Somalia, la guerra di cui nessuno parla

| L’esercito americano e il gruppo terroristico al-Shabaab combattono in segreto: i primi hanno intensificato i raid aerei, i terroristi le autobombe. L’ultima vittima un contractor americano, ex Navy Seal

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Due fonti ritenute “affidabili” e rimaste anonime, hanno tolto il velo ad una guerra che ormai da anni si combatte quasi in segreto, senza molta copertura mediatica, fra l’esercito americano e al-Shabaab, un gruppo terroristico jihadista di matrice islamica affiliato ad Al Qaeda.

La conferma più recente sarebbe la morte di Michael Goodboe, un contractor americano, ex Navy SEAL, vittima nei giorni scorsi di un attacco terroristico a Mogadiscio. Ufficialmente, è il primo americano ad essere stato ucciso nella capitale dopo la disastrosa battaglia dell’ottobre 1993, conosciuta come “Black Hawk Down” grazie al film omonimo.

Secondo le due fonti, hanno chiesto l’anonimato poiché non autorizzate a divulgare notizie sensibili, Michael Goodboe, 54 anni, in forza ad un’unità paramilitare della CIA, è morto dopo essere stato ferito da un ordigno esplosivo. Si presume che l’attacco sia stato condotto da al-Shabab, anche se i dettagli restano poco chiari. Secondo alcune voci, Goodboe sarebbe stato trasportato in ospedale militare americano in Germania, dove è morto per la gravità delle ferite riportate.

Dalla CIA, come dalla famiglia del militare, nessuna conferma o smentita, solo silenzio. Michale Goodboe, conosciuto come “Goody”, era stato un membro del leggendario “Team 6” dei Navy SEAL, l’élite della Marina americana che scelto di lasciare diversi anni fa per unirsi all’unità paramilitare della CIA come contractor.

La morte di Goodboe arriva in un momento assai delicato, con il presidente Trump determinato a rimuovere tutto il personale militare statunitense dalla Somalia, circa 700 uomini, prima di lasciare la Casa Bianca il prossimo gennaio. Gli Stati Uniti portano avanti operazioni segrete e clandestine in Somalia da quasi due decenni, e l’ordine di Trump non influirebbe comunque sulla presenza della CIA nel Paese.

Ma a preoccupare di più è che l’attacco terroristico di Mogadiscio coincide con una recrudescenza dell’offensiva di al-Shabab contro le forze antiterrorismo somale addestrate dagli americani, secondo la stampa locale colpite questa settimana da un attentato che ha ucciso sei somali. L’U.S. Africa Command si è limitato a confermare negli ultimi tre mesi un aumento degli attacchi con autobombe da parte dei terroristi di al-Shababab. A luglio, è fallito il tentativo di assassinare con un’auto piena di esplosivo il capo dell’esercito somalo, mentre lo scorso agosto, un’altra auto imbottita di tritolo è saltata in aria a Lido Beach, zona litoranea di Mogadiscio, facendo 25 vittime. Ancora sangue il 7 settembre scorso, quando al-Shababab ha usato un’altra autobomba per attaccare le truppe statunitensi e somale che operano nel sud del Paese, uccidendo tre membri del personale somalo e ferendo un militare americano. Pochi giorni dopo, l’avamposto statunitense “Baledogle Military Airfield”, a circa 100 km a nord-ovest di Mogadiscio, è stato vittima di un attacco che ha causato il ferimento di un militare americano. Il 5 gennaio, anche l’avamposto di “Manda Bay”, in Kenya, è stato vittima di un attentato costato la vita a due contractor e un militare.

Più che semplici indizi, la certezza di un “cambiamento radicale” del tentativo di al-Shababab di attaccare gli interessi statunitensi nella regione, ha ammesso il contrammiraglio Heidi Berg, direttore dei servizi segreti dell’Africom.

La stessa sorte di Michael Goodboe era toccata al maggiore Kyle Milliken, anche lui ex operatore del Team 6 dei Navy Seal, ucciso nel 2017 a circa 70 km a ovest di Mogadiscio. L’anno successivo, il sergente maggiore Alex Conrad è rimasto vittima di uno scontro a fuoco a circa 300 km dalla capitale.

È un dato certo che sotto l’amministrazione Trump gli attacchi aerei americani in Somalia siano diventati molto più frequenti, con un aumento delle morti tra i civili: si parla di 38 raid nel 2017, 48 nel 2018 e 63 nel 2019. Solo quest’anno, AFRICOM ha ammesso 49 incursioni aeree, più di quelli avvenuti dalle amministrazioni Bush e Obama messi insieme.

Secondo il gruppo di monitoraggio inglese “Airwars”, 142 civili sarebbero stati uccisi nel corso degli attacchi aerei americani dal 2007, anche se AFRICOM ammette solo cinque vittime civili negli ultimi 13 anni.

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