Miss America dice addio al bikini

| Sfilare in costume da bagno non sarà più richiesto alle concorrenti del concorso che elegge la più bella d’America. E anche la sfilata in abito sera salta: tutte libere di vestirsi come meglio credono

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Anche senza nominarlo, l’effetto slavina di #MeToo travolge anche “Miss America”, la celebre parata nata nel 1921 e fino al 2004 in scena ad Atlantic City, New Jersey. Con una decisione epocale, Gretchen Carlson, presidente del comitato organizzatore e lei stessa vincitrice del titolo, ha comunicato ufficialmente che l’appuntamento del prossimo 9 settembre sarà il primo in cui “Non giudicheremo più le candidate in base all’aspetto fisico: questo perché non siamo un concorso di bellezza, siamo una gara”. A farne le spese l’attesissimo momento della passerella in costume da bagno, sostituita da una chiacchierata con la giuria in cui valutare interessi, passioni e preparazione culturale delle concorrenti.

Perfino la sfilata in abito da sera è da considerarsi un ricordo del passato, per l’occasione ogni ragazza potrà sentirsi libera di indossare ciò che le pare “e la fa sentire più a proprio agio”.

Una decisione che è la diretta conseguenza di alcune mail dei vertici dell’organizzazione svelate mesi fa dall’Huffington Post, in cui i commenti sessisti e denigratori sull’aspetto delle correnti erano abitudine consolidata di gente come Sam Haskell e Josh Randle, rispettivamente direttore esecutivo e presidente di Miss America. A seguito delle dimissioni di massa, e per salvaguardare l’immagine e il buon nome del concorso, poche settimane fa, ai vertici dell’organizzazione sono state nominate tre donne: Regina Hopper, Miss Arkansas 1983, Marjorie Vincen-Tripp, Miss America 1991 e la presidente del board Gretchen Carlson, eletta la più bella d'America nel 1989.

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