Venezuela, i dettagli del piano segreto

| Un quotidiano americano svela i contorni di un progetto architettato con gli americani per cacciare Maduro senza spargimenti di sangue. Ma il presidente avrebbe scoperto tutto: ora si temono vendette e regolamenti di conti

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Il golpe sventato, o forse solo rimandato, non riporta la tranquillità in Venezuela, dove gli scontri si susseguono e il bilancio delle vittime sale a cinque morti, fra cui un ragazzino di appena 14 anni, colpito da un proiettile vagante. È il “Wall Street Journal” a rivelare i dettagli di un piano segreto per rovesciare il regime di Maduro. A ordirlo sarebbero stati almeno tre fra i suoi uomini più fidati – fra cui si dice il ministro della difesa Vladimir Padrino, il presidente della corte suprema Maikel Moreno e il capo dell’intelligence militare Rafael Hernandez Dala - che dopo mesi di trattative sottobanco avrebbero trovato un accordo per spodestare Maduro, garantendogli un’uscita di scena indolore e senza spargimenti di sangue: l’ipotesi era di prendere il controllo della base aerea di La Carlota e prevedeva la rassicurazione al presidente un’uscita di scena e la libera possibilità di trovare rifugio a Cuba. Un piano architettato per mesi con alcuni funzionari americani della NSC, organismo guidato da John Bolton, sventato all’ultimo istante dallo stesso Maduro grazie alla liberazione di Leopoldo López, leader dell’opposizione condannato a 14 anni di reclusione per essere stato giudicato responsabile delle proteste di massa del 2014, liberato dagli arresti domiciliari il giorno del tentativo di rivolta. La scoperta del piano avrebbe spinto Guaidó all’impennata, chiedendo la discesa del popolo in piazza.

Si teme l’inizio della “purga di stato”, con regolamenti di conti e vendette a cui dovrebbe sfuggire proprio Leopoldo López, che giorni fa ha trovato rifugio insieme alla moglie e la figlia presso l’ambasciata spagnola di Caracas: sul suo nome è stato emesso un nuovo mandato di cattura a cui il leader dell’opposizione ha risposto affermando di non temere il carcere e tantomeno Maduro. Dal canto suo, il governo spagnolo ha dichiarato di non “avere alcuna intenzione di estradarlo e si augura che le autorità venezuelane rispettino l’inviolabilità della residenza dell’ambasciatore spagnolo”. Anche se ha aggiunto che non “permetterà che l’ambasciata si trasformi in un centro di attivismo politico”.

I dubbi che aleggiano sulla situazione di stallo sono tanti, e iniziano a farsi strada fra gli analisti internazionali: qualcuno non riesce a spiegarsi per quale motivo Maduro non abbia in alcun modo tentato di arrestare Juan Guaidó. Tutto questo mentre lo scacchiere della politica internazionale continua a spostare l’attenzione da un popolo ridotto allo stremo all’eterno braccio di ferro fra America e Russia, ovvero fra Trump e Putin. I due presidenti, ha svelato l’inquilino della Casa Bianca, si sarebbero sentiti al telefono, anticipando l’incontro della prossima settimana in Finlandia fra il segretario di stato americano Mike Pompeo e il suo omologo russo Sergej Lavrov. Secondo Trump, Putin non avrebbe alcuna intenzione “di essere coinvolto nella crisi venezuelana”, ma suonano quasi come una smentita le parole di Lavrov, che ha ribadito la posizione di Mosca: “L’ingerenza di Washington è una flagrante violazione del diritto internazionale”.

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