Riesplode il caso di Jihadi Jack

| L’ex studente di Oxford partito per arruolarsi nell’Isis è stato ripreso in un video che mostra le condizioni delle carceri curde. I genitori chiedono il rimpatrio, ma il governo nega con forza

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È polemica in Gran Bretagna per le immagini di “Jihadi Jack”, l’ex studente di Oxford che aveva abbandonato la propria esistenza alto borghese per unirsi ai tagliagole dell’Isis e dichiararsi “nemico degli inglesi”. Catturato dalle forze curde mentre il califfato crollava, ha supplicato quasi subito le autorità per tornare a casa sua, assicurando che non aveva “alcuna intenzione di far saltare in aria i britannici”. Ma la legge sullo status di terrorista, ha permesso all’ex ministro degli Interni Sajid Javid di cancellargli la cittadinanza.

Jihadi Jack, al secolo Jack Letts, è finito al centro di un’inquadratura di un servizio dedicato alle carceri curde, dove migliaia di ex terroristi attendono di sapere cosa sarà del loro futuro. Nelle immagini Jack appare smagrito e sofferente sul pavimento di una prigione siriana affollata come non mai di ex terroristi in tuta arancione arrestati dalle milizie curde. Un documento che ha convinto i suoi genitori, John e Sally Letts, a chiedere ancora una volta clemenza per il loro ragazzo. La coppia, condannata (e poi scagionata) dall’Old Bailey di Londra per finanziamento al terrorismo poiché avevano tentato di inviare 223 sterline al proprio figlio, non ha mai risparmiato energie, tentando di convincere le autorità e l’opinione pubblica britannica che il loro ragazzo un po’ matto e credulone non ha mai fatto del male a nessuno, malgrado avesse affermato di non vedere l’ora di “tagliare la gola di qualche inglese”.

Il servizio non chiarisce il luogo in cui sono state girate le immagini: si tratta di una prigione segreta, presumibilmente città di Qamishli.

John e Sally, in diverse interviste rilasciate ai tabloid, chiedono al governo di riportare in patria Jack, per affrontare un processo per terrorismo nel loro paese, ma ancora una volta, il Ministero degli Interni ha respinto la richiesta. “È straziante vedere tuo figlio ridotto in questo modo e sentirsi così impotente. Abbiamo fatto pressioni sulla Croce Rossa per mesi per dirci com’è veramente il carcere in cui è rinchiuso. Ma si rifiutano sempre di commentare, dicendo che si tratta di informazioni che comprometterebbero il loro accesso nella struttura. Siamo certi che questo sia il modo migliore di affrontare un problema per la nostra democrazia?”.

Il mese scorso il deputato Tory Crispin Blunt, ex militare di carriera, ha incontrato Jihadi Jack chiedendo alla Gran Bretagna di alleviare l’onere che grava sul popolo curdo, rimpatriando i combattenti nati nel Regno Unito: “Il governo britannico dovrebbe assumersi la responsabilità dei nostri cittadini, e la soluzione non è certo togliere loro la cittadinanza. La situazione mostrata dalle foto è insostenibile: i prigionieri hanno diritto di essere giudicati attraverso un processo, e se non riusciamo a farli condannare dai tribunali abbiamo i mezzi per metterli sotto sorveglianza”.

Ma una fonte del Ministero degli Interni ha freddato ogni speranza: “Jihadi Jack ha scelto liberamente di unirsi a persone che odiano questo paese, odiano le nostre convinzioni e odiano il nostro stile di vita. I suoi genitori, che sono stati condannati dai tribunali britannici per aver finanziato il terrorismo, stanno sprecando il fiato. Gli inglesi rispettosi della legge penseranno che Jack Letts se l’è cavata, finendo in quella squallida prigione. Le migliaia di vittime degli amici terroristi di Jack non sono state altrettanto fortunate”.

Secondo alcune stime delle organizzazioni umanitarie, si ritiene che le forze curde abbiano in mano circa 60 cittadini britannici passati dell’ISIS, rinchiusi in diverse galere nella Siria settentrionale.

Galleria fotografica
Riesplode il caso di Jihadi Jack - immagine 1
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