Il terrorista diventato cittadino americano

| Un jihadista islamico condannato per aver tentato di far saltare in aria un autobus è riuscito ad ottenere la cittadinanza statunitense rimanendo nel paese indisturbato per quasi un decennio

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L’uomo nella foto si chiama Vallmoe Shqaire, ed è la nuova spina nel fianco dell’intelligence statunitense, ancora una volta accusata di scarsa attenzione. Vallmoe Shqaire ha richiesto e ottenuto la cittadinanza americana senza problemi, e solo dopo qualcuno si è accorto che sulla sua testa pendeva una condanna per terrorismo. E l’America intera si sta chiedendo come sia stato possibile, dopo il restringimento delle maglie dei controlli messi in pratica all’indomani dell’11 settembre, la data che ha cambiato i destini del mondo. Ma c’è un’altra domanda, se possibile peggiore della prima: come mai le forze dell’ordine statunitensi non hanno agito rapidamente una volta scoperto l’inganno? È appurato che le autorità federali sapessero almeno dal 2010 che Shqaire era stato arrestato e aveva scontato la pena in Israele con l’accusa di aver piazzato una bomba. Esistono prove, come le sue impronte digitali, che lo collegano definitivamente ad un attentato terroristico, commesso con il nome di Mahmad hadr Mahmad Shakir. Shqaire, 51 anni, è l’autore di un attacco risalente al 1988, si pensa che abbia agito “potendo contare sull’appoggio” di una cellula della “Palestine Liberation Organization”, all’epoca un gruppo terroristico messo sotto stretta osservazione dal governo americano.

Nonostante il suo passato, che avrebbe dovuto impedirgli di entrare negli Stati Uniti e ancor meno di diventare cittadino americano, la domanda di Shqaire è stata approvata e il 6 novembre 2008 ha prestato giuramento di fedeltà. Nel settembre dell’anno successivo, Shqaire è stato accusato di aver ottenuto illegalmente la cittadinanza americana nascondendo ad arte il suo passato da terrorista. “L’imputato ha eluso le procedure da cui dipende il nostro sistema di immigrazione”, hanno scritto i pubblici ministeri nelle motivazioni della condanna. Shqaire è attualmente libero e vive nell’area di Los Angeles in attesa della sentenza, prevista nei prossimi giorni: ha ammesso di aver mentito per diventare cittadino americano.

Il caso di Vallmoe Shqaire è il secondo di cui si abbia notizia, in cui un terrorista condannato è diventato cittadino americano dopo l’11 settembre. La prima era stata Rasmieh Odeh Odeh, residente nella zona di Chicago, dichiaratasi colpevole nel 2017 di aver ottenuto illegalmente la cittadinanza statunitense senza rivelare la condanna del 1970 in Israele per il ruolo avuto in un paio di attentati, uno dei quali costato la vita a due persone. Odeh, che è diventata americana nel 2004, è stata privata della cittadinanza ed espulsa dal paese.

Un ex funzionario statunitense per l’immigrazione, impegnato nei processi di verifica fino al 2008, ha ammesso che un controllo obbligatorio dei precedenti penale di Shqaire avrebbe dovuto rilevare qualcosa di così eclatante come una condanna per terrorismo, indipendentemente dal fatto che un richiedente lo avesse rivelato o meno. Il funzionario, che ha parlato chiedendo di mantenere l’anonimato, ha aggiunto che il sistema si basa soprattutto su informazioni richieste a governi stranieri.

Mark Werksman, l’avvocato di Vallmoe Shqaire, ha riferito che il suo cliente ha lavorato per anni come parcheggiatore nel sud della California e non rappresenta una minaccia per nessuno. Le menzogne ai funzionari dell’immigrazione erano soltanto il tentativo di fuggire al caos del Medio Oriente trovando “la libertà in un grande paese come l’America: non voleva altro che essere americano”.

Ma il caso di Shqaire è fonte di grande imbarazzo per il governo, ammette Werksman: “Sulla carta, il mio cliente è una persona molto cattiva quindi la domanda è: come è successo?”

