La Francia pronta a restituire i terroristi all’Italia

| Lo svela “Le Parisien”, che parla di 13 nomi totali: ecco chi potrebbe tornare in Italia a breve per scontare le proprie condanne

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È dal lontano 1985 che Italia e Francia discutono su quanto la “Dottrina Mitterand” fosse un comportamento giusto e corretto. L’aveva voluta l’ex presidente socialista François Mitterand, ed era sembrato fin dall’inizio un chiaro e limpido dispetto a “les italiens”, vicini di casa mai troppo amati: concedeva l’asilo (escludendo addirittura l’eventualità dell’estradizione) a terroristi, assassini, fuggiaschi e delinquenti condannati per “atti di natura violenta ma d’ispirazione politica” purché non diretti contro lo Stato francese. Grazie a quella norma, abolita nel 2004 con l’intervento decisivo della Corte Europea dei diritti dell’uomo, decine di ex terroristi sono riusciti per decenni a vivere tranquillamente in Francia, senza timore di essere inseguiti dalla giustizia italiana: fra loro, il più celebre è stato Cesare Battisti, ma i nomi sono tanti, e tutti legati agli “anni di piombo” che hanno insanguinato l’Italia.

Alle continue richieste dei governi italiani, la Francia ha iniziato a rispondere soltanto nel giugno scorso, quando i magistrati transalpini hanno messo sotto esame una rosa di nomi per cui poteva essere finalmente concessa l’estradizione.

Adesso, a mesi di distanza, secondo il quotidiano “Le Parisien”, l’elenco sarebbe pronto: sono in tutto 13 nomi, non ancora resi pubblici, ma non è difficile immaginare chi potrebbe tornare in Italia, dove ad aspettarli troveranno una cella. Nell’elenco non dovrebbe mancare Giorgio Pietrostefani, mandante dell’omicidio del commissario Calabresi, condannato a 22 anni di carcere. Insieme a lui Raffaele Ventura e Narcisio Manenti, il primo esponente delle “Formazioni Comuniste Combattenti”, il secondo ex dei “NuClei Armati per il Contropotere Territoriale”, condannato all’ergastolo per l’omicidio del carabiniere Giuseppe Gurreri. Ancora l’ex leader delle Brigate Rosse Giovanni Alimondi, condannato a 22 anni nel processo Moro-Ter, Ermenegildo Marinelli, oggi tranquillo titolare di una società di commercio alimentare all’ingrosso, Roberta Cappelli e il suo ex marito, Enrico Villimburgo, ex membri della colonna romana delle BR, condannati a più ergastoli per diversi omicidi. Quindi Luigi Bergamin e Paola Filippi, due ex militanti dei “Pac”, lo stesso gruppo a cui apparteneva Cesare Battisti, e anche loro condannati all’ergastolo per l’omicidio del macellaio Lino Sabbadin nel 1979. Nell’elenco dovrebbero trovare posto anche gli ex BR Enzo Calvitti, Maurizio Di Marzio, Paolo Ceriani Sebregondi e Gino Giunti, quest’ultimo a capo della colonna toscana, e Sergio Tornaghi, ex capo del gruppo milanese Walter Alasia, condannato all’ergastolo per l’omicidio del direttore del Policlinico di Milano Luigi Marangoni e del maresciallo Francesco Di Cataldo, un secondino di San Vittore.

Potrebbe invece non far parte della rosa Marina Petrella, condannata per omicidio durante il Moro-Ter e la cui estradizione era stata bloccata dalla giustizia francese per una grave forma depressiva.

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