata da un quotidiano filogovernativo. Secondo il giornale, i patologi hanno indicato la causa della morte come “edema cerebrale grave causato da un’insufficienza respiratoria dovuta a embolia polmonare, a sua volta dovuta a traumi multipli”.

I medici avrebbero identificato emorragie nel tratto digestivo, nel colon e nel collo di Acosta, così come un’embolia polmonare, segni sulla schiena di colpi di frusta e 16 costole rotte.

In una conferenza stampa, Delsa Solorzano, uno dei leader dell’opposizione, ha tuonato, affermando che l'autopsia toglie ogni dubbio su ciò che è successo al capitano Acosta. “Ci sono termini medici che non possiamo comprendere appieno, ma quanto basta per poter dire che lo hanno picchiato a morte”.

Le autorità venezuelane si sono mosse rapidamente per ridurre l’omicidio ad un colpo di testa di un piccolo gruppo di agenti dei servizi segreti che agiscono in modo indipendente. Il lunedì il procuratore generale Tarek Saab, intimo confidente di Maduro, ha affermato di aver ordinato l’arresto di due agenti sospettati di essere coinvolti nello “sfortunato incidente”, con l’accusa di omicidio colposo. Saab ha promesso un’indagine “obiettiva, indipendente e imparziale”, assicurando che i colpevoli avrebbero ricevuto una “punizione esemplare”. Ma secondo il rapporto delle Nazioni Unite, non accadrà nulla di tutto questo: “L’Ufficio del Procuratore Generale non ha ottemperato all’obbligo di indagare e perseguire gli autori. Le istituzioni responsabili della protezione dei diritti umani, come l’Ufficio del Procuratore Generale, i tribunali e l'Ombudsperson non sono celebri per condurre indagini rapide, efficaci, complete, complete, indipendenti, imparziali e trasparenti sulle violazioni dei diritti umani e altri reati. Così come difficilmente portano i colpevoli davanti alla giustizia e si occupano di proteggere le vittime e i testimoni”.

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