MADURO HA VINTO, MORTI
LA POLIZIA INCENDIA I CAMION

| Macabro raduno a Caracas per celebrare la "vittoria": sostenitori in camicia rossa sopra la mimetica. Le colonne bloccate con la violenza, sgherri in borghese sparano sulla folla inerme. Guaidò: "Ora ogni opzione è valida"

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MARIA LOPEZ

(ha collaborato C.B.)

Maduro ha vinto. Le colonne di aiuti umanitari che erano riuscite a passare i confini con Colombia e Brasile sono state in parte incendiate dalla GNB, la polizia di Maduro. Cibo e medicinali per il popolo allo stremo sono finiti in cenere, sotto lo sguardo divertito dei “Collectivos”, le squadre  di sostenitori di Maduro che sparano con armi da fuoco sulla folla. Di fronte alla solita camicia rossa, che copre la mimetica dei militari compromessi per il mancato rispetto dei diritti umani, di cui dovranno rispondere una volta caduto il regime, il presidente del governo chavista rivendica con orgoglio il successo, con una decina di morti sulla coscienza (uccisi al confine con il Brasile) e decine di feriti, alcuni anche molto gravi.

Con un ghigno soddisfatto e pieno d’odio, Maduro celebra la violenza contro il suo popolo. In questo si inserisce anche la morte per avvelenamento del portavoce di un parlamentare, a sua volta in gravi condizioni dopo avere pranzato in un ristorante di Cùcuta, la città colombiana al confine, piena zeppa di provocatori e spie del regime. Il deputato dell'Assemblea Nazionale Freddy Superlano e il suo assistente, Carlos José Salinas, sono stati colti da malore. Il primo è morto, Superlano è grave ma stabile in un centro sanitario della città. 

Una giornata che l’erede di Chavez può incorniciare come simbolo di una crudeltà inutile e disperata. Domani Guaidò rappresenterà il Venezuela nel Gruppo di Lima, mentre oggi è il giorno nel segno del lutto per i morti e per il sostanziale fallimento dell’iniziativa umanitaria, stroncata nel sangue e nella violenza di polizia e FANB. A questi punto non esclude nessuna ipotesi per abbattere il dittatore con le mani di nuovo sporche di sangue innocente, ha dato l’ordine di sparare ai suoi sgherri in borghese, con il volto coperto, armati di pistole e fucili. E’ lui che ha dato ordine di incendiare i camion, lanciare i lacrimogeni contro la folla inerme, caricare donne e bambini. Tra i morti de La Gran Sabana c'è anche un 14enne.

Oltre 60 militari, e il numero aumenta con il trascorrere delle ore, hanno abbandonato Maduro e il suo corrotto stato maggiore al loro infausto e prossimo destino. America ed Europa (con l’eccezione dell’Italia costretta dai  grillini e dal premier in ostaggio Conte a una vergognosa neutralità che indigna tutta la comunità italiana) non escludono di appoggiare un intervento anche di natura militare, una forza di peacekeeping. La vittoria di Maduro di oggi gli si ritorcerà contro: ha avuto la possibilità di far entrare pacificamente gli aiuti

(”Il cibo avariato degli yankee”, ha detto ieri con disprezzo), ha reagito con la violenza e uccisioni. Non può più tornare indietro.

Juan Guaidó, presidente ad interim del Venezuela, ha assicurato che, a causa di quanto accaduto questo sabato, proporrà alla comunità internazionale di lasciare aperte le opzioni per ottenere la restituzione della democrazia. "Gli eventi di oggi mi costringono a prendere una decisione: proporre formalmente alla comunità internazionale di avere tutte le opzioni aperte per raggiungere la liberazione di questo paese che combatte e continuerà a combattere", ha detto su Twitter. Il presidente in carica ha ribadito che si riunirà lunedì a Bogotà con gli alleati della comunità internazionale per definire le prossime azioni da seguire per il ripristino della democrazia. "Per avanzare nel nostro percorso, lunedì mi incontrerò con i nostri alleati della comunità internazionale e continueremo a coordinare le prossime azioni all'interno del paese. Le pressioni interne ed esterne sono fondamentali per la liberazione".

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