Bufera sulla presentazione della Balzerani

| La brigatista rossa, mai pentita o dissociata, viene invitata a Milano in una serata per presentare il suo nuovo libro, e scatta la protesta dei familiari delle vittime

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“Sara”, nome di battaglia della brigatista Barbara Balzerani, ha un curriculum scritto facebdo versare parecchio sangue: partecipa all'omicidio di Girolamo Minervini, ha un ruolo operativo nella strage di via Fani, quella che diede il via al sequestro Moro e partecipa al sequestro del generale della “Nato” James Lee Dozier. È stata fra le ultime brigatiste ad essere catturata, il 19 giugno del 1985, ed una delle poche che non si è mai pentita o dissociata dalla lotta armata. Condannata a diversi ergastoli, da dietro le sbarre trova ancora il tempo di rivendicare l’omicidio dell'ex sindaco di Firenze Lando Conti, per poi ottenere la libertà condizionata e dedicarsi anima e corpo alla letteratura, firmando alcuni libri.



È proprio nella veste di scrittrice che la Balzerani è stata invitata a presentare la sua ultima fatica letteraria a Milano, quartiere Bruzzano, ospite di una sala di proprietà del comune. Ne è nata una bufera, sollevata da Deborah Giovanati, assessore alla scuola del municipio 9: ”Un’ex brigatista rossa, membro del commando che ha rapito Moro che presenta un suo libro in uno spazio comunale, e senza alcun contradditorio. Mi sembra un ulteriore schiaffo nei confronti delle vittime del terrorismo: sono veramente indignata, il sindaco farebbe bene a rispondere del grave episodio”. 



La notizia, inevitabile, manda su tutte le furie le famiglie delle vittime della terrorista, a cominciare da Lorenzo Conti, figlio di Lando, trucidato nel 1986. “Ho presentato una denuncia per diffamazione contro la Balzerani, per la frase ‘quello di vittima è diventato un mestiere’, pronunciata in occasione del quarantennale della strage di via Fani. Ma la magistratura dorme, non si sa in quale cassetto sia finita: se questi sono i segnali che manda chi dovrebbe difenderci, è chiaro che per questa gente ci sarà sempre più possibilità di presenziare a mostre, presentare libri e partecipare a conferenze senza che questo crei scalpore. O la magistratura inizia a fare il suo dovere o finirà che prima o poi qualcuno si farà giustizia da solo”.

Parole forti, a cui si accoda poco dopo Sandro Leonardi, figlio di Oreste, il caposcorta dell’onorevole Moro, ucciso il 16 marzo 1978 in via Fani: “Non so nulla della presentazione del libro, ma resto basito ogni volta di fronte alla sfacciataggine dimostrata dagli ex terroristi con frasi inopportune e un eccessivo protagonismo”.

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