Sangue sulla Pasqua

| Otto esplosioni quasi simultanee in Sri Lanka lasciano a terra 200 morti e quasi 500 feriti. Le autorità proclamano il coprifuoco e oscurano i social: “Sappiamo chi sono, li prenderemo”

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Una strage pianificata con cura per il giorno di Pasqua: otto bombe e un bilancio drammatico che al momento parla di oltre 200 morti quasi 500 feriti, di cui molti “in condizioni critiche”. Fra le vittime anche 35 stranieri, a quanto si apprende di nazionalità americana, inglese e olandese, ma la Farnesina si è attivata, con la collaborazione dell’ambasciata italiana locale, per verificare la presenza di cittadini italiani. È stato anche attivato un numero per eventuali segnalazioni o per avere informazioni: 00390636225.

Il ministro della difesa, Ruwan Wijewardene, parlando in modo esplicito di “terrorismo religioso”, ha annunciato che i responsabili, almeno sette persone, “sono stati identificati e si sta procedendo all’arresto. Non daremo alcuna possibilità a questi gruppi di agire: prenderemo le misure necessarie e li perseguiremo, qualsiasi estremismo religioso seguano”. Gli fa eco il cardinale Malcom Ranjith, che auspica “punizioni senza pietà” per i responsabili.

Proprio per favorire le operazioni, il governo ha indetto il coprifuoco dalle 18 ora locale (le 14:30 in Italia) alle 6 dell’indomani mattina, con totale oscuramento dei social per evitare possibili comunicazioni fra le varie cellule terroristiche.

Le esplosioni in due diverse località del paese, a cominciare da Colombo, la capitale, dove sono state colpite tre chiese – il Santuario di Sant’Antonio, una a Begombo e una Batticaloa - e tre alberghi di lusso frequentati soprattutto da turisti stranieri, lo “Shanrgi-La”, il “Kingsbury Hotel” e il “Cinnamon Grand”, tutte avvenute in simultanea e almeno due per mano di kamikaze. Un’ora dopo la settimana esplosione a Dehiwala, un sobborgo, seguita da un’altra a Dematagoda. Al momento non c’è stata alcuna rivendicazione, anche se c’è motivo di credere che la mano sia quella del nazional Thowheeth Jamàath, gruppo radicale musulmano che si era già reso responsabile di atti vandalici contro alcune statue buddiste.

Una giornata che era nell’aria, quando il capo della polizia – raccogliendo segnalazioni dell’intelligence - aveva lanciato l’allarme per possibili attentati presso “chiese e luoghi di culto”.

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