The Huawei Conspiration

| Dopo la messa al bando americana, il mondo delle telecomunicazioni inizia a voltare le spalle al colosso cinese

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Uno dopo l’altro, come in un domino che colpisce a macchia, le reti mobili in Asia e in Europa stanno sospendendo gli ordini per gli smartphone Huawei a seguito della decisione statunitense della scorsa settimana di limitare l'accesso dell’azienda alla tecnologia americana.

L’inserimento di Huawei nella black list delle esportazioni significa che l’azienda cinese non è più in grado di procurarsi software o componenti da fornitori americani senza un’autorizzazione specifica. I dispositivi esistenti rimangono inalterati, ma le restrizioni minacciano i futuri prodotti Huawei e la sua posizione di leader nella costruzione di reti 5G di nuova generazione.

Vodafone, il secondo operatore mobile più grande al mondo, qualche giorno fa ha dichiarato di aver messo in pausa i pre-ordini nel Regno Unito per lo smartphone “Huawei Mate 20X (5G)”. “Si tratta di una misura temporanea, perché esiste un’incertezza riguardo ai nuovi dispositivi Huawei 5G”, ha dichiarato un portavoce del colosso delle telecomunicazioni alla CNN.

Anche il più grande operatore del Regno Unito, la “EE”, divisione mobile della “BT Group”, sta ritardando l’introduzione dei nuovi smartphone Huawei. E alcuni operatori giapponesi hanno preso misure simili contro un altro dispositivo, l’Huawei P30 Lite: il lancio del nuovo smartphone, rinviato a data da destinarsi, era programmato per il lancio alla fine di questo mese.

La principale azienda giapponese di telecomunicazioni “NTT Docomo”, ha annunciato di aver bloccato le prenotazioni per il telefono, e sta “esaminando l’impatto delle restrizioni statunitensi”, ha riferito il portavoce. Lo stesso hanno fatto altre compagnie come la “KDDI” e la “SoftBank Corp.”.

La sospensione degli ordini è la prima prova tangibile che l’escalation dell’amministrazione Trump nella sua campagna contro Huawei sta causando gravi danni al business dell’azienda cinese. Lo scorso anno, Huawei era riuscita a superare la “Apple” diventando il secondo marchio al mondo dietro “Samsung”, e buona parte del successo commerciale era dovuto ai mercati al di fuori della Cina.

Il divieto di esportazione statunitense ha costretto anche “Google” ad escludere i nuovi dispositivi Huawei dal sistema “Android”. Una sospensione temporanea concessa dal Dipartimento del Commercio degli Stati Uniti consente al colosso di Mountain View 90 giorni per effettuare la manutenzione dei dispositivi Huawei.

“Apprezziamo le strette relazioni con i nostri partner, ma riconosciamo la pressione a cui sono sottoposti alcuni di loro, come risultato delle decisioni politiche americane - ha commentato un portavoce della Huawei - siamo fiduciosi che questa spiacevole situazione possa essere risolta: la nostra priorità rimane quella di continuare a fornire ai nostri clienti in tutto il mondo tecnologia e prodotti di alto livello qualitativo”.

Come l’85% degli smartphone di tutto il mondo, i dispositivi Huawei funzionano sul sistema operativo Android e accedono ad applicazioni e servizi popolari come Gmail, YouTube e Google Maps, e inevitabilmente, la perdita del sistema di Google rende i dispositivi molto meno attraenti per i consumatori internazionali: significa perdere il sistema operativo Android e l’accesso all’app store Google Play.

Per far fronte ad una situazione potenzialmente esplosiva, Richard Yu, capo della divisione consumer business del colosso cinese ha annunciato la nascita di un sistema operativo “made in Huawei” che dovrebbe debuttare entro la primavera del prossimo anno.

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