Maduro, le mani sporche di sangue

| Ha ordinato ai suoi sicari dei "collectivos" di sparare sulla folla inerme e ha preferito distruggere cibo e medicinali piuttosto che soccorrere il suo popolo stremato. Pompeo e Bolton: "Giorni contati, cadrÓ". Condanna di Italia e Ue

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Mike Pompeo, Segretario di Stato degli Stati Uniti, è sicuro che i giorni di Nicolas Maduro in Venezuela "sono ormai contati", in seguito ai disordini che si sono verificati sabato, con morti e centinaia di feirti, quando il regime ha bloccato gli aiuti umanitari con la violenza, uccidendo quattro persone nella Gran Sabana, compreso un 14enne, al confine con il Brasile. Condanna anche dal premier italiano Giuseppe Conte che ora auspica "libere elezioni presidenziali", idem Antonio Tajani per la Ue. L'esibizione muscolare di Maduro e dei suoi accoliti, che si sono sporcati le mani di sangue per fermare il cibo destinato al popolo affamato e i medicinali agli ospedali ormai privi di tutto, gli si ritorcerà contro. Tacciono persino i suoi alleati, eccetto Cuba. "Le previsioni sono difficili da fare, contare i giorni esatti è difficile, sarà il popolo venezuelano a garantire che Maduro dovrà dimettersi", ha detto Pompeo.
Maduro, che ha promesso ad un raduno a Caracas che non si sarebbe "mai inchinato", ha interrotto le relazioni con la vicina Colombia per aver sponsorizzato l'operazione di consegnare gli aiuti umanitari. "Sono più duro che mai, duro, in piedi, a governare la nostra patria ora e per molti anni", ha spiegato di dronte a una folla composta in maggior parte da militari. Pompeo ha accusato Maduro di avere inviato i suuoi sicari armati, con l'ordine di sparare alla folla inerme. "Speriamo che le forze armate riconquistino il loro ruolo nel proteggere i cittadini e di ucciderli". Un concetto ribadito anche dal consigliere della sicurezza Usa, John Bolton.
Pompeo ha detto che gli Stati Uniti, che insieme ad altri 54 Paesi, riconoscono Juan Guaidó come presidente ad interim, e rimane impegnato a fornire aiuti. "Abbiamo una missione particolare, per assicurare che il popolo venezuelano raggiunga la democrazia che merita e che i cubani e i russi, che hanno portato questo paese alla rovina per anni e anni, non continuino ad esercitare il loro dominio", ha detto.
Ha destato rabbia e sdegno, il blitz di Iris Valera, Ministro del Servizio Penitenziario del regime, che ha visitato il ponte internazionale di Ureña - accanto al Venezuela - mentre si cercava di far passare attraverso il paese gli aiuti umanitari, una situazione che si è trasformata in proteste, prima che polizia e d FANB iniziassero ad attaccare i manifestanti. Valera (nella foto mentre fotografa i suoi connazionali) ha ispezionato il sito con un gruppo di almeno sei uomini armati in borghese e un contingente antisommossa della Guardia Nazionale Bolivariana e con il suo telefono ha scattato foto di coloro che si trovano dalla parte della Colombia.
 
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