Aimen Dean, l’artificiere di Bin Laden

| Per anni ha costruito bombe per i militanti di al-Qaeda, poi ha deciso di cambiare sponda diventando un informatore dell’MI6 britannico. Oggi sta aiutando i servizi segreti occidentali a capire e combattere i jihadisti

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Si fa chiamare Aimen Dean, ma non è il suo vero nome: è stato uno dei primi militanti ad unirsi ad al-Qaeda, l’organizzazione terroristica creata da Osama Bin Laden, diventando l’esperto di esplosivi. Era l’uomo a cui tutti si rivolgevano per sapere che tipo di esplosivo e quanto ne serviva per gli obiettivi che avevano in mente.

Ma Aimen Dean si è ritrovato presto a nutrire forti dubbi sull’efficacia di al-Qaeda: “Le prime perplessità le ho avvertite dopo gli attentati del 1998 alle ambasciate americane in Kenya e Tanzania, costate la vita a 240 persone”. Un travaglio che lentamente l’ha trasformato in una spia dei servizi segreti britannici, l’MI6. La sua storia l’ha raccontata in un libro, “The Eternal Bridge over the River Innocence”, in cui ripercorre le varie fasi della sua esistenza, compreso il momento in cui un giornalista americano ha svelato dettagli sul suo conto che l’hanno reso riconoscibile. Da quando è passato dalla parte dell’Occidente, Dean ha fornito all’MI6 importanti informazioni su terroristi come Abu Hamza e Abu Qatada, svelando anche di attentato terroristici falliti, come uno alla metropolitana di New York, fermato all’ultimo istante da al Zawahiri per timore di violente ripercussioni americane.

Nato e cresciuto in Arabia Saudita, negli anni Novanta Dean decide di unirsi ai musulmani durante la guerra in Bosnia: riceve un addestramento militare e dopo il conflitto vive un periodo di transizione, in cui “i mujaheddin si sono trasformati in jihadisti”, nutrendosi di un odio crescente perso gli occidentali.

I racconti di Aimen finiscono spesso sul mondo oscuro e pericoloso di chi deve costruire materialmente gli ordigni per gli attentati: “Ricordo ancora le minacciose parole di avvertimento che ho ricevuto nel mio primo giorno di addestramento in Afghanistan nel 1997: quando costruisci e assembli le bombe, il primo errore sarà anche l’ultimo”. Per motivi di sicurezza, i fabbricanti di bombe agiscono in piccole squadre: “Abbiamo lavorato in due stanze fatte di fango e paglia in una valle sperduta dell’Afghanistan. Se un ispettore della sicurezza avesse visto le condizioni in cui abbiamo immagazzinato, manipolato e lavorato prodotti chimici pericolosissimi, avrebbe avuto un infarto sul posto. La realtà è che se impari a controllare la paura, calmi i nervi e segui attentamente le istruzioni, allora puoi trasformare qualsiasi cucina in una fabbrica di esplosivi, a patto che tu sia stato addestrato da qualcuno competente, piuttosto che imparare online. Ho assistito a quattro diversi incidenti con conseguenze mortali durante la preparazione dei dispositivi. Gli attacchi terroristici di Barcellona dell’agosto 2017 avrebbero dovuto includere ordigni esplosivi, ma i due uomini che lavoravano alla preparazione delle bombe hanno commesso un errore facendo saltare in aria la casa in cui stavano lavorando, uccidendo se stessi”.

Ad alimentare le organizzazioni terroristiche c’è un misto di motivazioni: “Alcuni impiegano anni a convincersi di voler combattere la guerra santa, ad altri bastano pochi minuti: tutti vogliono il martirio e la redenzione, e al centro di ogni cosa c’è il culto della morte, l’idea di creare un impero basato su montagne di teschi e oceani di sangue”.

Terrorismo
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