Apple in crisi?

| Le dimissioni del capo del design, Jony Ive, ha riacceso le voci di scontri interni e diversità di vedute. Un’inchiesta giornalistica ha tentato di spiegare i motivi dell’addio, seccamente smentite da Cupertino

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Per quelli – e sono tanti - che da tempo parlano di una crisi profonda del marchio “Apple”, per qualcuno avviato su un inesorabile viale del tramonto, le dimissioni di Jony Ive rappresentano la prova della teoria catastrofista. Sicuramente non è un bel segnale, soprattutto perché l’addio dopo 30 anni è stato accompagnato da “rumors” che parlano di malumori insanabili consumati fra le mura dii Cupertino, il quartier generale del sogno di Steve Jobs.

A tentare una ricostruzione del clamoroso addio del Chief Designer Officer, padre di successi planetari come iPhone, iPod, iMac, MacBook Air, Apple Watch e AirPods, sono “Bloomberg” e il “Wall Street Journal”, che racchiudono i motivi all’interno di una profonda e insanabile “diversità di vedute”, frase al cui interno può starci davvero di tutto. La realtà, secondo le due autorevoli fonti, racconta che Jony Ive abbia masticato amarezza per anni, visto il crescente disinteresse verso le questioni di design dei top manager, a cominciare da Tim Cook, il CEO, troppo concentrato sulle questioni finanziarie: una situazione che sarebbe esplosa al termine di una riunione in cui si doveva decidere il design della nuova generazione di iPhone, prevista in uscita per il prossimo settembre.

Le due inchieste hanno fatto rumore proprio a Cupertino, che attraverso Tim Cook, il grande timoniere, ha diffuso una nota in cui si smentiscono seccamente le ricostruzioni giornalistiche. Jony Ive, si specifica, ha lasciato l’azienda ma continuerà a lavorare con Apple come committente esterno attraverso la “LoveFrom”, la sua azienda.

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