La mente crudele di Salah Abdeslam

| Svelate alcune intercettazioni ambientali in cui l’unico terrorista sopravvissuto alla strage di Parigi del 2015 racconta a compagni di prigionia i dettagli di quella notte e dei giorni successivi

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La notte del 13 novembre 2015, quella degli attacchi terroristici simultanei che hanno messo in ginocchio Parigi e ucciso 137 persone, Salah Abdeslam si era occupato del “Café Bonne Bière” e della pizzeria “Casa Nostra”, in Rue de la Fontaine ai Roi. Terminato il suo compito fugge a bordo di una Seat Leon nera insieme ad altri due terroristi, lasciandosi dietro le spalle 5 morti e 8 feriti. Malgrado abbia tentato di cambiare look per sfuggire alla caccia all’uomo che lo insegue ovunque, viene avvistato nei dintorni di Bruxelles il 20 novembre, ma la latitanza resiste fino al 18 marzo del 2016, quando viene arrestato a Molenbeek dopo una sparatoria con la polizia in cui rimane ferito. Il 27 marzo viene estradato in  Francia e da allora è rinchiuso nel carcere di massima sicurezza di Leury-Mérongis: è l’unico sopravvissuto nel commando dei terroristi responsabili del furioso attacco a Parigi. Il 23 aprile il tribunale l’ha condannato a 20 anni di reclusione, colpevole anche del tentato omicidio di alcuni agenti il giorno della sua cattura.

Nato a Bruxelles ma di origine marocchina, classe 1989, Salah Abdeslam ha lavorato come meccanico e barista prima di radicalizzarsi diventando un soldato dell’Isis. Dal momento dell’arresto ha scelto di parlare poco, senza mai pentirsi della strage: ha preferito lamentarsi del suo stato di prigionia e giurare odio eterno all’Occidente.

A riportarlo sulle prime pagine dei quotidiani francesi, dopo la notizia diffusa per primo da “Le Parisien”, è un documento di nove pagine che fa parte del fascicolo che chiude le indagini a suo carico prima dell’ennesimo processo per terrorismo e strage. Il documento fa ulteriore chiarezza sulla figura del terrorista, svelando intercettazioni telefoniche e alcune conversazioni che Abdeslam ha avuto con altri detenuti in cui ha raccontato gli attimi precedenti e successivi alla strage.

Nel 2016, mentre era ancora rinchiuso in un carcere belga in attesa di estradizione, Abdeslam incontra Mehdi Nemmouche, accusato dell’attacco al museo ebraico di Bruxelles del maggio 2014, e Mohammed Bakkali, sospettato di essere uno dei responsabili della logistica della strage di Parigi. Alternando l’arabo al francese, Abdeslam svela come è riuscito a fuggire dalla capitale francese verso Châtillon, nell’Hauts-de-Seine, dopo aver lasciato tre terroristi nei pressi dello Stade de France. Poco dopo si libera anche della sua auto, una Renault Clio, abbandonata in una via secondaria del 18esimo arrondissement, e del giubbotto esplosivo che la polizia ha poi ritrovato a Montrogue: avrebbe dovuto azionarlo per immolarsi, ma pare per un difetto non gli sia riuscito, evitando l’ennesima strage di quella notte infernale. “Avevi già gettato quella cosa?”, gli chiede Mohamed Bakkali, e lui risponde: “Sì, certo, avevo chiesto informazioni a un tizio, e lui mi ha guardato dlala testa ai piedi, poi ha guardato la mia giacca e ha visto che c'era qualcosa di strano. Fratello, sembrava pesassi 90 kg, ero troppo appariscente, dovevo liberarmene".

La notte dell’attacco, culminata con la fuga, si conclude con “un menù di pesce di un McDonald’s” consumato sulle scale di un palazzo a Châtillon, dove aveva trovato rifugio. Lì incontra un gruppo di adolescenti: "Erano giovani, fumavano canne. Ho fatto amiciai con loro perché avevano un telefono dal quale potevo sentire i notiziari". L'indomani mattina due amici lo recuperano aiutandolo nella fuga verso il Beglio, e Abdeslam racconta divertito un episodio: incappata in un blocco stradale, l'auto su cui stava fuggendo viene avvicinata da una giornalista che attraverso il finestrino chiede un commento sullo stato di massima allerta che sta bloccando la Francia. Uno dei suoi complici risponde serafico: "Date le circostanze è giusto, meglio rafforzare i controlli". Lui era seduto sul sedile posteriore, e tratteneva a stento le risate.

I racconti terminano con una misteriosa lettera che avrebbe smarrito nel momento dell’arresto, e mai ritrovata, in cui secondo alcune ricostruzioni Abdeslam potrebbe aver giurato fedeltà assoluta al Califfato, probabilmente insieme ai piani di un altro attacco terroristico in Belgio.

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