“Huawei, il nemico ti ascolta”

| L’intelligence americana ha lanciato l’allarme ai paesi alleati: attenzione, i software delle infrastrutture di telecomunicazioni forniti dai giganti asiatici potrebbero essere vulnerabili. Nessuna conseguenza per i possessori di smartphone

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Di Germano Longo
È bastato mettere in giro la voce sulla vulnerabilità dei software informatici della “Huawei” per dare una sonora spallata ai titoli tecnologici sui mercati dell’Asia. FBI, NSA e CIA, i tre colossi dell’intelligence americana, hanno sconsigliato agli alleati di affidare le proprie infrastrutture delle telecomunicazioni nelle mani di “Huawei” e “Zte”. Mancano all’appello motivazioni concrete, e di mezzo c’è senz’altro la guerra commerciale senza esclusioni di colpi fra Stati Uniti e Cina, con un’entrata a gamba tesa nell’ascesa irresistibile della “Huawei Technologies”, ormai secondo produttore di smartphone al mondo (con il sonoro sorpasso di Apple nel secondo trimestre di quest’anno) che può vantare una penetrazione fortissima in 170 paesi e 45 clienti fra i primi 50 operatori mondiali di telefonia mobile.

Secondo quanto riportato dal “Wall Street Journal”, i funzionari dell’intelligence americana avrebbero diffuso una nota agli alleati per avvisarli di rischi “per la sicurezza informatica” e cyberspionaggio. Un apparente atto di altruismo che nasconde profonde preoccupazioni del Pentagono, visto che molti dei paesi in cui si utilizzano infrastrutture Huawei ospitano basi militari americane. Allo studio della Casa Bianca l’idea di fornire aiuti economici per sveltire lo sviluppo di reti di telecomunicazioni interne, con l’obiettivo di allontanare la dipendenza dall’efficienza e la convenienza economica offerta dai giganti asiatici.

“Affidarsi ad un’azienda sospettata di far parte dell’intelligence di un governo ostile è motivo di allarme per ogni agenzia di spionaggio americana. Malgrado le crittografie multi-livello, la disponibilità di Huawei di fornire software di intercettazione rende la situazione fortemente critica”, ha spiegato una fonte diplomatica americana anonima.

La replica di Huawei non si è fatta attendere: “I nostri prodotti e le nostre soluzioni sono ampliamente utilizzati in più di 170 paesi al mondo e da centinaia di milioni di consumatori. L’atteggiamento del governo americano, che si estende oltre la propria giurisdizione, non va incoraggiato. Continueremo a servire i nostri clienti con soluzioni sempre più innovative”. Ad accompagnare la nota una notizia circolata nei giorni scorsi, secondo cui il colosso Huawei avrebbe deciso di aumento degli investimenti per ricerca e sviluppo da 15 a 20 miliardi di dollari, per arrivare fra i primi a sfruttare le possibilità offerte dalla tecnologia “5G”, di cui le assegnazioni in Italia dovrebbero partire nei primi mesi del prossimo anno.

Ma è meglio precisarlo: in questa vicenda, chi possiede uno smartphone Huawuei non corre alcun rischio e non va incontro a nessuna conseguenza. La battaglia si sta combattendo su altri fronti, perché l’impero delle telecomunicazioni cinese ha un raggio d’azione ben più ampio della semplice telefonia mobile, che si estende a sofisticati software per le infrastrutture delle telecomunicazioni. È questo il vero core-business di Huawei, portato avanti dalla “Carrier Network Business Group”, a cui solo in epoca recente si è aggiunto il ghiotto mercato degli smartphone, utilissimo per raggiungere nel 2017 un fatturato complessivo di 92,5 miliardi di dollari, con un aumento del 15% rispetto all’anno precedente.

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