Uccisero Mariele, fu un delitto politico

| L'attivista brasiliana del Psol fu uccisa, secondi i giudici, da due mercenari per il suo impegno politico. Morì nell'agguato anche il suo autista. Il Psol chiede altre indagini. Assassinata da proiettili in dotazione alle forze dell'ordine

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Mariele Franco, attivista e consigliera municipale di Rio de Janeiro, sarebbe stata uccisa da due miliziani paramilitari. In cella sono finiti due ex poliziotti Ronnie Lessa e Elcio Vieira de Queiroz, con Marielle Franco morì anche  suo autista Anderson Gomes nell’agguato nel centro di Rio de Janeiro.

La famiglia della consigliera, la vedova, ong come Amnesty International e i vertici del partito Psol nel quale militava, oggi commentano unanimi: “Non basta Chi ha ucciso Marielle non è stato solo chi ha premuto il grilletto, ma chi ha pianificato la sua morte, chi l’ha desiderata e chi politicamente voleva Marielle morta”, ha dichiarato il deputato del Psol Marcelo. I magistrati  Simone Sibilio e Leticia Emile, precisano quanto sia hanno voluto sottolineare che Franco e Da Silva sono stati “ vittima di un’esecuzione sommaria a causa dell’impegno politico nella difesa delle cause che Franco difendeva”.

L'autopsia aveva  rivelato un dettaglio importante e inquietante: i proiettili usati per uccidere l'attivista del Psol sono dello stesso tipo di quelli utilizzati dagli squadroni della morte, forze irregolari ma legate in qualche modo a formazioni di polizia specializzate nella guerra al crimine radicato nelle favelas. Morì anche l’autista della vettura su cui viaggiava e fu ferito un assistente. L’ex presidente Michel Temer definì l’agguato “un attacco alla democrazia e allo stato di diritto”. Franco era nata e cresciuta nelle favelas di Mare, in una delle zone più violente della megalopoli brasiliana. Era componente del Partito socialismo e libertà (PSOL), una formazione di sinistra, con la quale nel 2016 ha ottenuto una sorprendente elezione al consiglio cittadino di Rio. Solo il giorno prima dell’esecuzione, Franco aveva accusato la polizia dell’ultima uccisione di un giovane in una favela. “Matheus Melo sta andando via da una chiesa, quando è stato ucciso. Quante altre persone dovranno morire prima che questa guerra abbia fine?” aveva chiesto. Aveva anche accusato la polizia di gestire un “battaglione della morte”, responsabile di numerosi delitti.

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