Venezuela: verso un accordo Trump-Maduro?

| Dopo aver cercato per anni, senza successo, di destabilizzare il governo del Paese sudamericano, gli Stati Uniti adottano una strategia diversa: coinvolgere il partito del presidente invitandolo a creare un governo transitorio

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Di Marco Belletti
La proposta fatta agli oppositori di Maduro è veramente ghiotta: Trump ha offerto loro la possibilità di revoca delle sanzioni al Venezuela se daranno vita a un governo provvisorio senza lo stesso Maduro. Offerta valida anche per gli eventuali componenti del partito socialista del presidente. Gli Stati Uniti dopo anni di politica dura nei confronti della nazione sudamericana, senza mai riuscire a porre veramente le mani sul potere, cambiano strategia.

Con il Venezuela distrutto dal prezzo del petrolio in caduta libera, dalla pandemia che si sta diffondendo rapidamente e dalla pesante pressione economica statunitense, Trump prova a fare terminare la crisi politica nella nazione con l’appoggio a elezioni (per lui) più eque.

E così a fine marzo, il segretario di stato Mike Pompeo ha annunciato che gli Stati Uniti avvieranno un programma di transizione democratica per il Venezuela, proponendo un percorso di uscita dalle sanzioni, anche nel settore petrolifero, se Maduro e i suoi alleati coopereranno. Ma non sarà semplice far conciliare l’attuale presidente (appoggiato da Russia, Cina e Cuba oltre che dall’esercito) con il leader dell’opposizione Juan Guaido, riconosciuto dagli Stati Uniti e una cinquantina di altri Paesi come legittimo presidente ad interim.

Nicolás Maduro è presidente della repubblica bolivariana del Venezuela dal 19 aprile 2013 e ha mantenuto il potere nonostante i ripetuti tentativi fatti dagli Stati Uniti per rimuoverlo. A pochi giorni dall’aver accusato Maduro di essere un narco-terrorista, un frustrato Trump cambia quindi strategia. Per rendere più malleabile l’avversario, spera di essere aiutato dal dissidio arabo-russo che sta contribuendo al crollo del prezzo del petrolio - principale risorsa finanziaria del Venezuela - e dalla minaccia del coronavirus.

“Il regime è sotto la più forte pressione mai subita - ha confidato alla Reuters Elliott Abrams, rappresentante americano per il Venezuela - e forse questa pressione porterà a una discussione all’interno del regime”. Secondo Reuters, Trump approverebbe un governo di transizione accettato dalle diverse parti che dovrebbe guidare il partito verso le elezioni, da tenersi entro un anno.

Il governo venezuelano ha respinto la proposta degli Stati Uniti definendola un trucco per ottenere vantaggi politici durante la pandemia globale. E mentre Adams prova a moderare i toni ventilando la possibilità che Maduro non sia costretto all’esilio ma possa teoricamente ricandidarsi, Pompeo afferma invece che non governerà mai più il Venezuela. Nel frattempo Guaido ha presentato un piano per formare un governo di emergenza composto da tutti gli schieramenti politici e il governo statunitense sembra ora appoggiare il suo approccio, dopo che Trump si era detto fortemente contrario. E mentre Maduro sostiene che Guaido è un burattino nelle mani degli Stati Uniti, il suo avversario afferma che la rielezione del presidente nel 2018 è stata una farsa. Un accordo sembra davvero distante, anche se Pompeo ha ribadito che il governo degli Stati Uniti rimane “solidale con il lavoro che il legittimo presidente del popolo venezuelano, Juan Guaido, è impegnato a svolgere”.

In realtà sembrerebbe che il piano dei collaboratori di Trump sia quello di fare leva non solo sull’opposizione guidata da Guaido, ma soprattutto sui componenti del governo socialista che potrebbero rivoltarsi contro Maduro, cosa non riuscita all’opposizione. Sempre secondo Reuters, gli Stati Uniti sarebbero anche disposti a revocare le sanzioni per decine di funzionari del governo venezuelano se rinunciassero a ogni ruolo politico durante la transizione, mentre le sanzioni economiche - anche quelle nei confronti della compagnia petrolifera statale PDVSA (Petróleos de Venezuela) - verrebbero revocate solo quando Maduro avrà rinunciato a tutti i suoi incarichi e le forze di sicurezza cubane e il contingente militare russo si saranno ritirati dal Paese.

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