La prima guerra mondiale tecnologica

| Le reti 5G, la telefonia mobile, l’intelligenza artificiale: è in corso una battaglia epocale fra Stati Uniti e Cina sul fronte delle nuove tecnologie. A farne le spese colossi come Huawei e app di enorme successo come TikTok

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Lentamente, tutto il mondo sta finendo risucchiato in una battaglia sul futuro della tecnologia in corso tra Stati Uniti e Cina, costringendo ogni Paese a scegliere da che parte stare in un conflitto che sta fratturando il settore.

L’ultima vittima designata è “TikTok”, un’app popolare tra i teenager che conta centinaia di milioni di fan devoti in mercati come l’India e gli Stati Uniti. L’applicazione è di una società cinese, ma gestita da un CEO americano.

Il primo stop è arrivato il mese scorso, quando TikTok è stata bloccata in India come ripercussione dopo alcuni scontri al confine con la Cina costati la vita ad almeno 20 militari indiani. Pochi giorni fa, le autorità statunitensi hanno annunciato che avrebbero cercato di mettere al bando l’app perché considerata una possibile minaccia alla sicurezza nazionale. La notizia si è diffusa mentre la compagnia riferiva l’intenzione di lasciare Hong Kong per via della nuova legge sulla sicurezza nazionale che la Cina ha imposto alla città.

“Sta diventando sempre più difficile essere una piattaforma tecnologica globale - ha commentato Dipayan Ghosh, co-direttore del Digital Platforms and Democracy Project - la battaglia in corso tra le due più grandi economie del mondo è il cuore vero di questo problema”. Stati Uniti e Cina si contendono l’intelligenza artificiale, le reti mobili 5G e altre tecnologie. Sebbene i due Paesi abbiano legami economici di lunga data che consentirebbero una collaborazione, le recenti tensioni hanno spinto i governi a riconsiderare le partnership.

Il conflitto si sta ripercuotendo anche sulle relazioni con altre potenze globali. Il Regno Unito, ad esempio, sta riesaminando la decisione di concedere alla cinese Huawei la possibilità di contribuire alla realizzazione della rete 5G del Paese, e lo stesso sembra voler fare la TIM in Italia. Dubbi che arrivano dopo le ripetute accuse americane verso Huawei, appesantita da sanzioni che potrebbero impedire ad aziende americane di fornirle i componenti necessari per realizzare la tecnologia di prossima generazione.

Gli Stati Uniti e la Cina hanno avuto per decenni opinioni opposte sull’uso della tecnologia: mentre IBM e Microsoft guidavano l’innovazione americana negli anni ‘80, la Cina stava gettando le basi per un massiccio meccanismo di censura su internet che inibisce contenuti ampiamente disponibili altrove. Da allora, la Cina ha creato un web controllato apprezzato da altri paesi autoritari come la Russia, che si è mossa per ristrutturare e tenere a freno internet con l’assistenza di tecnici orientali.

Gli investimenti cinesi in tecnologia sono cresciuti ancora più rapidamente negli ultimi anni grazie al “Made in China 2025”, l’ambizioso piano di Pechino di liberare il Paese dalla dipendenza estera spendendo miliardi di dollari in settori come le comunicazioni wireless, i microchip e la robotica. La risposta degli Stati Uniti è stata di tentare di limitarne l’avanzata: l’amministrazione Trump ha accusato la Cina di aver rubato tecnologie statunitensi e i funzionari cinesi hanno ripetutamente negato le accuse sostenendo che i segreti tecnologici consegnati erano parte di accordi concordati.

Mentre Washington intensifica la sua lotta contro Pechino, la cooperazione tecnologica internazionale sembra sempre più improbabile. “Pechino ha concluso che divisione è inevitabile - hanno scritto Ian Bremmer e Cliff Kupchan, vertici dell’Eurasia Group in un rapporto pubblicato all'inizio di quest'anno che ha rilevato come il presidente cinese Xi Jinping stia chiedendo al Paese di rompere la dipendenza tecnologica dagli Stati Uniti - la Cina incrementerà gli sforzi per rimodellare la tecnologia internazionale, il commercio e l’architettura finanziaria per garantire i propri interessi in un mondo che sempre più viaggia a doppio binario”.

E mentre il rapporto tra le due maggiori economie mondiali si deteriora, diversi analisti avvertono: le ricadute della guerra avranno importanti implicazioni ovunque. “Il nuovo muro di Berlino virtuale” spingerà le economie mondiali a scegliere da che parte stare: gli alleati tradizionali degli Stati Uniti come Taiwan e la Corea del Sud potrebbero orientarsi verso la Cina per la fornitura di semiconduttori su cui le aziende cinesi sono assai competitive.

Per le aziende tecnologiche costrette a navigare in questa battaglia silenziosa, non ci sono orizzonti facili: saranno sempre più costrette a scegliere se rinunciare a una parte di mondo o a decentralizzare le operazioni. TikTok sembra tentare il secondo approccio: anche se l’app è di proprietà della “ByteDance” di Pechino, si è impegnata a prendere le distanze dalla società madre. A maggio, ha assunto l’ex dirigente “Disney” Kevin Mayer come CEO, e ha ripetutamente affermato che i suoi database si trovano interamente al di fuori della Cina, dove non sono soggetti alle leggi di Pechino. “Lo stretto legame con il governo cinese è ciò che ha tagliato fuori Huawei da così tanti mercati – il commento di un analista della Harvard Kennedy School -  e credo che TikTok voglia distinguersi da Huawei, ma questo potrebbe non essere sufficiente”. Nelle ultime settimane, il Segretario di Stato americano Mike Pompeo ha avanzato l’idea di vietare TikTok sul territorio americano.

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