La sanguinosa globale congiura
dei terroristi anonimi

| INCHIESTA Chi sono gli ultimi uccisori di massa. La matrice islamica e la vendetta personale degli "incell". E lo Stato non può difendersi, se non dopo gli assassinii di innocenti. Prima parte

+ Miei preferiti
di GERMANO LONGO, MASSIMO NUMA E L'ATENIESE*

Barcellona. Alle 16.00 del 17 agosto 2017, Mohamed Hychami, il più fragile della cellula islamica di Ripoll, ha un piccolo incidente d'auto con il Van affittato per effettuare la seconda strage in programma dopo l'attacco alle Ramblas. Telefona ai complici per spiegare quanto accaduto. Lo dice a Houssaine Abouyaaqoub, fratello di Younes ucciso dai Mossos due giorni fa in un vigneto a 54 km da Barcellona, l'autista assassino di Barcellona.  Si può vedere, all'interno di un market di una stazione servizio lungo l'autostrada A7, Terragona, che Houssaine compra una ricarica per il suo cellulare. Sono le 20.55 del 17 agosto. All'interno del market ci sono Omar Hychami, Houssaine Abouyaaqoub e Moussa Oukabir, il fratello di Driss, arrestato e ancora in carcere, reduce da alcuni mesi trascorsi in Italia a cercare lavoro. Poco dopo le 22 saranno uccisi dalla polizia dopo un raid fallito a meta. Con l'Audi A3 del fratello (scarcerato) di uno della cellula hanno investito e ucciso una donna e poi ferito, con coltelli e un'ascia acquistati poco prima in un negozio cinese, 8 passanti. Poi vengono abbattuti uno dopo l'altro in pochi secondi da un sergente dei Mossos D'Esquadra: 6 colpi, 4 bersagli centrati. Hychami  e gli altri avevano comprato sandwich, tortillas, bibite energetiche per lo sport, molto occidentali. Le videocamere di sicurezza inquadrano i tre alla cassa, sorridenti, precisi quanto enumerano quanto acquistato, eccoli tranquilli e rilassati mentre ricevono gli spiccioli di resto. Battute e sorrisi, un ultimo sguardo complice sguardo alle telecamere.Anche il terrorista anglo-libico di Manchester, Salman Ramadam Abedi, 22 anni, studente universtiario di eeconomia, che ha ucciso, facendosi esplodere, 24 innocenti alla fine del concerto della cantante americana Ariana Grande (a maggio), aveva fatto la sua ultima passeggiata prima di suicidarsi in un mini-market della zona. Le telecamere lo inquadrano mentre, a passo lento, studia gli scaffali dei dolci. Ne prende un paio poi li rimette a posto. Vestito di nero, una felpa con cappuccio, la stessa che indosserà per uccidere. Di nuovo una specie di ultima cena con il solito cibo industriale, caramelle, barrette di cioccolato. I tre della cellula di Londra, prima dell'attentato al London Bridge, compiono lo stesso rito in un centro commerciale, di nuovo cibo, acqua, e un set di coltelli in ceramica, affilatissimi e in grado di passare indenni attraverso i metal detector.

"SONO UN TEDESCO", URLA IL KILLER

A Monaco di Baviera, il 22 luglio 2016, l'attacco è partito proprio dall'interno del market Olympia-Einkaufszentrum. Autore Ali David Sonboly, un cittadino tedesco-iraniano di 18 anni, che dopo aver compiuto la strage, si è suicidato. Il bilancio della strage fu di 9 morti più l'attentatore e 35 feriti. Lui urlava verso i testimoni che lo insultavano: "Io sono tedesco!". In questi terroristi con passaporto europeo, di origine nordafricana, figli di immigrati di seconda e anche di terza generazione, convivono due anime. La prima è quella totalmente in sintonia con i modelli occidentali, dalla musica alle letture, allo sport, al modo di vestirsi, dalle scarpe alle t-shirt; dall'altra una profonda radice più nazionalistica che religiosa, che li lega alla cultura nativa. Un amico di Moussa Oukabir, 18 anni, racconta che una volta gli disse "di avere cancellato dal telefono tutta la musica". Unico sintomo rilevato di radicalizzazione. I reclutatori dell'Isis sfruttano cinicamente questa opzione, insistendo sul nervo sensibile della guerra totale che gli occidentali muovono ai "fratelli" nel cuore delle loro terre originarie. Se, alla fine, una minima percentuale trasforma l'odio in prassi concreta, gli altri, la maggioranza, possono tutt'alpiù vivere con uno spiacevole stato di disagio, si sofferenza psicologica per quanto accade in Siria, Iraq, Tunisia, Egitto o Marocco, dove la repressione contro l'estremismo è durissima. Gli aspiranti terroristi sono invisibili, confusi perfettamente nella società di massa. L'Imam di Ripoll, Abdelbaki Es Satty, 45 anni, a  marzo era andato in Belgio forse per incontrarsi con le cellule locali, già protagoniste di sanguinosi attacchi in Francia e a Bruxelles. Individuato, alla richiesta di informazioni della polizia belga, i catalani avevano risposto "nulla risulta". Per dire: nessuno dell'ultima ondata di stagisti indossa abiti tradizionali arabi, ostenta barbe incolte, declama versi del Corano in mezzo alla strada (salvo eccezioni) ma i terroristi ragazzini vivono e si comportano esattamente come i coetanei della stessa età. Sanno usare i media digitali, i social, conoscono le tecniche investigative della polizia. A Ripoll si riunivano nel rottame di un furgone per essere sicuri che non ci fossero microfoni o videospie. Hanno visto i film dove vengono impiegati sistemi di intercettazioni miniaturizzati. E sanno come evitarli. Qualcuno, nei media, s'è domandato come mai il commerciante cinese ("due ore dopo l'attacco alle Ramblas!") non avesse avuto sospetti a vendere coltelli e ascia ai futuri "martiri" di Cambrils. Mai quesito fu così stupido, o ingenuo.

