Venezuela: USA contro Russia

| Minacce, ripicche e accuse rimbalzano da ore: l’America si dice pronta all’intervento, la Russia ammonisce di starne fuori. Guaidó proclama uno sciopero a oltranza, ma le strade iniziano a svuotarsi: situazione di stallo

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di Maria Lopez

Quello che gli analisti internazionali temevano, sta diventando realtà: l’accendersi della rivolta in Venezuela ha alzato i toni dello scontro fra Stati Uniti e Russia. I primi apertamente schierati al fianco del giovane Juan Guaidó, autoproclamato presidente riconosciuto da 55 paesi (Italia esclusa), i russi dalla parte di Nicolas Maduro, uno degli ultimi leader-dittatori sudamericani.

Un braccio di ferro che si nutre di una dialettica sempre più accesa, con accuse e minacce che ricordano l’aria cupa degli anni Guerra Fredda.

Nella mattinata di ieri, il segretario di stato americano Mike Pompeo aveva auspicato una “transizione del potere pacifica”, ventilando comunque la possibilità di “un’azione di forza” ritenuta fra le ipotesi possibili da Washington, per risolvere una situazione di stallo che potrebbe prolungarsi a tempo indeterminato, sfiancando la popolazione. La reazione stizzita di Mosca era arrivata a stretto giro di posta per mano di Serghei Lavrov, con un consiglio (non immischiatevi nelle questioni venezuelane) seguito da una minaccia neanche tanto velata: “potrebbero esserci gravi conseguenze, in quanto si tratterebbe di una pesante violazione del diritto internazionale”.

Pompeo ha ripreso la parola, restituendo ai russi l’accusa di voler destabilizzare il Venezuela con il solo desiderio di incrinare le relazioni con gli Stati Uniti. Trump lasciava al suo segretario di stato il compito di vedersela con i russi, scegliendo di regolare di persona i conti con Cuba: “Se truppe e milizie non cesseranno immediatamente le operazioni militari, imporremmo un embargo totale e nuove sanzioni”.

Una situazione che si fa incandescente, almeno quanto quella che si vive in Venezuela, dove Guaidó ha annunciato un programma di scioperi dei dipendenti pubblici “fino ad ottenere la fine dell’usurpazione di Maduro, un governo di transizione e libere elezioni”. Sulle strade, gli scontri proseguono, malgrado le strade si siano svuotate parecchio: la Guardia Nacional Bolivariana continua a fare un uso massiccio di lacrimogeni per disperdere gli assalti degli oppositori. Secondo quanto riferisce “Foro Penal”, ong venezuelana per i diritti umani, 119 persone (fra cui 11 minorenni), sono state arrestate in diversi stati: quello con il maggior numero di fermi è Zulia, seguito da Carabobo, Aragua e Merida. Nelle proteste sono morti Jurubith Betzabeth Rausseo Garcia ed Enrique Mendez, una donna di 27 anni e un giovane di 24. Commentando gli omicidi, Guaidó ha tuonato: “Gli assassini dovranno farsi carico dei loro crimini: mi gioco la vita per far sì che sia così”.

Lo scenario delle prossime ore è quanto mai incerto: Maduro potrebbe approfittare dell’apparente vittoria sui rivoltosi per arrestare Guaidó, mossa che porterebbe ad una pericolosa escalation internazionale di interventi e reazioni.

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