Strage di Bologna, ecco il quarto uomo

| Riprende a Bologna il processo contro il terrorista dei Nar Gilberto Cavallini. Avrebbe fatto parte, con Giusta Fioravanti, Francesca Mambro e Luigi Ciavardini, del commando che mise la bomba: 85 morti e 200 feriti

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MASSIMO NUMA

Il 2 agosto 1980, alle ore 10,25, un ordigno a base di un esplosivo militare T4 e tritolo esplose nella sala d'aspetto di seconda classe della stazione di Bologna. Distrutte le sale d'aspetto di prima e seconda classe dove si trovavano gli uffici della Ristorazione Cigar e 30 metri di pensilina, investendo anche il treno Ancona-Chiasso in sosta al primo binario. Ci furono 85 morti e oltre 200 feriti. L’esplosivo pesava tra i 20 e i 25 chili, era contenuto in una valigia e fu innescato pochi minuti prima dello scoppio. 

Per la strage di Bologna, sono stati condannati, con sentenza passata in giudicato, Giusta Fioravanti, la sua compagna Francesca Mambro e Luigi Ciavardini, condannato a 30 anni di carcere per il ruolo di complice ma non si esecutore dell’attentato. L'11 aprile 2007, la seconda sezione penale della Suprema Corte aveva confermando la sentenza della sezione minori della Corte d'appello di Bologna e la relativa condanna a 30 anni di reclusione per la strage di Bologna. Il 23 marzo del 2009 Ciavardini è in stato di semilibertà.

E’ CAVALLINI IL QUARTO UOMO?

Dopo 39 anni il cerchio s’è finalmente chiuso su un altro componente del nucleo di attentatori e complici, per ora ancora presunto, il cosiddetto quarto uomo. E’ Gilberto Cavallini, 66enne, veneto, ex terrorista dei Nar, pluri-assassino e killer del giudice Amato. Nel corso delle indagini furono scoperti, scrive la Cassazione “indizi univoci e concordanti” sulla sua partecipazione alla fase esecutiva dell’attentato. Nel processo in corso in questi giorni a Bologna, Cavallini si dichiara innocente ed è comparso per la prima volta in aula, nascondendosi il volto con la giacca.

IL MISTERO DEL NUMERO TELEFONICO 342111

Al centro anche il suo eventuale ruolo nei servizi segreti deviati. In una delle sue gente sequestrate nel corso dei decenni, il 12 settembre 1983, compare un numero di telefono, 342111 seguito dai numeri 2491. Forse un centralino e di un numero interno. Non dovrebbe essere così difficile accertare se quel numero apparteneva, negli Anni ’80, a un ufficio statale, in particolare una linea che collegava un ufficio locale a Forte Braschi, dove c’erano le sedi dell’Intelligence. Il numero 342111, accertarono i carabinieri, è “linea prova e lavoro Sip – Mi -(Riservato)”, attiva dal 15 novembre 1975. A Milano l’area coperta dalle prime tre cifre comprendeva anche via Mantegna. Nel 1998, fu scoperto che una dipendente della Sip, L. P. aveva lavorato in una sottostazione Sip di via Mantegna, addetta a un ufficio Nato legata in qualche modo ad Adalberto T., operatore dell’ufficio “Anello”, che supervisionava in allora le attività più segrete e riservate di natura militare. Se così fosse, perché il presunto quarto uomo della strage di Bologna, aveva rubricato proprio quel numero? L’unico che può dare una spiegazione, magari rassicurante, è appunto Cavallini, visto che Sip, ora Telecom, non ha mai dato una risposta vera e credibile.

I GIUDICI: “INDIZI UNIVOCI E CONCORDANTI”

Cavallini è stato rinviato a giudizio, 39 anni dopo, perché aveva, anzi avrebbe, ospitato nella sua casa di Villorba a Treviso, Fioravanti, Mambro e Ciavardini, la sera e la notte prima dell’attentato, il 1 agosto 1980. Sempre lui avrebbe curato la parte logistica, recuperando due auto rubate, una Opel Kadett bianca e una Bmw grigio-scuro, per accompagnare, la mattina stessa, da Villorba a Bologna, i tre terroristi. A Fioravanti avevano dato una patente intestata ad Amedeo De Francisci, arrestato pochi giorni a Roma e dunque inutilizzabile. Sia lui che Mambro avevano chiesto a Ciavardini e Cavallini documenti “puliti” per compiere l’attentato. Perché uccidere tante persone innocenti? Semplice. L’attentato avrebbe avuto una così grane risonanza sui media, anche internazionali, da dare un "forte impulso" alla lotta armata scardinando gli equilibri politici in Italia, già messi a dura prova dal sequestro Moro.

LA PATENTE DI CAGGIULA-FIORAVANTI 

E Fioravanti ebbe così un documento intestato a “Flavio Caggiula”. Cavallini è detenuto nel carcere di Terni, in regime di semilibertà, dopo la condanna definitiva nel 1995 per banda armata. Scrivono i giudici nel rinvio a giudizio: “Ha avuto un ruolo di collegamento all’interno della galassia eversiva formatasi sul finire degli anni Settanta, anche in ragione della maggior esperienza criminale dovuta alla differenza d’età con gli altri coimputati”. Ciavardini, per esempio, allora era ancora minorenne. Era “stabilmente” in contatto con uno de leader di Ordine Nuovo, Massimiliano Fachini, con Carlo Digilio, unico condannato della strage di piazza Fontana, che si vantava di essere un agente segreto con il nome Erodoto, ereditato dal padre ufficiale dell’Esercito ai tempi di Gladio. 

“DOPO UCCIDIAMO IL GIUDICE STIZ”

L’obiettivo dopo la strage era quello di uccidere, come Amato, il giudice Giancarlo Stiz di Treviso, “nemico giurato” di Cavallini e uno dei pochi magistrati di allora ad avere imboccato tra i primi la pista dell’estrema destra per gli attentati di Milano e Roma del ’69. Luigi Vettore Presilio, aveva rivelato agli investigatori che “gli avevano proposto di partecipare all’attentato al giudice Stiz, preceduto da un attentato di eccezionale gravità che avrebbe ‘riempito le pagine dei giornali’ nella prima settimana di agosto”.

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