Il voluminoso fascicolo su Shqaire nelle mani del tribunale federale di Los Angeles si allunga su decenni e continenti diversi. Ci sono riferimenti alla Guerra dei Sei Giorni tra Israele e i suoi vicini nel 1967, alla rivolta palestinese conosciuta come la prima intifada, iniziata due decenni dopo, e a episodi di tortura. Shqaire, giordano di origine palestinese, afferma che 13 componenti della sua famiglia sono finiti in un campo profughi dopo la guerra tra Israele, Egitto, Giordania e Siria. Da giovane, negli anni ‘80, era stato reclutato dall’OLP ed è diventato un membro della cellula “Shabeba”. Si era addestrato all’uso di armi da fuoco e granate, imparando a costruire bombe artigianali. È stato fra coloro che hanno deciso l’omicidio di un ufficiale dei servizi segreti israeliani e ha partecipato a diversi pestaggi di palestinesi sospettati di collaborare con gli israeliani. Nel dicembre del 1988, Shqaire e un suo complice costruiscono una bomba: il complice la piazza lungo il percorso di un autobus israeliano, Shqaire quel giorno faceva da vedetta: l’ordigno è esploso, ma nessuno è rimasto ferito. Decenni dopo Shqaire ha dichiarato che quelle confessioni erano il risultato di interrogatori e minacce da parte dei membri delle forze di difesa israeliane. Sostiene di essere stato picchiato, sottoposto a torture e rinchiuso per “molte settimane” in una cella buia e piccola: “Non potevo neanche allungare le gambe o alzarmi in piedi”. Ha anche accusato le autorità israeliane di aver ripetutamente arrestato suo padre usandolo come mezzo di intimidazione nei suoi confronti, sparando a suo fratello nella convinzione che fosse lui, e cacciato la sua famiglia dalla loro casa per poi sigillarla con il cemento. Per i pubblici ministeri statunitensi si tratta però di “accuse non sono supportate dai registri giudiziari forniti da Israele”.

Nel 1991, Shqaire è stato condannato a 10 anni di prigione in Israele per aver piazzato una bomba “con l’intento di causare morte e danni”. Una corte d’appello militare ha poi ridotto la pena a sette anni, ma Shqaire è stato rilasciato dopo aver scontato solo quattro anni a fronte degli accordi di pace di Oslo del 1993. È arrivato per la prima volta negli Stati Uniti con un visto turistico nel 1999, come risulta dai documenti. Nello stesso anno si è sposato con una cittadina americana per quello che si pensa sia un “matrimonio con green card”, pagando alla donna 500 dollari. Ma il tentativo di ottenere una carta verde attraverso il matrimonio è fallito con il divorzio del 2002. Nello stesso anno, Shqaire si è sposato una seconda volta, e l’accordo è durato più a lungo, quanto basta per richiedere e ricevere lo status di residente permanente legale. Nel 2008, nella fase finale della sua ricerca alla cittadinanza americana, è stato interrogato sotto giuramento da un funzionario dell’immigrazione a Los Angeles: ancora una volta ha evitato di parlare del suo passato e dei legami con l’OLP. L’ufficiale statunitense per l’immigrazione che ha gestito la domanda di Shqaire, si è limitato a chiedere di fornire “risposte complete e veritiere” sul suo passato, senza approfondire ulteriormente. 

Due anni dopo, secondo i documenti, Shqaire è entrato nei radar dell’antiterrorismo americano: è stato più volte interrogato sui ripetuti trasferimenti di denaro verso la città palestinese di Ramallah. Trasferimenti di denaro per cui non è mai stato accusato formalmente, al contrario della condanna per furto nel 2011, con il suo coinvolgimento in una frode che riguardava le carte di credito. 

Nel corso di un interrogatorio nel 2010, Shqaire ha ammesso di essere stato “arrestato e incarcerato in Israele in due diverse occasioni”, ma i procuratori dicono che gli arresti erano riferiti alla partecipazione a manifestazioni e non ad atti di terrorismo.

Per anni, le autorità federali hanno continuato a lavorare dietro le quinte per scoprire il passato di Shqaire. Nel 2013 hanno ottenuto gli atti giudiziari israeliani relativi alla sua condanna e li hanno sottoposti a interpreti in lingua ebraica per la traduzione. I documenti tradotti sono stati poi forniti agli agenti del Dipartimento per la sicurezza interna e ai pubblici ministeri federali. Nel febbraio 2016 un esperto forense della “Homeland Security” è stato in grado di confrontare le impronte dell’arresto di Shqaire in California del 2010 con quelle raccolte in Israele nel 1990, quando usava il nome di Mahmad Hadr Mahmad Mahmad Shakir.

Infine, nell’ottobre dello scorso anno, un mandato di perquisizione ha permesso ad alcuni agenti di perquisire l’appartamento di Shqaires a sud di Los Angeles: in quell’occasione è stato arrestato per acquisizione illegale della cittadinanza statunitense.

In gennaio ha scelto di patteggiamento, accettando una pena detentiva, la perdita della cittadinanza e l’allontanamento dal paese. Da allora, l’avvocato Werksman cerca di fermare l’iter che lo porterà all’espulsione.

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