CHEKATT, MISERO DELINQUENTE COMUNE

Da qui a Chefir Chekatt, l'assassino di Strasburgo, il passo è breve. Chekatt è un delinquente comune, arriva da una famiglia naturalizzata francese da decenni, è considerato uno dei tanti tragazzi considerati "radicali" nel labirinto del quartiere multi-etnico di Neudorf. Uno dei tanti. Difficile svolgere un lavoro di prevenzione su soggetti come questi, più al centro dell'attenzione della polizia ordinaria piuttosto che dell'Antiterrorismo. Anis Amri, il "camnionista" che, il 19 dicembre 2016, ucciso un camionista polacco, ne guidò il Tir contro la folla che affollava i mercatini di Natalevdi Berlino, era "un alcolizzato con qualche reato comune alle spalle", più volte arrestato per spaccio di droga. Un piccolo delinquente comune, malvisto anche in famiglia. Dissero che si era radicalizzato nelle carceri italiane, e proprio in Italia, pochi giorni dopo, fu  ucciso dalla polizia mentre cercava di raggiungere alcuni amici residenti nel Centro Sud. E Farid Ikken, nel giugno 2017, si svegliò un giorno con l'idea di uccidere qualcuno in nome dell'Isisi. E' un intelettuale, un giornalista, in Francia per un dottorato di ricerca, sposato a una svedese. Stava scrivendo una tesi di laura sui nuovi media on Maghreb. Ebbene, quest'uomo armato di di un martello ridsuss quasi in fin di vita un poliziotto di guardia a Notre Dame. I professori lo ricordano com "un agnellino, timido ed educato", i compagni come un "secchione, zealte negli studi e totalmente anonimo". Ferito dalla polizia in modo non grave, una volta in Tribunale ha candidamente ammesso di "essersi radicalizzato" in 10 mesi e che il suo gesto era una testomonianza contro le strage dei fratelli in Siria, anche a causa dei bombardamenti dell'aviazione francese". 

ATTACCO CON LE BOMBE A DORTMUND

L'attacco con tre ordigni esplosivi, comandati a distanza e fatti esplodere in simultanea, ferendo un giocatore del Dortmund, colpito da una scheggia, e la successiva rivendicazione del gesto "contro la Germania" che collabora con la Coalizione contro l'Isis in Medio Oriente, avrebbe rivelato ancora una volta l'anello di congiunzione tra i vecchi gruppi di combattimento salafiti con il terrorismo di oggi. Un giovane irakeno è stato arrestato, ma è stato scagionato nelle ultime ore dalla polizia; era in contatto con le cellule radicali nate a Francoforte e poi diffuse in tutte le città germaniche. Ma nelle ultime ore la smentita: il tizio non c'entra, ma non cade ancora la pista islamica, almeno cos' pare, la situazione è in evoluzione, Resta però un fatto, che va comunque analizzato. Le cellule salfite  operavano in Italia, e sopratttutto, a Torino. Non sono esattamente dormienti, neppure oggiMohamed Lahouajej Bouhlel, 31 anni, il camionista assassino di Nizza, originario di Mseken, è figlio di un noto estremista islamico che fa parte del partito radicale Ennahda, che, rispetto ai vecchi gruppi combattenti salafiti, radicati da sempre nel distretto di Sousse, sta come il Sinn Fein all'Ira. C'è un filo rosso che unisce i terroristi di oggi, di seconda o terza generazione (come i cittadini inglesi di origine pakistana che fecero saltare nel luglio 2006 il metro di Londra) con i fanatici coinvolti nelle vecchie inchieste sui Gruppi Salafiti di Combattimento, germinati negli Anni ‘80 e ‘90 tra Tunisia e Algeria, e altri gruppi minori poi diffusi nel Sud della Francia e pure in Italia, in particolare in Piemonte e nel centro Sud del nostro Paese. Nella sua comunità tunisina Mohamed è gia un «martyr». Lo hanno seppelito seppellito nel suo paese, non lontano dalla spiaggia dove un commando Isis trucidò decine di turisti, in un clima di complicità e di rispetto per il suo «sacrificio». Lui come altri killer. Nato e vissuto «in un contesto familiare - osserva il sito tunisino TunisieSecret.com -favorevole alla violenza e al radicalismo». In un continuo interscambio di contatti, coperture, materiali, propositi criminali. 

