Venezuela, the final countdown

| Saranno le prossime ore a decidere il destino del paese sudamericano in rivolta da ieri: ago della bilancia l’esercito, che al momento sia Guaidó che Maduro assicurano di avere al proprio fianco

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Maria Lopez - Michael O'Brien

È uno stallo che non piace a nessuno, quello che si è creato in Venezuela dopo la “Operacion Libertad” lanciata dall’autoproclamato presidente Juan Guaidó. Non piace alla comunità internazionale, preoccupata per una possibile escalation degli scontri che come al solito vede le potenze mondiali schierate all’opposto: da una parte gli Stati Uniti, che appoggiano Guaidóe al momento “non escludono l’uso della forza”, e Russia e Cina dall’altra, al fianco di Maduro, che intimano di non intervenire per non complicare ulteriormente la situazione.

La tensione resta altissima, con il paese ormai sull’orlo della guerra civile, e ore che diventano cruciali per capire con chi è realmente schierato l’esercito, il vero ago della bilancia che al momento sia Guaidóche Maduro vantano di avere al proprio fianco. Una situazione non chiara, che ieri nel corso delle proteste ha visto diversi blindati dell’esercito lanciarsi contro la folla: il bilancio parla di un morto, diversi feriti e decine di arresti.

In un nuovo messaggio video diffuso attraverso i social durante la notte, Juan Guaidóha esortato la popolazione “a scendere in piazza”, precisando che non si tratta di un colpo di stato ma di una protesta pacifica e ribadendo di poter contare sull’appoggio delle forze armate: “Sapevamo che non sarebbe stato semplice”, ribadisce. Nella notte era comparso in video anche Maduro, per assicurare che il “colpo di stato era stato respinto” e che “il Venezuela non si arrenderà mai alle forze imperialiste”. Leopoldo Lopez, leader dell’opposizione liberato poche ore fa dagli arresti domiciliari dove scontava 14 anni di reclusione, si è rifugiato insieme alla famiglia presso l’ambasciata spagnola di Caracas. In serata era apparso in video anche il ministro della difesa Vladimir Padrino Lopez, che aveva tentato di ridimensionare il tentativo di golpe liquidando in “poche unità il numero di militari che si sono uniti ai golpisti”.

Nella notte interviene anche il segretario di stato americano Mike Pompeo: alla CNN ha svelato che quando sono scoppiati i disordini Maduro era pronto a lasciare il paese, ma la Russia l’avrebbe convinto a rimanere al suo posto. L’Unione Europea, attraverso l’alto rappresentante della politica estera Federica Mogherini, sceglie la via più morbida, limitandosi a chiedere una soluzione pacifica, ma la Spagna prende le distanze, scegliendo di non appoggiare il golpe per chiedere che siano indette al più presto nuove elezioni politiche. Evo Morales, presidente della Bolivia, ha condannato il tentato rovesciamento messo in atto da Guaidó.

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