Silvia Romano è stata uccisa?

| L’ipotesi lanciata da un quotidiano kenyano, che ha raccolto gli umori del villaggio in cui viveva la giovane volontaria italiana. Nessuna conferma dalle autorità, ma neanche una smentita. L’altro caso insoluto: Luca Tacchetto

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Ci sono notizie drammatiche che arrivano dal Kenya, le peggiori possibili: Silvia, la volontaria della onlus “Africa Milele” rapita il 20 novembre scorso nel villaggio di Chakama, sarebbe morta. Vittima di uno scontro a fuoco tra il gruppo di sbandati che pare l’abbia sequestrata e una cellula jihadista somala di Al Shabaab intenzionata a “comprare” l’ostaggio per gestire un riscatto milionario con l’Italia. La notizia, al momento, non è stata confermata ma neanche smentita dal ministro degli interni kenyano.

L’inquietante risvolto della vicenda di Silvia Romano è stato ipotizzato dal sito “The Star” di Nairobi: “Questa teoria è quella ritenuta la più probabile nel villaggio Chakama di Kilifi, dove è stata sequestrata Silvia Romano, e nel Delta di Tana, dove si ritiene che il rapimento sia stato pianificato. Gli abitanti dei villaggi e le fonti di sicurezza hanno anche ipotizzato che la 23enne potrebbe essere stata coinvolta in un commercio multimilionario sul traffico d’avorio. Un’altra teoria è che il governo italiano abbia pagato segretamente il riscatto per riportarla in Europa. Da ciò che è emerso, i rapitori pretendevano di essere pagati profumatamente per vendere una donna straniera: il diverbio è sfociato in una sparatoria in cui la stessa volontaria italiana sarebbe stata uccisa. Si dice che la ragazza conoscesse uno dei suoi rapitori, un vicino di casa, così affermano alcuni funzionari rimasti anonimi. L’uomo, a cui la ragazza avrebbe chiesto di essere pagata per una fornitura di avorio, ha affittato una casa di fronte a quella dove risiedeva Silvia Romano: da lì si ritiene che abbia orchestrato il sequestro. L’abitazione della ragazza si trova a 20 km da una stazione di polizia: quando è stata rapita, ci sono volute più di due ore prima dell’arrivo degli agenti della polizia di Langobaya. A quel punto, i rapitori avevano già attraversato il fiume. Le operazioni di ricerca hanno coinvolto le forze di difesa del Kenya e reparti delle forze speciali dotate di attrezzature moderne, compresi i droni: si sono concentrati sulle foreste di Magarini e Dakatcha, dove si credeva che i rapitori si nascondessero.

In seguito è emerso che i rapitori avevano attraversato il fiume Tana e stavano progettando di dirigersi verso la Somalia, dove era stato concordato che la Romano sarebbe stata consegnata ad al Shabaabab in cambio di una somma di denaro. Due settimane fa, i giornalisti che hanno visitato Dakatcha hanno incontrato degli abitanti di un villaggio che affermano di essere certi che la giovane e i suoi rapitori siano rimasti con Romano nella foresta per almeno una settimana. Hanno minacciato tutti: nessuno doveva svelare la loro posizione alla polizia”.

Tutto questo, al momento, sono ipotesi giornalistiche, qualcuna anche decisamente fantasiosa. Ma l’attualità parla comunque di un certo nervosismo da parte della magistratura italiana, che i  forza di un silenzio che dura ormai dal 21 gennaio scorso, avrebbe inviato in Kenya una nuova rogatoria internazionale nella quale si chiede di condividere gli esiti delle indagini effettuati dalla polizia, oltre alla possibilità di inviare dall’Italia i carabinieri del Ros.

Luca ed Edith

Il giovane architetto padovano e la sua compagna canadese sono svaniti nel nulla lo scorso 15 dicembre in Burkina Faso. “Sono ancora vivi, ostaggio di qualcuno per motivi economici. Non credo siano morti perché altrimenti avremmo ritrovato i corpi. Bisogna tenere alta la speranza”, confida Eliseo Tacchella, missionario e conoscitore dell’Africa a cui la famiglia del giovane si era rivolta nella speranza di trovare qualche contatto.

Ma anche in questo caso, che sembra senza soluzione, le notizie che arrivano dal Burkina Faso sono tutt’altro che incoraggianti. Si moltiplicano le notizie di atrocità commesse tato dalle forze di sicurezza quanto dai gruppi terroristici affiliati ad al Qaeda e Isis che controllano diverse zone del paese. A denunciarlo è “Human Right Watch”, che racconta di 42 morti accertate di civili compite fra l’aprile dello scorso anno e il febbraio, cifra a cui vanno aggiunte almeno 115 esecuzioni sommarie. Anche l’Armed Conflict Location & Event Data Project, ha censito ben 98 assalti con oltre 100 morti, più 35 interventi delle forze speciali che hanno fatto altre 330 vittime.

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