FIGLI, FRATELLI, AMICI DI EX TERRORISTI

Questi assassini-suicidi sono figli, fratelli o amici delle famiglie dei terroristi attivi dieci o vent'anni fa. In percentuale altissima. Scorrendo le pagine degli atti giudiziari dell'epoca, emergono fantasmi troppo presto dimenticati. Allora il brand era quello di Al Qaeda, oggi svolge la funzione di faro dell'area integralista radicata in Europa il Califfato. Ma il bacino di reclutamento è lo stesso. Sigle dimenticate: il Gia, Gruppo Salafiti per la predicazione e il combattimento, con i suoi cloni diffusi in Italia, Tunisia, Marocco e nel Corno d'Africa. Il Gspc, tra il '95 e il 2008 predicava l'odio contro l'Occidente ma soprattutto contro la Francia. A Milano fu catturato il pianificatore degli attentati di Madrid del marzo 2004, con decine di morti. A Torino, nel 1998 la Digos fermò l'uomo che con i camion-bomba aveva fatto saltare le ambasciate Usa in Kenya e Tanzania. Gli investigatori della ex Ucigos (ora Dcpp, Direzione centrale polizia di prevenzione) e i colleghi francesi scoprirono solo una parte delle rete logistica che sosteneva i combattenti. Scoprirono già allora che molto spesso gli attentatori erano persone inserite nella società, con un lavoro, con mogli e figli. Solo una piccola percentuale era stata oggetto di arresti, segnalazioni o semplicemente di un censimento uomo per uomo. Gran parte dei jihadisti di quegli anni (quanti? di sicuro migliaia e migliaia) sono rimasti sommersi, nascosti nei grandi agglomerati urbani e diffusi, senza destare troppi sospetti, in ogni angolo della nazione, in attesa di tempi migliori o decisi a farsi dimenticare. Cellule disattivate. In quelle case si respirava però l'odio religioso e l'odio anti-francese. I loro ragazzi vanno a scuola, creano circuiti sociali, sono stati istruiti a non far trapelare nulla della loro vera formazione, a proteggere dalla polizia familiari e amici ricercati o semplicemente in fuga. Liberi da organizzazioni para-militari, per evitare gli errori del passato, il pericolo di infiltrazioni, al centro di una struttura orizzontale alimentata dal web e dalle sue parole d'ordine globali. 

PROFILI ANONIMI, UOMINI INVISIBILI

I profili degli attentatori belgi e francesi sono straordinariamente simili. Anonimi, invisibili, indecifrabili attraverso un'attività routinaria di Intelligence. Da qui lo stupore dei media (se non degli inquirenti) per le loro vite normali o contraddittorie rispetto agli stereotipi del radicalismo. Vanno in discoteca, non osservano il Ramadan, hanno pure precedenti per piccoli reati, vestono e vivono come i loro coetanei, bevono alcol e altro ancora. «Ma l'alfa dell'odio - osserva un investigatore dell'Antiterrorismo italiano - è nel loro stesso Dna, pronta ad attivarsi nel modo più imprevedibile. L'Intelligence può fare molto contro i sistemi organizzati ma poco o nulla per prevenire azioni come quella di Nizza, segnate anche da stati di disagi psichici o sociali». Chi ricorda, oggi, il nome di Khaled Kelkal? Ucciso a Lione dalla polizia, aveva fatto esplodere una bomba artigianale nel luglio 1995 in una stazione ferroviaria a Saint Michel. Dieci morti e decine di feriti. Negli anni successivi, altre decine di ordigni, altre vittime ora sepolte dall'oblio. Bombe nei cestini dei rifiuti delle città, imbottiti di chiodi per fare più morti, per fare più male. La Francia, anche per il suo passato coloniale, è sempre nel mirino. Non fa male rivedere un vecchio film di Gillo Pontecorvo: «La battaglia di Algeri».

