Parbleu, les terroristes

| I nostri vicini d’oltralpe danno rifugio da anni a terroristi condannati dai tribunali italiani. I precedenti della dottrina Mitterand e della scuola di lingue Hyperion

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Cesare Battisti, Toni Negri, Paolo Persichetti, Sergio Tornaghi, Oreste Scalzone, Marina Petrella, Lanfranco Pace, Enrico Villimburgo, Roberta Cappelli, Giovanni Alimonti, Maurizio Di Marzio, Elzo Calvitti, Vincenzo Spanò, Massimo Carfora, Giovanni Vegliacasa, Walter Grecchi, Paola Filippi, Luigi Bergamin, Gianfranco Pancino, Giorgio Pretrostefani, Simonetta Giorgieri e Carla Vendetti. Un elenco di nomi che hanno due punti in comune: sono tutti terroristi, inseguiti da mandati di cattura internazionali e con diversi ergastoli mai scontati sulle spalle, e tutti hanno trovato rifugio in Francia.

Nelle pieghe dell’arresto di Battisti, si torna a parlare dei paesi che proteggono terroristi rossi e neri, responsabili accertati di decine di omicidi commessi in Italia negli anni della strategia della tensione. A offrire rifugio e protezione sono soprattutto Paesi sudamericani come Brasile, Nicaragua, Argentina e Cuba, più qualche Stato africano: Libia, Angola e Algeria in particolare. Ma manca all’elenco il caso più clamoroso di tutti: la Francia.

I cugini d’oltralpe, con cui storicamente non corre buon sangue e i rapporti sono sempre nervosi, nel 1982 hanno pensato di farci un dispettuccio. L’allora presidente François Mitterand, l’ultimo monarca repubblicano di Francia, emana quella che viene comunemente chiamata “Dottrina Mitterand” in cui si scrive che “La Francia valuterà la possibilità di non estradare cittadini di un Paese democratico autori di crimini inaccettabili, nel caso in cui il Paese richiedente non abbia un sistema giudiziario che non corrisponda all’ideale francese della libertà”.

In pratica, detto in modo più chiaro possibile, si apriva la possibilità di negare l’estradizione a impuntati e condannati - irlandesi, baschi, ma soprattutto italiani - ricercati per “atti di natura violenta di ispirazione politica”. L’importante è che fossero colpevoli di atti avvenuti in qualsiasi Stato, purché non quello francese, e per i terroristi era sufficiente dichiarare di aver rinunciato alla lotta armata e alla violenza. La dottrina viene presentata ufficialmente da Mitterand il 1° febbraio 1985 in un discorso al “Palais des Sports” di Rennes.

C’era di mezzo la solita “grandeur” francese, il convincimento di essere migliori e superiori a tutti gli altri: anche nel caso della dottrina Mitterand, l’idea di partenza era la convinzione di una netta superiorità della legislazione francese rispetto a quella di “barbari” come gli italiani.

La reazione italiana al colpo di genio di Mitterand è corale: protestano tutti, dalle associazioni dei familiari delle vittime a qualche politico più illuminato e meno attapirato. Nel 2002 qualcosa inizia a cambiare: viene concessa l’estradizione a carico dell’ex BR Paolo Persichetti, riciclato come professore universitario ma sospettato di avere legami con le nuove Brigate Rosse. Due anni dopo scatta l’estradizione di Cesare Battisti, che però inizia l’ormai celebre fuga verso il Sudamerica. Nel 2004, la dottrina Mitterand viene di fatto abrograta, anche se in Francia restano tutt’oggi decine di terroristi italiani che vivono tranquillamente, convinti di non dovere più nulla all’Italia.

La scuola di Hyperion

C’è un precedente inquietante alla Dottrina Mitterand e ha un nome, una data e un indirizzo precisi: “Hyperion”, 1977, Quai de la Torunelle 27, Parigi. Ufficialmente una scuola di lingue fondata da Duccio Berio, Vanni Mulinaris e Corrado Simoni, attivisti della sinistra extraparlamentare italiana, ufficiosamente una copertura per organizzazioni terroristiche e servizi segreti più o meno deviati. Dall’OLP (Organizzazione per la Liberazione della Palestina), all’IRA (Irish Republican Army), l’ETA (Euskadi Ta Askatasuna) e le Brigate Rosse, più CIA, KGB e Mossad. Fu anche il luogo di nascita del “Superclan”, organizzazione terroristica partita dalla Sinistra Proletaria a cui è attribuito il fallito attentato all’ambasciata americana di Atene il 2 settembre 1970. Il gruppo, formato da un gruppo di “superclandestini”, pare fosse guidato dall’intellettuale Corrado Simioni e si sospetta avesse un ruolo di congiunzione fra la sinistra extraparlamentare e i servizi segreti della Nato.

Nel corso del caso Moro, furono accertati stretti legami fra Hyperion e una scuola di lingue romana con sede in piazza Campitelli, a pochi passi da via Caetani, dove fu ritrovato il cadavere dell’onorevole democristiano. Fu Alberto Franceschini, uno degli ideologi e fondatori delle BR insieme a Renato Curcio e Mara Cagol, a raccontare in un’udienza di fronte alla “Commissione stragi” che i fondatori di Hyperion preferivano una lotta decisamente più incisiva di quella ipotizzata dalle Brigate Rosse.

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