Coachella Festival, una gran botta di cool

| Pochi giorni all’edizione 2018 dell’evento in cui chi conta dev’esserci. Un appuntamento socio-musical-artistico fra i più influenti al mondo

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Empire Polo Fields di Indio, Southern California, contea di Riverside: una “nowhere land” nel mezzo del Colorado Desert. Intorno non c’è niente, ma i 76.036 abitanti non sono per nulla preoccupati, perché una volta all’anno, la loro polvere bruciata dal sole si trasforma nel palcoscenico del “Coachella Valley Music & Art Festival”, il più celebre evento di musica, arte, elettronica e umanità varia di tutta l’America.

Un coloratissimo appuntamento che sta per succedere di nuovo, nei due weekend compresi fra il 13-15 ed il 20-22 aprile prossimi, ancora una volta tappa obbligata per quelli che contano, celebrities, top model e star internazionali, ma soprattutto per le migliaia di giovani che partono da ogni angolo del pianeta, pur di non perdersi il Coachella Festival. Esperienza mistica in un posto inospitale assai, con temperature che di giorno salgono a 41° e di notte precipitano a 6, che prende il nome dal serpente simbolo di Città del Messico. Un pugno di terra su cui nessuno avrebbe puntato nulla: la nascita ufficiale di Indio è datata metà dell’Ottocento, per dare un punto di rifornimento alle cisterne delle locomotive partite da Los Angeles e che per vincere il caldo e riuscire ad arrivare a Yuma, Arizona, avevano bisogno d’acqua, pena fermarsi.

Los Angeles è a due ore di macchina, il “J-Tree”, abbreviazione locale del suggestivo “Joshua Tree National Park” a 50 miglia, l’elegante Palm Springs, un tempo rifugio dei divi di Hollywood ad una trentina, il “Salton Sea”, il grande lago salato a venti. Ma tutti si fermano a Indio, Coachella Valley, nell’immenso camping ideato nel 2003 coniugando sostenibilità e riciclo, messo a disposizione del pubblico.

E dire che quando tutto è iniziato, nel 1979, dieci anni esatti dopo la leggendaria Woodstock, nessuno se n’era accorto: poca gente e nessun volto noto a dar retta all’idea un po’ folle di far musica dove anche gli strumenti si sciolgono.

Del Coachella non se ne fa più nulla fino al 1981, anche se è solo nel 1999 che l’appuntamento voluto da Paul Tollet e Rick Van Santen, i due creatori, inizia a entrare nelle agende di quelli che contano. Coachella cresce, diventa un’istituzione che mescola cultura pop e underground a glamour e cool, il palcoscenico per musica indie, grounge e hip-hop, impreziosita ogni anno con installazioni d’arte contemporanea. A consacrare l’evento ci pensano i nomi, sempre più importanti: Red Hot Chilly Peppers, Depeche Mode, Madonna, Amy Winehouse, Prince, Paul McCartney.

Nel 2001, inizia una tradizione che vede salire su uno dei palcoscenici del Coachella le band ormai disciolte: reunion di gente che si era voluta bene facendo musica, finita a fare a pugni tempo dopo e spesso riappacificata sotto il sole della California del sud. Iniziano i “Jane’s Addiction” e si va avanti incontrando i “Race Against the Machine”, i “Verve” e i “Guns N’ Roses”, con il ritorno di Axl Rose e Slash sullo stesso palco.

A Coachella, sia chiaro, non si arriva vestiti come sui red carpet: esiste uno style preciso, che per le donne va dal sexy-cowgirl agli abitini di pizzo indossati sui bikini, e fra i capelli fascette e fiori: un po’ hippy e un po’ hipster.

Ma ora tutto è pronto per l’edizione 2018, con una line-up (l’elenco completo è pubblicato nella galley), che ha nomi come Beyoncé, Eminem e The Weeknd fra gli headliner.

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