JIHAD PER TUTTI, ATTACCO ALLA SCUOLA EBRAICA
Il vero segno di svolta, di distacco dalle tradizionali organizzazioni armate, accade molti anni dopo, attentato dopo attentato. Nel marzo 2012 il primo atto della «guerra per tutti». Quella di oggi. Senza logistica, quasi a costo zero, senza pietà e senza scampo. Questa generazione non prende neppure in considerazione una via di fuga. Mohammed Merah, 24 anni, rapper ma radicale islamico under-cover, indottrinato anche in famiglia, fa irruzione nella scuola ebraica Eleves Ozah Hatorah di Tolosa e uccide un maestro e tre bambini. Poco tempo tempo prima, tre militari francesi erano stati assassinati con la stessa modalità di azione. Dopo le ormai tante stragi, l'identificazione dei killer, lo stesso rituale: talvolta i video di auto-presentazione sui siti Isis, ma anche foto su facebook di assassini con la maglia dei campioni di calcio, le sere in discoteca, la passione per auto o moto, i «mi piace» su star della musica o del cinema. Le interviste del dopo-strage, ad amici, familiari e conoscenti iniziano, molto spesso, così: «No, non avremmo mai pensato...».


*Esperto e analista di terrorismo internazionale
Galleria fotografica
La sanguinosa globale congiura<br>dei terroristi anonimi - immagine 1
La sanguinosa globale congiura<br>dei terroristi anonimi - immagine 2
La sanguinosa globale congiura<br>dei terroristi anonimi - immagine 3
La sanguinosa globale congiura<br>dei terroristi anonimi - immagine 4
La sanguinosa globale congiura<br>dei terroristi anonimi - immagine 5
La sanguinosa globale congiura<br>dei terroristi anonimi - immagine 6
La sanguinosa globale congiura<br>dei terroristi anonimi - immagine 7
Terrorismo
Attentato di Reading: è terrorismo
Attentato di Reading: è terrorismo
Fonti dell’intelligence hanno cambiato la prima versione classificando come atto terroristico l’accoltellamento di tre persone in un parco della città inglese
GB, arrestato un 14enne: stava per compiere un attentato
GB, arrestato un 14enne: stava per compiere un attentato
Il blitz della polizia dopo mesi di pedinamenti: il giovane era ormai pronto a mettere in pratica un attentato di matrice islamica
Il killer delle moschee di Christchurch si dichiara colpevole
Il killer delle moschee di Christchurch si dichiara colpevole
Un anno fa, Brenton Tarrant ha fatto irruzione in due moschee uccidendo 51 persone: si è sempre dichiarato innocente, ma poche ore ha cambiato strategia ammettendo la colpevolezza di tutti i 92 capi d’accusa
Si avvicina la cattura di al-Zawahiri
Si avvicina la cattura di al-Zawahiri
Secondo un ex agente dei servizi britannici, la guida di Al-Qaeda, successore di Bin Laden, farebbe parte dell’accordo degli Stati Uniti con i Talebani
Condannato il fratello dell’attentatore di Manchester
Condannato il fratello dell’attentatore di Manchester
Sarebbe stato lui a guidare, istruire e armare Salman Abedi, il terrorista che si è fatto esplodere al termine del concerto di Ariana Grande
Il killer di Hanau, un folle estremista di destra
Il killer di Hanau, un folle estremista di destra
Tobias Rathjen avrebbe anche lasciato un video in cui spiega i motivi del suo attacco contro “etnie” che ormai hanno minato per sempre la Germania
Aimen Dean, l’artificiere di Bin Laden
Aimen Dean, l’artificiere di Bin Laden
Per anni ha costruito bombe per i militanti di al-Qaeda, poi ha deciso di cambiare sponda diventando un informatore dell’MI6 britannico. Oggi sta aiutando i servizi segreti occidentali a capire e combattere i jihadisti
Un domenica di paura in Europa
Un domenica di paura in Europa
Un uomo e una donna, il primo a Londra, la seconda a Gent, in Belgio, feriscono i passanti a colpi di coltello: il primo è stato ucciso, la seconda ferita. L’allarme terrorismo scatta in tutta Europa
La mente crudele di Salah Abdeslam
La mente crudele di Salah Abdeslam
Svelate alcune intercettazioni ambientali in cui l’unico terrorista sopravvissuto alla strage di Parigi del 2015 racconta a compagni di prigionia i dettagli di quella notte e dei giorni successivi
La Francia pronta a restituire i terroristi all’Italia
La Francia pronta a restituire i terroristi all’Italia
Lo svela “Le Parisien”, che parla di 13 nomi totali: ecco chi potrebbe tornare in Italia a breve per scontare le proprie condanne