Perù, lo scandalo dei vaccini

| Centinaia di funzionari politici vaccinati insieme alle loro famiglie alla faccia della popolazione. Non è che l’ultimo abuso di una classe politica indegna, che da decenni approfitta del potere per scopi personali e corruzioni

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Sono passati solo tre mesi da quando l’ex presidente peruviano Martin Vizcarra è stato condannato per impeachment dal Congresso e rimosso dall’incarico per le numerose accuse di corruzione. Accuse che Vizcarra ha sempre negato ma che non gli impediscono di essere ancora al centro dell’attenzione: due giorni fa, in una dichiarazione pubblica, ha puntato il dito contro “una classe politica interessata solo a generare il caos”: il riferimento è ad uno scandalo sui vaccini che ha fatto infuriare la nazione andina. La vicenda, che ha costretto alle dimissioni di diversi ministri, coinvolge alti funzionari del governo tra cui l’ex presidente, vaccinati contro il coronavirus scavalcando ogni elenco e priorità, malgrado - secondo i dati della Johns Hopkins University - il Perù sia attualmente alle prese con una recrudescenza del virus, con oltre 6.000 casi al giorno e una pericolosa carenza di ossigeno e di posti nei reparti di terapia intensiva e di ossigeno.

Per l’attuale presidente ad interim Francisco Sagasti, Vizcarra compare su una lista di quasi 500 persone che “hanno approfittato della loro posizione” per ottenere l’accesso prioritario al vaccino cinese. La lista, che è stata resa pubblica, include la crème-de-la-crème della politica peruviana, tra cui il ministro della salute Pilar Mazzetti, e il ministro degli esteri Elizabeth Astete.

In un tweet, Vizcarra ha spiegato che la sua decisione di prendere il vaccino “non ha causato alcun danno a nessuno e tanto meno allo Stato”, aggiungendo che “non ha approfittato della situazione perché si trattava di un vaccino in fase sperimentale che non aveva ancora superato l’iter per l’approvazione”. L’ex presidente si è poi lamentato con i media, che avrebbero continuato a pubblicare “informazioni distorte” sull’accaduto.

In una lettera aperta, l’ormai ex ministro Mazzetti ha definito la decisione di farsi vaccinare il peggior errore della sua vita: “Non sarà sufficiente chiedere perdono a tutti coloro che ho deluso”. Più o meno la stessa reazione di Elizabeth Astete, che si è detta “consapevole del grave errore che ho commesso, ed è la ragione per cui ho deciso di non ricevere la seconda dose. Per queste ragioni, ho informato il presidente della Repubblica che mi dimetto dal mio incarico di ministro delle relazioni estere”. Il Perù sta affrontando “un momento critico”, ha aggiunto la Sagasti: “Oltre alla crisi sanitaria c’è una profonda crisi economica, una crisi sociale e una crisi politica, a cui dobbiamo aggiungere anche una crisi etica e morale”.

La presidenza è una testimonianza della recente serie di crisi del Perù: Sagasti è stato presidente del paese per meno di tre mesi, nominato come leader ad interim sulla scia dei disordini politici dello scorso autunno. È entrato in carica dopo che il predecessore Manuel Merino - che a sua volta aveva appena sostituito Vizcarra - è stato costretto a dimettersi in mezzo a manifestazioni di massa contro la classe politica peruviana, con il risultato che tra il 9 e il 17 novembre il Perù ha avuto tre diversi presidenti: Vizcarra, Merino e Sagasti.

Lo scandalo dei vaccini - che alcuni chiamano “Vacuna-gate” (vacuna significa vaccino in spagnolo) - è emerso la scorsa settimana dopo un’inchiesta di “Willax TV”. Molti peruviani si dicono indignati ma non sorpresi, scoprendo che i funzionari del governo e i loro parenti abbiano approfittato delle loro posizioni per accedere a un vaccino a cui non avevano diritto. José Ugaz, un avvocato peruviano per i diritti umani ed ex presidente di “Transparency International”, lo ha definito “la cronaca di uno scandalo preannunciato - facendo eco alle parole dello scrittore Gabriel Garcia Marquez – io avevo già chiesto, e diverse organizzazioni avevano fatto lo stesso, grande attenzione nella gestione dei vaccini. Ma per i peruviani, questa vicenda non è altro che l’ennesima delusione di una classe politica che non rappresenta più nessuno, a parte se stessa. Abbiamo visto governi con livelli di corruzione imbarazzanti che hanno mentito al popolo in modo continuo e ostinato, mettendo i propri interessi e quelli dei loro partiti davanti a quelli del paese: è successo anche durante la pandemia”.

La classifica dei peggiori leader è davvero lunga, e Vizcarra non ha torto parlando del caos che regna nella classe politica, come dimostrato dalle vicende degli ultimi sei presidenti del Perù, finiti tutti nei guai con la legge. Alberto Fujimori, in carica per un decennio, sta scontando una condanna a 25 anni per violazione dei diritti umani. Alejandro Toledo, che attualmente si trova negli Stati Uniti, deve affrontare una richiesta di estradizione per accuse di riciclaggio di denaro. Alan García è morto suicida nell’aprile 2019 poco prima di essere arrestato per lo scandalo “Odebrecht” sul riciclaggio di denaro: stesso motivo per cui è attualmente agli arresti domiciliari Pedro Pablo Kuczynski. Ancora Ollanta Humala, arrestato nel 2017 con accuse simili ma che sembrerebbe intenzionato a correre nuovamente per la presidenza. A loro si aggiunge Martín Vizcarra, sotto indagine per lo scandalo dei vaccini.

Molti peruviani ricordano ancora lo scandalo Vladi-Videos, una serie di video-registrazioni venute alla luce nel 2000 in cui Vladimiro Montesinos, allora capo dei servizi segreti del Paese, corrompeva i membri dell’opposizione al congresso affinché appoggiassero le politiche dell’allora presidente Alberto Fujimori, il cui slogan della campagna elettorale era “onestà, tecnologia e lavoro”. Montesinos è stato riconosciuto colpevole di numerosi crimini che vanno oltre lo scandalo Vladi-Videos: nel 2016 è stato condannato a 22 anni di prigione per il rapimento e l’omicidio di tre persone, nel 2019 la Corte Suprema del Perù ha confermato un aumento della pena da 15 a 17 anni per il suo ruolo nel rapimento dell’uomo d'affari Samuel Dyer.

Eppure, per Ugaz, c’è qualche motivo per sperare. Il sistema giudiziario del Perù funziona ancora nonostante le difficoltà: le autorità portano avanti l’indagine contro Vizcarra e se Toledo sarà estradato, come sembra probabile, sarà processato e incarcerato.

Il prossimo 11 aprile, i peruviani hanno la possibilità di un reset tornando alle urne per scegliere un nuovo presidente e i 130 membri del Congresso unicamerale. Come molti peruviani, Ugaz spera in un grande cambiamento rispetto alle turbolenze politiche e alla gestione molto criticata del coronavirus. “Gli scandali potrebbero essere gli ultimi aneliti di vita di una classe politica che sta morendo”.

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