Addio biglietti aerei, arriva il riconoscimento facciale

| Niente più scanner per le carte d’imbarco, adesso i sistemi biometrici riprendono i volti, li abbinano ai biglietti e li confrontano con immagini già acquisite

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Lo scorso aprile, MacKenzie Fegan ha vissuto quello che pensava fosse un errore: si è imbarcata su un volo “JetBlue” in partenza dagli Stati Uniti e diretto in Messico, senza che qualcuno le chiedesse il passaporto o i documenti di viaggio.

“Guardo alla mia destra, e il cancello si apre – ha raccontato a CNN Travel – mi guardo intorno, non capivo. Sono abituata a viaggiare e alla trafila dei controlli, ma quel giorno nessuno mi aveva chiesto nulla: potevo avviarmi al gate”.

Prima ancora di imbarcarsi, Fegan, che è una giornalista newyorkese, ha scritto un tweet sul profilo della JetBlue, chiedendo alla compagnia aerea spiegazioni sull’accaduto: “Il riconoscimento facciale ha sostituito le carte d’imbarco, a mia insaputa? Se la risposta è sì, quando vi avrei dato il mio consenso?”. Circa 10 minuti dopo, Fegan riceve una risposta: “Sei in grado di rinunciare a questa procedura. Scusa se questo ti ha fatto sentire a disagio”.

La risposta implicita nel Tweet era un sì: alcune compagnie, fra cui la JetBlue, utilizzano il riconoscimento facciale e la tecnologia biometrica, apparentemente per accelerare le procedure d’imbarco e aumentare la sicurezza.

Il tweet iniziale di MacKenzie Fegan ha ricevuto oltre 8.500 like, scatenando una discussione fra chi ha espresso preoccupazioni sulla privacy e altri che invece hanno elencato i pro e i contro di una tecnologia che sta diventando onnipresente negli aeroporti di tutto il mondo.

“Ci stiamo muovendo sempre più verso questo tipo di automazione: dati personali e dati biometrici a disposizione delle aziende e delle società. Mi sono fatta molte domande, e penso che dovrebbero farsele tutti. Ho dato volentieri molti dei miei dati personali, biometria inclusa, al governo degli Stati Uniti: sono una viaggiatrice abituale, iscritta al programma Global Entry. La differenza è ho aderito di mia spontanea volontà”.

La tecnologia biometrica utilizza le caratteristiche fisiologiche, basti pensare all’impronta del pollice per l’iPhone che permette sbloccare lo smartphone senza password. Altri esempi includono il riconoscimento dell’iride, le impronte digitali e il riconoscimento facciale.

Raoul Cooper, senior digital design manager di British Airways, assicura che la compagnia, insieme ad altre che volano da e per l’aeroporto Heathrow di Londra, utilizza il riconoscimento facciale sui viaggiatori nazionali da circa otto o nove anni. “Dobbiamo separare i nostri clienti in qualche modo, evitando che viaggiatori internazionali si imbarchino per sbaglio su un volo nazionale o viceversa, soprattutto se sono in transito”. La tecnologia facciale per i clienti British Airways di Heathrow avviene in più fasi: quando un passeggero arriva in aeroporto e passa attraverso il primo controllo di sicurezza, la sua immagine facciale viene “catturata”: “Acquisiamo i volti e li associamo alla carta d’imbarco. La telecamera effettua una serie di misurazioni e costruisce quello che noi chiamiamo un modello biometrico”.

Quando i passeggeri si imbarcano sul loro volo nazionale, un’altra apparecchiatura scatta un’istantanea del loro volto e la sincronizza con un’immagine scatta a bordo, per avere il riscontro finale. “Se il sistema registra qualche anomalia, il personale passa al controllo manuale e visivo dei documenti”.

Questo sistema è in funzione nel Regno Unito da più di un decennio, e più di recente, British Airways ha introdotto dei cancelli d’imbarco automatico, limitando il riconoscimento facciale ai viaggiatori internazionali. “Si tratta di procedure che velocizzano i tempi: lo dimostrano dei test, come l’imbarco di 240 passeggeri in circa 10 minuti, senza lunghe code al gate”.

