La vedova dell'Isis sulle tracce di al-Baghdadi

| Catturata e condannata per terrorismo e violenza, ha iniziato a collaborare con la Cia e i servizi segreti svelando modi e metodi utilizzati dal califfo per spostarsi e nascondersi

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Il suo vero nome è Nasrin As’ad Ibrahim, 29 anni, irachena, meglio conosciuta come Umm Sayyaf: è la vedova di Fathi Ben Awn Ben Jildi Murad al-Tunis, un amico fidato di al-Baghdadi e veterano del gruppo paramilitare separatista islamico “Abu Sayyaf”. È stata catturata il 6 agosto 2015 nel corso di un raid dei “Delta Force” americani e consegnata alle autorità curde a Erbil: una figura molto controversa, sospettata di aver avuto un ruolo importante nelle attività terroristiche dell’Isis e di essere coinvolta in alcuni dei crimini più atroci del gruppo terroristico, tra cui la riduzione schiavitù dell’operatrice umanitaria statunitense Kayla Mueller, che si ritiene sia morta a Raqqa nel febbraio del 2015, e di diverse donne e ragazze di etnia yazidi, stuprate dagli ufficiali dell’Isis. Umm Sayyaf ha negato con forza le accuse, ma l’8 febbraio 2016 è stata accusata da un tribunale della Virginia di aver fornito sostegno materiale all’organizzazione terroristica che ha portato alla morte di una cittadina americana. Accusa federale per cui è stata condannata all’ergastolo, che sta scontando in forma di detenzione extragiudiziale in Iraq.

Essendo una delle mogli più importanti dell’organizzazione, Umm Sayyaf godeva di un permesso di accesso alle riunioni ed era presente quando al-Baghdadi registrava i suoi messaggi di propaganda. All’inizio della sua prigionia si è rifiutata di collaborare, rimanendo in silenzio nella sua cella nel nord dell’Iraq. All’inizio del 2016 cambia idea e inizia a rivelare alcuni dei segreti dell’organizzazione, compreso il modo in cui si muove e opera al-Baghdadi, il califfo dell’autoproclamato stato islamico che il 30 aprile scorso, a cinque anni di distanza dal sermone di Mosul, dove era stato ripreso per l’ultima volta, e dopo essere stato dato per morto in azione diverse volte, è tornato a incitare alla “guerra contro i crociati”.

Da allora, Umm Sayyaf ha aiutato la Cia e i servizi segreti curdi a ricostruire i movimenti dell’imprendibile califfo, indicando le basi, i nascondigli utilizzati e la rete che lo circonda per proteggerlo. Per ore e ore, Umm Sayyaf ha osservato mappe e fotografie disposte su un tavolo, circondata da ufficiali curdi e americani: “Erano molto gentili, indossavano abiti civili: ho mostrato loro tutto quello che sapevo”. La donna ha indicato un nascondiglio segreto nella parte occidentale di Mosul che era stato preparato per al-Baghdadi da sua zia: “Il suo nome è Saadia Ibrahim. Due dei suoi figli sono morti con l’Isis, e si è unita al califfo fin dall’inizio: gestisce per lui la rete di case di sicurezza. È la sorella di mio padre”.

Nel febbraio 2016 indica una casa a Mosul in cui si pensava che stesse alloggiando al-Baghdadi, ma nel dubbio, e per timore di una strage di civili in un quartiere densamente popolato, gli ufficiali statunitensi preferiscono non richiedere un attacco aereo sull’edificio. Qualche settimana dopo hanno dovuto ammettere che quella notte, l’uomo più ricercato del pianeta si trovava esattamente lì. “Ho detto loro dov’era la casa - ha detto Umm Sayyaf - lo sapevo perché era uno degli appartamenti che gli erano stati forniti dall’Isis e uno dei posti che lui amava di più”.

Un alto funzionario dei servizi segreti curdi ha svelato l’importanza strategica di Umm Sayyaf: “Ci ha fatto un quadro molto chiaro della struttura familiare di Abu Bakr al-Baghdadi e delle persone che più gli stanno a cuore. Abbiamo imparato a conoscere le mogli e identificato molti dei suoi collaboratori più stretti, di cui ci ha spiegato ruoli e compiti all’interno dell’organizzazione terroristica”.

L’avvocato per i diritti umani Amal Clooney ha chiesto l’estradizione di Umm Sayyaf dall’Iraq agli Stati Uniti per affrontare la giustizia americana: “Era lei ad occuparsi di alcuni prigionieri, li ha picchiati, torturati e le donne sono state preparate allo stupro”. La donna sta scontando l’ergastolo in forma extraterritoriale in Iraq, ma è stata condannata a morte dagli ex compagni dello stato islamico.

La domanda più ricorrente è dove si trovi oggi al-Baghdadi. Secondo Umm Sayyaf è tornato in Iraq, dove si sente sempre più sicuro: “Non è stato sereno in Siria, ci andava per fare qualcosa, ma preferiva andarsene subito dopo”. Umm Sayyaf riceve una visita mensile dalla sua famiglia e ha accesso a medici e operatori umanitari. Nonostante la sua collaborazione, è improbabile che possa ottenere una modifica della condanna: “Viene da un ambiente radicale: se torna da loro, diventa come loro”.

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