Condannato il fratello dell’attentatore di Manchester

| Sarebbe stato lui a guidare, istruire e armare Salman Abedi, il terrorista che si è fatto esplodere al termine del concerto di Ariana Grande

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Alle 22:31 del 22 maggio 2017, al termine del concerto della popstar americana Ariana Grande alla “Manchester Arena”, due fortissime esplosioni investono la zona delle biglietterie, in quel momento affollate di giovanissimi: muoiono in 23, più 250 feriti. È il peggior attacco subito dal Regno Unito dagli attentati di Londra del 7 luglio 2005.

Fra le vittime anche l’attentatore, Salman Ramadan Abedi, 22enne di origini libiche nato e vissuto a Manchester. Anni di indagini hanno permesso alla giustizia inglese di appurare che Hashem Abedi, fratello minore del terrorista, ha avuto un ruolo importante nella pianificazione della strage, malgrado in quei giorni si trovasse in Libia, probabilmente per pianificare altri attacchi sul solo britannico. Ieri, Hashem Abedi, dopo appena cinque ore di camera di consiglio, è stato ritenuto colpevole per tutti i 22 capi d’accusa, compresi i reati di strage, omicidio multiplo e tentato omicidio.

Le famiglie delle vittime, presenti in aula, hanno scoperto che Hashem è da ritenere “tanto responsabile” quanto suo fratello, e secondo l’accusa potrebbe essere proprio lui il capo della cellula che ha ideato la strage. Durissime le parole del sovrintendente capo Simon Barraclough: “Se guardate attentamente questi due fratelli, non vedrete dei ragazzini alle prese con qualcosa che non capivano. Sono dei veri e propri jihadisti, perché non si entra in uno spazio come la Manchester Arena per uccidere 22 innocenti se non si è un terrorista. Hashem è stato con suo fratello durante tutto il processo di fabbricazione della bomba e la pianificazione della strage, seguendo l’ideologia malata dello Stato islamico e il desiderio di martirio”.

Durante il processo all’Old Bailey sono stati illustrati in dettaglio i mesi durante i quali i due fratelli Abadi hanno studiato attentamente la strage, utilizzando conti bancari di amici per acquistare online prodotti chimici. “La coppia ha anche utilizzato le 550 sterline del sussidio statale percepito della madre, che fra l’altro continuava a ricevere anche dopo aver lasciato il Regno Unito. Le telecamere a circuito chiuso lo riprendono mentre si aggira furtivamente per l’arena qualche giorno prima, durante un concerto dei Take That”.

E Hashem Abedi, ex studente di elettronica, ha continuato a guidare il fratello per telefono: si ritiene che sia stata l’ultima persona con cui Salman ha parlato quando si è fermato su una panchina poco prima di avvicinarsi alla Manchester Arena. È stato ripreso dalle telecamere a circuito chiuso con uno zaino in spalla 19 secondi prima dell’esplosione: per circa un’ora ha aspettato che gli spettatori uscissero nel foyer della struttura. Un minuto dopo ha fatto esplodere la bomba mentre 359 persone transitavano nella City Room. Tra i resti dell’ordigno sono stati recuperati migliaia di dadi, viti e chiodi che hanno dilaniato i corpi delle vittime. Fra le immagini mostrate ai giurati anche alcuni indumenti carbonizzati recuperati dalla scena dell’esplosione e le etichette dell’olio vegetale usato per fabbricare la bomba. 

Sul corpo della vittima più giovane, Saffie-Rose Roussos, otto anni, i medici legali hanno contato più di 70 lesioni esterne, ed è morta per emorragia. Chloe Rutherford, 17 anni, aveva più di 100 ferite, compresa una profonda lesione cerebrale che l’ha uccisa sul colpo. Anche il corpo dilaniato di Salman Abedi è stato recuperato, e per identificarlo è stato necessario l’esame del DNA.

Giorni dopo l’attentato, l’attenzione della polizia si è concentrata su Hashem Abedi, che ha negato di essere un terrorista e di essere a conoscenza delle intenzioni del fratello, malgrado il suo DNA sia stato rinvenuto in una Nissan Micra usata dai fratelli per conservare la quantità di oggetti metallici della bomba. È stato arrestato dalle autorità libiche subito dopo l’attentato, ma la richiesta di estradizione è stata difficoltosa a causa della guerra civile che infuriava nel Paese nordafricano. Giunto nel Regno Unito, Hashem ha rifiutato alla difesa di un legale e chiesto di non essere obbligato a presenziare alle varie udienze.

Dopo la sentenza, Victoria Higgins, dello studio legale Slater and Gordon, che rappresentava 11 delle famiglie delle vittime, ha dichiarato: “Decine di mamme a papà hanno aspettato a lungo di vedere Hashem Abedi affrontare la giustizia, e per loro è stato un sollievo sapere che non potrà più fare del male a nessuno. Per loro è stato incredibilmente doloroso ascoltare i dettagli di cosa è successo ai loro figli e la freddezza con cui i fratelli Abedi hanno agito per ucciderli”.

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