"Non sono fuggito
mi proteggono i giudici"

| L'ex terrorista dei Pac, due ergastoli da scontare in Italia, intervistato da Radio Rai dopo due giorni di black out. "Bolsonaro è un fanfarone, per me decide la Corte Suprema". Vittorio Feltri: "Se lo tengano"

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di Massimo Numa

Dopo tre giorni di black out, Cesare Battisti torna on line. "Non sono fuggito e sto per tornare a casa dopo un periodo di studio della situazione con i miei legali. Posso dire che Bolsonaro ha promesso quello che non può mantenere, il mio destino dipende da una decisione della Corte suprema, non da lui". "Battisti non è fuggito, si trova a San Paolo "da amici e presto tornerà nella sua casa di Cananeia, non sarà Bolsonaro a decidere sulla sua estradizione ma i giudici. E non abbiamo paura", conferma il suo avvocato di fiducia, Igor Tamasauskas. Il rientro nella villetta sarebbe solo una questione di poche ore. Ma intanto la casa è senpre vuota. Vittorio Feltri, in un fondo su Libero, auspica che i brasiliano "se lo tengano, pochè in Italia assassini ne abbiamo già tanti".

I suoi avvocati sono gli stessi che difendono l’uomo che ha squarciato con un coltello l’addome di Bolsonaro prima delle lezioni, rischiando di ucciderlo. Sarà un caso, forse no.

Gli agenti dei servizi anti-terrorismo brasiliani ora lo stanno discretamente sorvegliando. Ma per proteggerlo sono entrati in azione con largo anticipo rispetto all’elezione di Jair Bolsonaro, che ha promesso all’Italia di estradarlo al più presto, creandogli efficaci vie di fuga. Il ministro degli Esteri italiani, Moavero ha rilasciato una dischiarazione piuttosto complicata, nel lessico, ma sembrerebbe favorevole ad insistere per l'estradeizione. La speranze di veder tornare in Italai, al più presto l’ex terrorista dei Pac (Proletari Armati per il Comunismo) dove deve scontare due ergastoli per l’omicidio di 4 persone durante altrettante “azioni” di finanziamento del gruppo eversivo, nato da una costola delle Brigate Rosse negli Anni ’80. sempre in questa fase un po' appannata.

Il pericolodi fuga è sempre reale. Pochi mesi fa, annusata l’aria che già spirava in Brasile, con il probabile ritorno delle destra al potere, aveva simulato una battuta di pesca fuori dai confini ed era stato fermato dalla polizia su un’auto diretta in Bolivia, con se aveva anche una notevole somma di denaro in contanti. Battisti, nel giugno 2015, registrò il suo matrimonio, affermando di aver vissuto ad Embu das Artes mentre risiedeva già a Cananeia. L' ex membro dei Pac aveva tentato di rifugiarsi in Bolivia con 6mila dollari e 1.300 euro non dichiarati alle autorità brasiliane.

L’avvocato difensore di Battisti può dirsi soddisfatto. Il "chiaro rischio di fuga" non esiste più essendo "persona condannata dalla giustizia italiana per omicidio" coinvolta "in un noto processo di estradizione in Brasile, tale rischio non sussiste avendo deciso senza ombra di dubbio Battisti di vivere in Brasile". Perfetto. Un ragionamento che non fa una piega. 

Fermato, era stato posto ai domiciliari nella sua casa di proprietà, che condivideva con la moglie o compagna, in attesa delle interminabile giravolte dei giudici carioca, in parte favorevoli all’estradizione in parte no. In un alternarsi di si e di no, attraverso le varie corti, sino a quella Suprema dove il fascicolo s’era incagliato. Gli avevano imposto il braccialetto elettronico per un certo periodo, poi gli fu tolto. L’ex terrorista diventato un beniamino dei radical chic europei per i suoi libri gialli, in cui si divertiva a rievocare la parte più sanguinosa della sua biografia, godeva di una sorta di protezione da parte dei massimi livelli del potere orchestrato dai burocrati nominati dai governi di sinistra, che però non erano riusciti a salvare l’ex presidente Lula, il suo mentore, dal carcere per corruzione. Tutti questi segnali avevano indotto Battisti a tentare di tagliare la corda in tempo, quando Bolsonaro non era ancora stato eletto.

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