I Beatles, i quattro tagliagole dell’Isis

| Si facevano chiamare Paul, John, George e Ringo: torturavano e sgozzavano i prigionieri. Fra di loro anche “Jihadist John”, ucciso nel 2015. Gli Stati Uniti stanno tentando di portarli a Guantanamo

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Di Germano Longo

Li chiamavano i “Beatles”, perché avevano scelto come nomi di battaglia quelli di Paul, John, George e Ringo. Ma la parte più leggera di questa storia finisce qui, malgrado una vignetta che li ritrae (in apertura): i quattro sono - anzi, erano - alcuni fra i più feroci terroristi dell’Isis, l’autoproclamato stato islamico, accusati di aver tagliato la gola a diversi prigionieri davanti alle telecamere, perché il mondo intero potesse tremare.

Di loro si parla perché secondo quanto svelato dal “New York Times”, gli Stati Uniti stanno valutando i passi diplomatici per portare nelle celle di Guantanamo El Shafee Elsheikh e Alexanda Kotey, gli unici due sopravvissuti al quartetto di tagliagole. Dal febbraio 2018, data dell’arresto da parte delle forze ribelli, sono detenuti in una prigione curda a Kobane.

Uno dei due, El Shafee Elsheikh, 29 anni, ha di recente rilasciato dichiarazioni sconcertanti in un’intervista in cui ha difeso ed esaltato le azioni del quartetto e l’uso delle schiave del sesso da parte dell’Isis perché, ha detto, è tutto giustificato dalla scrittura islamica.

Quando il giornalista Jenan Moussa gli ha chiesto se era mai stato contrario alle azioni dell’Isis, El Shafee Elsheikh ha risposto ironicamente: “Per le multe stradali e altre cose simili che c’è posto nelle leggi di Allah”.

Il gruppo dei tagliagole era composto anche da Mohamed Emwazi, meglio conosciuto come “Jihadist John” rimasto ucciso durante un’operazione nel novembre 2015 a Raqa, in Siria, e autore della decapitazione del giornalista americano James Foley.

Diane Foley, la madre del giornalista ucciso nel 2014, si è detta soddisfatta dal sapere che i due terroristi siano in prigione, chiedendo che entrambi siano condannati in base alle leggi americane: “Spero che ci sia un processo pubblico, e spero anche che siano condannati al carcere per il resto della loro vita”.

Fra i pochi ad essersi salvati il cooperante italo-svizzero Federico Motka, sequestrato dall’Isis in Siria nel 2013 insieme all’ingegnere britannico David Cawthorne Haines, decapitato nel settembre 2014. A Motka è andata meglio: è stato liberato nel maggio dello stesso anno, potendo raccontare le continue torture inflitte dai quattro “Beatles”, soliti bastonare i prigionieri fino a fargli perdere i sensi per il dolore.

Il membro più sanguinario del gruppo è stato senza dubbio Mohamed Emwazi, “Jihadist John”. Sebbene le informazioni sulla sua vita siano scarse, si ritiene che da bambino si sia dedicato agli studi di religione, anche se sognava una carriera come calciatore.

Secondo The Guardian, Emwazi è arrivato nel Regno Unito con la sua famiglia nel 1994, quando aveva sei anni: il padre lavorava un tassista. Ai tempi dell’adolescenza era conosciuto come “Little Mo” a causa della sua bassa statura. Il quotidiano britannico “Sunday Mirror”, ha svelato che Emwazi ha scatenato più volte le ire della sua famiglia perché amava vestirsi come un “occidentale”, con i jeans e i cappelli da baseball.

Si ritiene che Mohamed Emwazi, “Jihadist John”, si sia avvicinato sei anni fa ad ambienti clandestini, dove si sarebbe radicalizzato. Secondo The Guardian, Emwazi è tornato in Kuwait nel 2009, dove ha lavorato come tecnico informatico, per fare ritorno a Londra nell’aprile 2010.

Pochi mesi dopo, nel dicembre dello stesso anno, il futuro Jihadist John ha iniziato a sospettare di essere seguito dai servizi di sicurezza. E in quelle settimane, secondo le informative dei servizi, si sarebbe unito ufficialmente all’Isis, l’organizzazione terroristica che in qualche modo ha colmato il vuoto lasciato da al-Qaeda nella sua lotta all’Occidente.

Nell’agosto del 2014, Mohamed Emwazi appare per la prima volta in un video, quello che mostrava la decapitazione del giornalista americano James Foley.

Da allora in poi, la sua terrificante figura, avvolta in un abito nero e con un pugnale, è stata vista in altri video.

Il grande dubbio è il luogo in cui i due saranno processati: il segretario alla Difesa statunitense, James Mattis, ha affermato che “La cosa più importante da capire è come affronteremo il problema, il governo Trump sta valutando la possibilità di un’estradizione”.

Il padre di Bethany Haines, un assistente sociale britannico decapitato dai quattro, è stato intervistato dalla NBC dopo la notizia che i due terroristi erano stati catturati. “All'inizio ero sotto shock, non sapevo cosa avrei dovuto provare o cosa avrei dovuto pensare. Credo debbano morire una morte lenta e dolorosa: so che in tanti mi capiranno”.

Anche Nicolas Hein, un giornalista inglese imprigionato sotto il giogo dei “Beatles", ha detto che spera di avere giustizia.

L’Isis, secondo i media giornalistici, si attribuisce i successivi omicidi, davanti alle telecamere, di Steve Sotloff, David Haines e Alan Henning. Per tutti loro, “Jihadista John” sarebbe stato il carnefice.

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