Terroristi di buona famiglia

| Due degli attentatori della strage in Sri Lanka erano figli di un magnate delle spezie: una rivelazione che ha scosso la comunità musulmana e che preoccupa le autorità, che parlano di nuova veste del terrorismo islamico

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Otto dei nove attentatori che il giorno di Pasqua hanno seminato morte e distruzione in Sri Lanka, sarebbero stati individuati dalla polizia grazie anche alla collaborazione dell’FBI americana. Sette uomini che si sono fatti esplodere davanti a quattro alberghi e tre chiese, e una donna che avrebbe invece scelto una non meglio precisata abitazione privata, per un totale aggiornato di 359 morti e diverse centinaia di feriti.

Fra i kamikaze ci sarebbero i nomi di due fratelli, Imsath Ahmed Ibrahim e Ilham Ahmed Ibrahim, figli di un noto e ricchissimo commerciante di spezie, Mohamed Ibrahim, fondatore della “Colombo Ishana Exports”.

Mohamed Ibrahim è stato arrestato in seguito agli attacchi, e anche se le autorità al momento non hanno annunciato alcuna accusa nei suoi confronti, la polizia lo sta trattenendo insieme al resto della sua famiglia per il sospetto di favoreggiamento e complicità negli attentati.

L’identità dei suoi figli è stata riportata per la prima volta dal notiziario indiano “Firstpost”, citando fonti di intelligence, e il ministro della Difesa dello Sri Lanka, Ruwan Wijewardene, in una conferenza stampa tenutasi mercoledì scorso ha riferito che i responsabili degli attacchi erano per lo più persone istruite, provenienti da famiglie dell’alta borghesia e finanziariamente indipendenti: “Si tratta di un segnale molto preoccupante”. Secondo i media locali, gli Ibrahim sono una delle famiglie musulmane più ricche della capitale, con forti legami nell’élite economica e politica del paese.

Fonti di sicurezza britanniche hanno identificato un altro attentatore come Abdul Lathief Jameel Mohamed, studente nel sud-est dell’Inghilterra per un anno, dal 2006 al 2007, per poi completare gli studi post-laurea in Australia prima di tornare in Sri Lanka.

Shiral Lakthilaka, consigliere presidenziale dello Sri Lanka, ha identificato come Inshan Seelavan uno degli uomini che si è fatto saltare in aria all’Hotel Shangri-La, descritto come la probabile “mente degli attacchi”. Altri funzionari hanno citato invece Zahran Hashim, un estremista e predicatore islamista radicale, altra figura chiave degli attacchi: era stato segnalato all’intelligence indiana circa tre anni fa.

In uno dei video diffusi su YouTube, Hashim lancia frasi farneticanti in cui afferma che chi rifiuta di convertirsi all’Islam merita la morte “secondo la legge della Sharia”. Pare che le autorità non abbiano dato seguito alle segnalazioni, prendendo poco sul serio le dichiarazioni di Hashim. “Come comunità sia siamo imbarazzati per non essere riusciti a monitorare ciò che stava accadendo nel cortile di casa nostra. La maggior parte di questi giovani si sono radicalizzati online e questo è ciò che ci preoccupa di più, perché significa una nuova e preoccupante fase del terrorismo islamico”.

 “L’11 febbraio scorso ho inviato dei video all’intelligence citando questo tizio – ha dichiarato il presidente della moschea di Dewatagaha –non ci saremmo mai aspettati che questo ragazzo avrebbe fatto qualcosa di così estremo, ma in realtà stava facendo il lavaggio del cervello a gente che lo seguiva in rete”.

Sei agenzie di intelligence straniere e l’Interpol supportano la polizia locale: diverse finora le irruzioni in case avvenute in tutto il paese e più di 70 sospetti presi in custodia per sospetto terrorismo, cospirazione e favoreggiamento. Degli arrestati, quattro sono donne e tutti sono di religione musulmana. Mercoledì sera sono state arrestate altre 16 persone e sequestrate armi da fuoco e walkie-talkie in diversi luoghi, la maggior parte dei quali a poca distanza dalla capitale Colombo.

Mentre la polizia continua a indagare su come un gruppo terroristico poco conosciuto e male organizzato è riuscito a portare a termine una serie coordinata di attacchi, è arrivata la conferma che un’esplosione di qualche settimana fa nella zona a maggioranza musulmana di Kathankudi, era una sorta di test condotto dai terroristi.

Il premier Ranil Wickremesinghe ha annunciato che lo stato di allerta rimane in vigore in tutto il Paese: si temono nuovi attacchi di cellule terroristiche ancora in circolazione.

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