HANNO RAPITO SILVIA
E ora vogliono tanti soldi dall'Italia

| IINCHIESTA Gli Al-Shabaab somali cercavano la "donna bianca" a colpo sicuro. Chi sono i guerriglieri che hanno insanguinato il Kenya con raid anti-cristiani. Indagano i Ros dei carabinieri. Già fermati 14 fiancheggiatori, alcuni linciati

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di MARIA LOPEZ

Chi sono gli Al-Shabaab («I ragazzi», in arabo) che hanno rapito in Kenya Silvia Romano, la 23enne italiana operatrice umanitaria. La Procura di Roma ha già aperto un'inchiesta, a Nairobi la polizia ha fermato e sta già interrogando alcuni presunti fiancheggiatori dei terroristi. Ne hanno arrestato 14, alcuni sono stati linciati dalla folla, ostile ai raid islamici. I rapitori l'hanno “schiaffeggiata e legata - racconta uno degli studenti seguiti dalla onlus italiana dove la giovane lavorava - cercavano la 'donna bianca', ho detto loro che se ne era andata ma non mi hanno creduto e si sono precipitati nella stanza, dove l'hanno trovata, l'hanno picchiata finché Silvia è caduta, ‘Ronald, per favore, per favore! Ronald, per favore aiutami’, implorava". Ma Ronald Kazungu Ngala, 19 anni, è stato atterrato con un colpo di bastone in testa.  Nel procedimento, coordinato dal pm Sergio Colaiocco, si ipotizza il reato di sequestro di persona per finalità di terrorismo. Indagano i carabinieri del Ros.

CHI SONO I RAPITORI DI SILVIA

I guerriglieri islamici sI formano nel 2006 in Somalia per combattere il governo legittimo e da allora sono una spina nel fianco del processo di pacificazione del Paese. Nel 2009 gli Al-Shabaab si sono ufficialmente legati ad Al Qaeda che li ha accolti nella rete nel 2011. Le loro roccaforti, dopo il ritiro dalle città, sono le aree rurali dove impongono una fanatica interpretazione della Sharia. Da qui vengono pianificati gli attentati e i raid a Mogadiscio e anche in Kenya. Nairobi è nel mirino perché l’Esercito Kenyota ha annientato diverse basi islamiche al confine con la Somalia. Nel settembre 2013 il primo sanguinoso assalto al centro commerciale Westgate a Nairobi (67 morti); nel 2102 I jihadisti uccidono 37 cristiani “colpevoli” di non essere musulmani. Nel 2015 l’attacco già grave al campus universitario di Garissa con 147 morti e una lunga battaglia con le forze speciali kenyote. In questa fase gli Al Shabaab possono contare su un esercito ”tra i 5.000 e i 7000 miliziani”, secondo l’Onu. In Somalia lo contrastano le truppe dell’Unione Africana (27.000 uomini) che si limitano a tenere sotto controllo le aree metropolitane e le vie di comunicazione. I jihadisti nel 2015 avevano preso d'assalto il campus (frequentato da molti studenti cristiani) all’alba. Avevano massacrato i ragazzi all’interno dei dormitori, decapitato alcuni cristiani e liberato gli ostaggi islamici. Le zone più colpite dagli attentati sono quelle alla frontiera con la Somalia, un tratto lungo 700km, in particolare le aree di Mandera, Wajir e Garissa.

RAPITA PER IL RISCATTO

Silvia Costanza Romano lavorava da mesi sulla costa del Kenya non lontano da Malindi. Stavano cercando proprio lei, con lo scopo di chiedere il riscatto al governo italiano per finanziare la guerriglia, la Jihad. L’hanno trovata a colpo sicuro nel centro commerciale di Chakama, a circa 80 chilometri a ovest di Malindi nella contea di Kilifi, nel sud-est. Armati di fucili AK 47, hanno sparato a scopo intimidatorio, ferendo anche un 12enne in modo grave. Gli analisti del Consiglio di sicurezza dell’Onu proprio in queste ore avevano lanciato l’allarme su possibili attacchi in Kenya degli Al Shabaab somali. Lilian Sora, presidente della onlus marchigiana Africa Milele ha detto all’Ansa: "Il rapimento di Silvia è avvenuto in una parte del Kenya dove non ci sono centri commerciali mai accaduto niente del genere. A quanto ci hanno raccontato le persone che abitano nel villaggio sono arrivati quattro-cinque individui armati che hanno lanciato un petardo, facendo sollevare la sabbia e hanno sparato più volte. Poi sono andati, a colpo sicuro, nella casa dove era la nostra volontaria, probabilmente perché lì sapevano che c'era una italiana, anche se non so spiegarmi il motivo di quello che è successo. In quel momento era da sola, perché altri erano partiti e altri ancora arriveranno nei prossimi giorni”.

“NON VOLEVA SOTTOSTARE ALLE REGOLE”

 Davide Ciarrapica, fondatore della Onlus Orphan's Dream, con cui Silvia Romano aveva lavorato lo scorso agosto nell'orfanotrofio di Likoni, qualche dubbio sulla sicurezza lo aveva e lo ha ribadito sempre all’Ansa: “Quando un mese fa è tornata in Kenya, Silvia mi è venuta a trovare e le ho detto di non andare a Chakama, perché non è un posto sicuro, ma lei mi ha risposto che lì erano tutti suoi amici”. Dopo Likoni, Silvia si era trasferita a Chakama. "Noi viviamo in una piccola città, con la corrente e la sicurezza di notte, a Chakama non c'è nulla, solo una camera per i volontari, ma ci sono meno regole da seguire e a Silvia le regole non vanno giù. Dopo 20 giorni qui voleva assolutamente uscire la sera e lo abbiamo fatto, ma io sono qui per lavorare e casini non ne voglio. Siamo rimasti amici e mi ha spiegato che andava a Chakama perché le avevano proposto di fare la referente e perché lì poteva svegliarsi quando voleva e uscire con gente del posto". 

LA FARNESINA: “VICENDA GRAVISSIMA”

Un quadro abbastanza chiaro, quello descritto da Ciarrapica. Intanto, in Italia, cresce la mobilitazione per Silvia, mentre l’Unità di crisi della Farnesina va già muovendo i primi passi, con l’ambasciata di Nairobi, nella massima riservatezza, per stabilire un contatto con i rapitori.  'Non ci sono parole per commentare quello che sta accadendo. Silvia, siamo tutti con te. Africa Milele Onlus". Sulla homepage del sito della onlus di Fano dove lavorava Silvia, compare questo post, subito condiviso da centinaia di persone. Per la Farnesina la vicenda è “gravissima e si sta evolvendo di minuto in minuto”. L’operatrice era rientrata in Kenya all'inizio di novembre, ”Silvia è sempre stata una ragazza forte e determinata - dice Giorgia Matteucci, Presidente della CIELS, l'Università privata di Milano dove Silvia Costanzo Romano si è laureata - abbiamo appreso la sconvolgente notizia sulla nostra studentessa e il nostro pensiero è andato alla sua famiglia. Io, il Direttore didattico Daniele Gallo e tutta l'università speriamo che questa tremenda situazione si risolva nel minor tempo possibile e siamo vicini alla famiglia di Silvia. Nel frattempo ci stiamo organizzando per renderci disponibili a dare tutto l'aiuto possibile". 

 
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