Uccidere come in un videogame

| È successo ancora una volta ad Halle, in Germania: un attentatore ha scelto di riprendere e divulgare le fasi del tentato massacro, utilizzando il linguaggio tipico dei videogames

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Sta diventando una scena drammaticamente familiare: un uomo armato che decide di scatenare il terrore filando tutto con una telecamera montata sulla testa. Come in un videogioco sparatutto vissuto in prima persona.

Il parallelo tra l’attacco a una sinagoga di Halle e altre recenti sparatorie indicano una tendenza sempre più ampia: la “gamification” del terrore. Lo spostamento verso la spettacolarizzazione degli attentati terroristici, per fare più vittime di quelle che restano a terra.

Secondo il parere di alcuni analisti, le atrocità di Christchurch, Poway, El Paso e Baerum, in Norvegia, dipingono un quadro di una rete terroristica in crescita con radici in un cultura che circola sul web

“Ci sono molti tratti comuni: tutti i killer sembrano essere influenzati dalla violenza dell’estrema destra, spesso sono “incel”, celibati involontari, e trovano spazio nei forum come 8Chan e 4Chan. Ottenere il riconoscimento e il plauso di utenti del forum che la pensano allo stesso modo sembra essere un motivo appagante”, suggerisce Jacob Aasland Ravndal, docente del Center for Research on Extremism dell’Università di Oslo. “Tutto questo suggerisce che non è soltanto frutto di un’ideologia contorta, ma anche il risultato di continui insuccessi e relazioni sociali fallimentari. È questo l’unico modo per capire il fenomeno che fa da terreno fertile a questi attacchi”.

L’attentatore di Halle ha trasmesso il suo assalto in diretta su “Twitch”, una piattaforma di proprietà di Amazon che viene utilizzata principalmente per lo streaming di videogiochi: la diretta del tentativo di massacro è stata vista da circa 2.200 persone nei 30 minuti prima che il video fosse eliminato, ma sono molti coloro che lo hanno condiviso sui servizi di messaggistica online. “Twitch ha una politica di tolleranza zero contro l’odio, e qualsiasi atto di violenza viene preso estremamente sul serio”, ha commentato l’azienda.

L’attentatore di Halle ha scelto di parlare in inglese, presentandosi come “Anon” e si è definito un negazionista dell’Olocausto. Ha accusato il femminismo per i bassi indici di natalità in Occidente, fenomeno che ha attribuito all’immigrazione di massa, aggiungendo che “gli ebrei” erano la vera radice di questi problemi. Un manifesto che circola online, e si ritiene collegato all’aggressore, delinea i suoi “obiettivi” e fa riferimento a “punteggi”, accennando al linguaggio usato dai videogamer.

Secondo i ricercatori specializzati nell’estremismo di estrema destra e nei fenomeni di radicalizzazione, l’obiettivo di questo tipo di retorica è quello di giocare su punti di riferimento culturali molto semplici e e diffusi, per incoraggiare i giovani alienati a compiere attacchi per spirito di emulazione. Ma c’è di peggio, perché chi promuove questa strategia non fa parte di cellula, gruppi o organizzazioni, ma sono persone integrati finite in un sottobosco ai margini della società in cui ci si ispira e istruisce a vicenda.

Il modo in cui l’attacco è stato condotto e annunciato su forum come 4chan sembra suggerire che l’attentatore di Halle sia rimasto affascinato del 28enne australiano Brenton Tarrant, che nel marzo scorso ha fatto una strage in due moschee di Christchurch, in Nuova Zelanda. Nel suo manifesto nazionalista bianco di 87 pagine, anche il killer neozelandese ha fatto riferimento al suo desiderio di “raggiungere il suo punteggio più alto”, ovvero  uccidere quante più persone possibile.

“Il video stesso è chiaramente ispirato all’aggressore di Christchurch”, assicura Jacob Davey, ricercatore dell’Institute for Strategic Dialogue, un’organizzazione con sede nel Regno Unito.

All’indomani della sparatoria di Halle, diversi siti sono stati inondati da confronti fra l’attracco di Halle e quello in Nuova Zelanda: numerosi messaggi agghiaccianti e anonimi criticavano il killer di Halle per aver fallito, facendo poche vittime.

“Anche chi critica le azioni degli assalitori mostra come questi attacchi sono diventati simili ai videogiochi: critiche verso punteggi non abbastanza alti. È il modo in cui queste persone pensano, e questo genere di attacchi vanno analizzati e sezionati come fossero un videogioco”.

Lo stesso manto estremista è stato adottato dagli attentatori alla sinagoga di Poway, California, e nel Walmart di El Paso, in Texas. Entrambi, prima di entrare in azione, hanno pubblicato manifesti nazionalisti e anti-immigranti: il killer di Poway, in particolare, avrebbe cercato di pubblicare il suo attacco su Facebook, ma non è riuscito.

Secondo Davey, co-autore di un rapporto sull’ideologia di estrema destra che ha ispirato l’assassino delle moschee di Christchurch, questi attacchi sono pensati per un pubblico online di nicchia e incoraggiare una guerra razziale.

Il suo rapporto, ha svelato che le reti di estrema destra stanno spingendo sempre più concetti come le teorie cospirative secondo cui i bianchi rischiano di essere spazzati da immigrazione e violenza.

Valerio Mazzoni, analista della società di consulenza italiana IFI Advisory, ha lanciato un nuovo progetto per tracciare e monitorare l’estremismo online, e indica proprio il linguaggio dell’aggressore di Halle come prova. “Nonostante la nazionalità tedesca, l’attentatore di Halle ha parlato in inglese con l’obiettivo di internazionalizzare la causa”. Il manifesto, anche quello scritto in inglese, è stato condiviso nelle chat di estrema destra il giorno dell’attacco,  e da lì si è diffuso a vari gruppi di estremisti.

“Fanno parte di una nuova generazione di esperti di internet più capaci e meglio attrezzati per coltivare una controcultura estremamente violenta”.

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