Battisti tra le braccia di Evo Morales

| Il primo presidente indigeno della Bolivia potrebbe avere accolto l'ex terrorista dei Pac in fuga da un Brasile assai distratto. L'ala sinistra del suo partito ha offerto rifugio ai guerriglieri Farc e Tupamaros. L'opzione Caracas

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di L'ATENIESE* e MASSIMO NUMA

I brasiliani avevano avuto tutto il tempo, anche subito dopo l’elezione di Bolsonaro (favorevole da sempre all’estradizione) di tenere sotto controllo l’ex terrorista Cesare Battisti per evitare la più che probabile, anzi certa, fuga. E ancor prima dell’elezione del presidente i media brasiliani e italiani avevano constatato che Battisti non era più a Cananeia, il suo rifugio a 30 km da San Paolo. Ebbene, non l’hanno fatto e l’ex guerrigliero del Pac (Proletari Armati per il Comunismo) con un ergastolo sulla schiena, è fuggito. Diceva Andreotti che a pensar male si fa peccato ma spesso ci si azzecca,  e forse l’establishment brasiliano, anche in parte tuttora ostile a Bolsonaro, abbia trovato il sistema di lavarsene le mani dell’estradizione di questo criminale sprezzante e cinico. Lo hanno lasciato fuggire e amen.

Ma lasciamo perdere rimpianti e polemiche sterili e riflettiamo su dove ora possa avere trovato rifugio. La nostra Intelligence, pur con tutti i limiti di un’azione da gestire in altro Paese, non aveva perso i contatti con lui. Il 5 ottobre 2017 era stato arrestato dalla Polizia Rodoviaria brasiliana, sulla Nazionale che porta alla città brasiliana di Corumbá, al confine.Lui si definì un “turista italiano che va fare una battuta di pesca in bolivia” ma ovviamente gli agenti non gli credettero e fecero intervenire i Federali. Lui stava già scappando Bolivia dopo che il governo Renzi aveva chiesto al presidente Michel Temer di annullare lo status di rifugiato politico concessogli 2010 da Lula nel suo ultimo giorno di governo. Battisti aveva 5mila dollari e 2mila euro, tanto per iniziare un nuova vita tra ozio e scrittura. “Ha salde amicizie in Bolivia - spiega un nostro 007 - coltivate da anni, difficilmente il governo attuale di sinistra concederà l’estradizione in Italia, lì è al sicuro.  Uscire dal confine brasiliano, fatta eccezione per un imprevedibile incidente come quello del 2017, è assai facile. Sono migliaia di chilometri da controllare. La prima volta l’aveva fatta troppo facile, in auto sulla strada già trafficata, adesso avrà scelto una delle connessioni non tracciate o scarsamente sorvegliate. E il gioco è fatto. Noi continueremo a cercarlo, ma adesso è dura- Unica alternativa, se è ancorai Brasile, allora sarà catturato, presto o tardi tornerà in galera”.

In Bolivia comanda il primo presidente indigeno della sua storia “El Indio”

Juan Evo Morales Ayma, 59 anni, ex sindacalista una volta di estrema sinistra ora su posizioni più moderate. Eletto nel gennaio 2006 è anche il fondatore e leader Movimiento al Socialismo (MAS) il partito politico boliviano più votato. Il 25 gennaio 2009 il popolo boliviano è tornato al voto per decidere se rifiutare o confermare la riforma costituzionale del Presidente Morales e il 67% di esso ha approvato. Rieletto nel  2014 con circa il 60% delle preferenze, ha perso il referendum che praticamente lo avrebbe conservato al potere a vita.  Ma il suo governo, a differenza degli due companeros presidenti, Maduro in Venezuela, Ortega in Nicaragua, entrambi disastrosi, sta facendo bene: in Bolivia la povertà è diminuita dal 36,7% al 16,8% tra il 2005 e il 2015. E l’economia è stabile e in crescita.

Un ottimo rifugio per Battisti, i cui quattro omicidi commessi sono un gradito curriculum per l’ala di estrema sinistra del movimento di Morales, che è riuscito a tenere insieme le varie anime del suo partito. All’interno, si dice, ci sono molti ex guerriglieri che hanno imbracciato le armi in vari paesi del Sudamerica, dalla Colombia all’Uruguay. I transfughi delle Farc e dei Tupamaros, gli anarchici rivoluzionari cileni e argentini, fuorilegge nei loro Paesi, hanno trovato un’accoglienza se non proprio calorosa (Morales, ufficialmente, è distante dalle frange estreme) quantomeno tollerata dal governo. Certo, le spiagge di San Paolo sono un’altra cosa ma sempre meglio la composta e dignitosa povertà dei boliviani che la cella di una galera in Italia. Ma Battisti ha anche un piano B. Se mai la carta della Bolivia non dovesse funzionare, i chavisti venezuelani del presidente Maduro sono pronti ad ospitarlo con un certo entusiasmo. All’interno del governo Maduro ci sono anche sostenitori - qualcuno dice consulenti - ex terroristi italiani che si adoperano sui media per magnificare le mirabolanti conquiste economiche e sociali del regime. Ebbene, da un insider, i nostri investigatori sanno che il Venezuela potrebbe diventare, anche in un secondo tempo, un rifugio sicuro per l’ex killer dei Pac. Perché Battisti non ha optato subito per Caracas? Semplice. Quel Paese vive una situazione di grande instabilità sociale, l’opposizione controlla il Parlamento, Maduro è un passo da un disastro economico che sembrerebbe preludere a un terremoto politico devastante. Dunque, meglio la più affidabile e tranquilla repubblica boliviana. “El Indio” tace, non ha commentato le ipotesi di avere a casa sua Battisti. Un silenzio che va interpretato. O una conferma indiretta o un profondo disagio per essere coinvolto in una querelle. Italia-Brasile, che proprio non gli interessa. Vedremo nelle prossime ore. Intanto “lui”, mister quattro omicidi, è sempre uccel di bosco.

*Esperto di terrorismo internazione

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