Dall’altra parte dell’oceano, il governo degli Stati Uniti utilizza il riconoscimento facciale da circa 20 anni, anche se l’imbarco biometrico è stato introdotto solo di recente. Tutto è iniziato dalla relazione della commissione d’inchiesta sull’attentato dell’11 settembre 2001, che concludeva caldeggiando l’introduzione di un sistema biometrico di controllo in ingresso e in uscita per i cittadini stranieri come un passaggio necessario a garanzia della sicurezza nazionale.

Dalla metà degli anni ‘90, ogni cittadino non statunitense, all’arrivo in America deve viene fotografato ed è obbligato a depositare le impronte digitali. Nel 2017, Trump ha firmato un ordine esecutivo per accelerare gli iter aeroportuali di biometria per tutti i viaggiatori nazionali e internazionali in 15 aeroporti: altri 22 scali si stanno attrezzando.

L’ingresso biometrico comporta che sia presa un’immagine del viaggiatore all’arrivo negli Stati Uniti: la foto viene confrontata con altre già memorizzate, comprese quelle del passaporto e del visto. Per quanto riguarda le uscite biometriche, quello che la giornalista ha sperimentato in prima persona, viene effettuato prima della partenza di un volo internazionale, generando una galleria di immagini di ogni viaggiatore a bordo dell’aereo. Anche in questo caso, le immagini sono tratte da foto come il passaporto del viaggiatore, il visto o fotografie di ingressi precedenti.

Al gate di partenza, una nuova fotografia viene scattata con una fotocamera gestita da un computer, e la nuova immagine viene confrontata con quella già in possesso: un processo più veloce e efficiente che dura un paio di secondi, con una precisione del 98%.

Secondo molti è inutile protestare, visto che viviamo nell’era dei Big Data: quando i governi e migliaia di aziende private hanno già miriadi di informazioni su di noi, perché non dare loro un altro pezzo del puzzle, per di più se può rendere il viaggio meno stressante? Diverse organizzazioni in difesa dei consumatori hanno espresso dubbi sulla pratica del riconoscimento in aeroporto. L’organizzazione no-profit “Fight for the Future”, che promuove campagne per la libertà di espressione online, ha lanciato una mappa interattiva che evidenzia quali aeroporti utilizzano la tecnologia, ed elenca quali compagnie aeree operano ancora in quelli che definisce voli “senza sorveglianza”. “Vediamo il riconoscimento facciale come una pericolosa tecnologia di controllo - dice Evan Greer, vice direttore di Fight for the Future – un processo simile alle armi nucleari o biologiche in termini di potenziali danni per la società”.

“Non stiamo creando nuovi checkpoint di ispezione, stiamo semplicemente automatizzando un controllo d’identità che è richiesto per legge, utilizzando una tecnologia che ci permette di farlo più facilmente e rapidamente possibile, a tutto vantaggio del governo, delle compagnie aeree e degli stessi viaggiatori”, replicano le compagnie aeree.

Negli Stati Uniti, le fotografie di cittadini americani che rientrano nel paese vengono cancellate entro 24 ore, quelle di cittadini stranieri sono conservate in un deposito sicuro chiamato “IDENT”. Per quanto riguarda il timore che le compagnie possano abusare o vendere i dati, i vettori sono irremovibili: non accade e non accadrà mai.

Ma qualche problema, ogni tanto c’è. Secondo un rapporto del luglio 2018 dell’American Civil Liberties Union, la tecnologia biometrica di Amazon ha falsamente abbinato fotografie 28 di membri di un congresso con quelli di persone che erano state arrestate per reati sessuali, provocando quasi un incidente diplomatico.

Secondo Jeffrey C. Price, professore di gestione aerea presso la Metropolitan State University of Denver, “I benefici per la sicurezza sono enormi: la biometria permetterà di individuare sospetti terroristi, e i criminali saranno meno propensi ad andare in aeroporti dove questa tecnologia è attiva”. Tuttavia, si tratta di una tecnologia non priva di minacce: “La maggiore preoccupazione è il rischio che i database siano violati, con conseguente furto dei dati biometrici di migliaia di persone. Ma come mi ha detto una volta qualcuno nel settore della sicurezza informatica, al mondo ormai ci sono solo due tipi di persone: quelle che sono state hackerate e quelle che non lo sanno ancora”.

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